How to get away with Murder

How To Get Away With A Murder: il flashfoward ci svela qualcosa in più che non ci aspettavamo, recensione episodio 4.02

Il giovedì scandisce come un orologio svizzero il nostro livello basic d’ansia settimanale, ed una ancora dignitosissima e giunonica Annalise di copertina ci prospetta che, per quanto sia lei stessa la prima a volerci credere, in How To Get Away With a Murder i guai sono tutt’altro che finiti.

Annalise è pronta a ricominciare con il lavoro, è pronta a partecipare attivamente alle sedute, è pronta a non bere, è pronta a smettere di essere per gli altri come quel cancro che lentamente si insinua e fa marcire tutto, da dentro. Sarà anche l’ennesimo tentativo di aggiornarsi ad una versione migliore di sé stessa, ma questa volta la molteplicità di sforzi che compie ci fa, nel segreto di un cuore che nemmeno lo sa, sperare che sia realmente l’occasione giusta per cambiare. Annalise è pronta persino a fare del bene, che se in questa vita siamo responsabili per il male che compiamo, lo siamo anche del bene che non riusciamo a fare, e lo fa aiutando completamente pro bono la sua ex compagna di cella, il cui personaggio nasce come una bulla senza freni inibitori e si scopre essere una delle tante vittime di una società negligente e di una famiglia lassista.

Questo episodio di How To Get Away With a Murder si snoda solo superficialmente in due direzioni completamente opposte: da un lato il binario su cui viaggia l’Annalise sobria, dall’altro quello del treno senza ritorno di tutti gli altri componenti della squad, ormai liberi di poter trovare il proprio posto nel mondo. Eppure, se i fotogrammi ci mostrano percorsi di vita che non consentono nient’altro che fugaci ed insoddisfacenti incontri-scontri tra i ragazzi e la loro nemesi, scavando con pignoleria troveremo sotto la superficie tutta la fallacia di un’affermazione è più e più volte ripetuta da Annalise, ma non per questo del tutto inconsistente: “tutti stanno meglio senza di me.” Nonostante l’impegno da parte dei ragazzi di autoconvincersi di poter gestire una vita in cui non ci sia Annalise, il suo marchio è ormai impresso fin troppo sotto la pelle per poter essere rimosso, pur volendolo. La negatività pura emanata dalla persona di Annalise era, tuttavia, controbilanciata dall’aver preso su di sè sin da subito il ruolo di guida materna che, nel corso delle grandi tempeste della vita, ha sempre offerto riparo a chiunque ne avesse bisogno.

I ragazzi non solo continuano a risentire dell’effetto che il sodalizio con Annalise ha scatenato nella vita di ciascuno di loro, dalla depressione alla rabbia repressa, dalle crisi esistenziali all’aggressività passiva, ma anche da un punto di vista pratico si ritrovano impossibilitati a slegarsi da quella figura professionale che da sempre ha fatto scalpore, per i suoi successi lavorativi e per i fallimenti personali, tant’è vero che di tutti quanti l’unica a riuscire a sfondare nel mondo del lavoro a seguito di una serie di colloqui è Michaela, mentre gli altri, chi demotivato, chi completamente disinteressato e chi incapace di capire da dove poter partire, sembrano destinati, almeno per ora, ad un limbo di staticità.

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Asher, Michaela, Laurel e Connor non sono, tuttavia, i soli a pagare il prezzo dell’imprinting con Annalise: Bonnie vive una vita esclusivamente volta ad indispettire una persona che riesce con estrema compostezza a non cadere sotto i colpi delle sue spregiudicate provocazioni, accettando lavori che non vuole solo per insospettirla, bevendo bicchieri di alchool fino a crollare solo per il gusto di poter fare qualcosa che Annalise vorrebbe e non può, seducendo velatamente ex-compagni che come lei vivono una dipendenza patologica. Ma al vertice di una testarda e spaventosa morbosità, ancora lui, Frank, il maniaco del controllo incapace di lasciar andare, e che nemmeno lontanamente prova a farlo. La sua figura, che interagisce a sprazzi e mozzichi al più con Bonnie, aleggia nella vita di Annalise ed in quella di Laurel come un deus ex-machina che non aspetta altro di poter entrare in gioco e tirare acqua al suo mulino per l’agognata riconciliazione.

How To Get Away With a Murder

Alla fine di questa puntata di How To Get Away With a Murder un altro tassello si ricompone, un altro piccolo assaggio c’è dato di gustare e che dice molto più di quanto la chiusura della season premiere ci aveva lasciato intendere; quello che a noi spetta è semplicemente ipotizzare la disposizione finale del puzzle. Una cosa è certa: se Wes ha rappresentato il fulcro vivo della stagione precedente di How To Get Away With a Murder, il passaggio del testimone sembra essere stato fatto direttamente da lui a Laurel, scelta anche piuttosto ovvia e scontata, dato che in grembo porta il suo retaggio, ed almeno la prima parte sarà incentrata sulla celata faida familiare con il padre. Aspettiamo di capire dove, come e perché tutti gli altri prenderanno parte a questa nuova partita.

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