Cinema

Hold the Dark: la recensione del film Netflix con Jeffrey Wright e Alexander Skarsgard

Hold the Dark
IMDb

Titolo: Hold the Dark

Genere: thriller

Anno: 2018

Durata: 2h 05m

Regia: Jeremy Saulnier

Sceneggiatura: Malcom Blair, William Giraldi

Cast principale: Jeffrey Wright, Alexander Skarsgard, Riley Keough

Sarebbe corretto iniziare una recensione di Hold the Dark citando il famoso “homo homini lupus est” di Hobbes? O sarebbe solo forse un richiamo spontaneo quanto involontario dettato dalla ripetuta presenza di lupi e di maschere da lupo nel film Netflix con Jeffrey Wright e Alexander Skarsgard? Paradossalmente, si potrebbe rispondere si ad entrambe le domande cadendo in una contraddizione tanto palesemente evidente quanto sottilmente apparente. Perché l’uomo è un lupo per gli altri uomini nella pellicola diretta da Jeremy Saulnier, ma non solo per quel lato feroce a cui faceva riferimento il filosofo inglese.

Hold the Dark

La violenza del branco per il branco

Contattato da Medora Slone (Riley Keough), una madre tanto giovane quanto enigmatica, dopo l’improvvisa scomparsa del figlio, lo scrittore ed esperto di lupi Russell Core (Jeffrey Wright) arriva in uno sperduto villaggio dell’Alaska più remota per offrire il suo aiuto a ritrovare il ragazzino nella speranza che non sia stato divorato dal minaccioso branco che si aggira nei boschi intorno al paese isolato. Ma ci metterà molto poco a scoprire che i solitamente pericolosi animali sono innocenti perché completamente diversa è la causa di quel che è successo. Ma davvero c’entrano poco? O non ha forse ragione la vecchia del villaggio che ciancia di antiche maledizioni e demoni in forma di lupo?

Quello che Russell capirà è che, in realtà, ad un branco di lupi sono piuttosto simili proprio gli abitanti del villaggio in Hold the Dark. Una comunità che vive il dramma della scomparsa di troppi figli e che si va spopolando perché abbandonata ad un inverno perenne e una povertà costante da quell’America distante che appare solo ogni tanto con le auto di una polizia che non capisce cosa sta succedendo e le parole di uno sceriffo che vorrebbe rompere quel massiccio muro di ostile incomunicabilità senza però sapere quali parole o armi usare.

Un ristretto numero di sopravvissuti che non hanno bisogno di parlare per intendersi e che spontaneamente si stringono intorno alla missione animalesca di cui si incarica Vernon Slone (Alexander Skarsgard). Reduce dall’Iraq dove ha fatto mostra di un senso profondo di giustizia coniugato ad una ferocia naturale, Vernon è il lupo alpha che incarna la violenza del branco e la sublima in una sequela inarrestabile di morte e sangue.

Un sangue versato non per piacere, ma per raggiungere uno scopo ben preciso che altro non è che il rispetto delle leggi del branco. Ciò che conta non è la legge degli uomini, della società civile, di quei poliziotti che promettono la loro giustizia, ma quella che Vernon e il suo fedele Chan hanno deciso di amministrare. Una legge che può contemplare anche il perdono e che va fatta rispettare a chiunque non potrebbe comprenderla. Come difficile è accettare il finale inatteso di questo Hold the Dark.

Hold the Dark

L’impossibilità di capire

Perché la verità è che, in Hold the Dark, il bianco abbagliante dei paesaggi incantevoli è una luce ingannevole che confonde e nasconde invece di spiegare e mostrare. È per questo che Russell è costretto a seguire gli eventi che si seguono precipitosi senza riuscire mai a coglierne il senso profondo. A sentirsi come chi è arrivato sempre un attimo dopo quando tutto è stato già detto e fatto e non è rimasto nessuno a cui chiedere o che voglia chiarire quel che è successo. A sfruttare la sua intelligenza per rincorrere qualcosa che sfugge sempre e che non si lascia incasellare nelle umane categorie del giusto e del sbagliato. Semplicemente perché Russell non fa parte del branco.

E del branco non fa parte neanche il volenteroso sceriffo che tenacemente tenta di tenere aperta una porta attraverso cui entrare in un luogo comune dove i due mondi possano incontrarsi e comprendersi. Un tentativo che annegherà in un diluvio di proiettili che falciano uomini e speranze, innocenti e colpevoli, senza distinzione e senza alcuna vera ragione scatenante se non la fedeltà del lupo beta che aiuta il suo capobranco fino a sacrificare anche sé stesso. Per sbattere quella porta in faccia a chi aveva provato ad aprirla e che dovrà invece pagare il prezzo di doverla richiudere.

Hold the Dark è, in fondo, quindi un film venato da un senso di ineluttabile sconfitta perché a perdere non sono tanto i protagonisti quanto piuttosto l’idea stessa che sia sempre possibile trovare un modo di far coesistere mondi diversi quando invece bisogna rassegnarsi ad accettare di mantenere il buio della divisione tra due comunità che non sapranno mai trovare il modo di comunicare tra di loro.

Hold the Dark

Sapere cosa dire ma non come

Hold the Dark non è, quindi, un film privo di contenuti, ma ha il problema capitale che questi argomenti sono troppo annegati in una lungaggine che rende difficile coglierli a pieno. La regia di Jeremy Saulnier ama muoversi nei contrasti tra il buio delle anime e la luce dei luoghi, ma a tratti sembra compiacersi di questi giochi dilungandosi in scene e silenzi che non riescono a coinvolgere. Problema simile affligge la sceneggiatura di Malcom Blair che ha il difetto di risultare ridondante mostrando più volte lo stesso schema comportamentale che finisce per appesantire lo scorrere del film. Ne risulta una opera che si muove a scatti tra esplosioni di violenza che ravvivano il film e lunghe fase di stasi che rallentano senza però offrire allo spettatore il modo di comprendere il senso di quel che sta guardando.

Hold the Dark è, tuttavia, impreziosito dalle performance attoriali di un cast che si trova a suo agio con i personaggi assegnatigli. Compito dopotutto facile per Jeffrey Wright il cui Russell ha in comune con il Bernard di Westworld lo stesso spaesamento confuso di chi è abituato a capire tutto grazie alla sua intelligenza e si trova invece a scoprire quanto poco questo possa aiutarlo in eventi che non seguono quella logica di cui lui è esperto (che sia quella degli host della serie tv o dei lupi di Hold the Dark). Colpisce maggiormente la prestazione di Alexander Skarsgard che restituisce efficacemente la glaciale determinazione di Vernon. Una prova sapiente costruita su silenzi inquietanti e gesti sempre pacati che rendono pienamente la naturalezza della violenza che rappresenta l’essenza del suo personaggio.

Hold the Dark è dopotutto una occasione mancata. Un film che aveva qualcosa da raccontare, ma che alla fine è un racconto non detto.

Hold the Dark – la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3

Riassunto

Una occasione mancata nonostante spunti interessanti e un cast convincente

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