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Never Ending Man – Hayao Miyazaki: Recensione del documentario al LuccaCG17

hayao miyazaki

Titolo: Never Ending Man – Hayao Miyazaki

Genere: Documentario

Durata: 70 min.

Regia: Kaku Arakawa

Come puoi raccontare una leggenda? Non una di quelle relegate ai libri per bambini o ragazzi ma una di quelle che ha fatto, con i suoi lavori e capolavori, la storia del cinema d’animazione? La leggenda di un uomo in carne e ossa i cui lavori, tuttavia, hanno sfidato i confini della realtà e della finzione, sperimentando quello che altri avevano solo osato immaginare fino ad allora.

Hayao Miyazaki è quella leggenda dell’animazione che si tende ad immaginare come intramontabile. Un uomo che ha disegnato i grandi personaggi dell’animazione e li ha resi idoli internazionali, meritevoli di molto più che un elogio. Di un Oscar, addirittura, arrivato con La Città incantata  nel 2001. Ma come ogni leggenda, come ogni storia, anche quella del grande animatore giapponese è vicina alla parola fine. Il documentario realizzato da Nexo e Dynit esplora proprio quel capitolo conclusivo del grande animatore.

Hayao Miyazaki, il progresso e la lotta con la stanchezza dell’età

hayao miyazaki drawing

Come sappiamo il maestro Miyazaki ha sempre lavorato con i disegni a mano. I suoi cartoni animati non hanno soltanto personaggi immaginari che stuzzicano la fantasia dello spettatore ma, prima di tutto, hanno la magia di un realismo straordinario. Con il documentario di Kaku Arakawa ci rendiamo conto della straordinaria potenza di quel realismo, inimitabile ora e sempre.

Vediamo prima di tutto un uomo stanco, con il peso delle aspettative e di una lunga tradizione che pesano sulle sue spalle. Un uomo che non vorrebbe arrendersi ma che, a discapito di tutto e tutti, soccombe all’età e alle sue continue esigenze. Ma la fantasia non si perde con l’arrivo dei capelli canuti e, malgrado la sua promessa di ritirarsi, Hayao Miyazaki non riesce a stare lontano prima dal suo blocco da disegno e poi anche dal suo studio, lo studio Ghibli.

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Decide di tornare per un piccolo corto, non un cortometraggio, che pensa di realizzare con l‘aiuto della CGI. Quello che tuttavia scopre è che la computer grafica non sarà mai la mano di un disegnatore e un programma non potrà esplorare fino in fondo le sfumature di una creatura nata dal contatto della matita con un foglio di carta. In poche parole il maestro Hayao Miyazaki si arrende, suo malgrado, all’inevitabilità di ciò che aveva sempre sospettato: la CGI potrà anche essere veloce e progressiva – una cosa con cui tutti dobbiamo fare i conti – ma non vuol dire che possa sostituire una persona. Una persona vivente, pensante e disegnante.

Un documentario dal soggetto straordinario ma tecnicamente carente

Quello che traspare dunque da questi  minuti è il lavoro di Hayao Miyazaki, sempre circondato dai suoi colleghi dello Studio Ghibli ma inevitabilmente solo. Vediamo infatti un maestro, un artigiano, che pian piano vede spegnersi la sua arte. Lo vediamo anche arrendersi all’idea di voler realizzare ancora qualcosa, un ultimo cortometraggio, mentre il suo amico e produttore gli dice, suo malgrado, che non potrà essere realizzato a mano perché, semplicemente, non esistono più i disegnatori. Si sono estinti, come una specie rara. Ma il progetto è lì, non è possibile eliminarlo perché, come dice il maestro Hayao Miyazaki, “meglio spegnersi facendo qualcosa che non facendo nulla.”.

Quello che manca di fare Kaku Arakawa, purtroppo, è rendere il documentario interessante. Il genio di Hayao Miyazaki c’è e si vede ma soltanto perché la sua figura domina lo schermo in maniera così prepotente. L’audio è granuloso mentre le dissolvenze tra un “capitolo” e l’altro potevano essere completamente evitate, rendendo l’intero documentario molto più scorrevole e meno “scolastico”. Si tratta infatti di un lavoro che manca di una forte firma personale. È apatico nel suo montaggio e nella sua regia, evidentemente scarsotta.

Ultimo lavoro di Miyazaki al cinema nel 2019

hayao miyazaki animation

Resta tuttavia da dire che la complessità del personaggio di Hayao Miyazaki non manca assolutamente. Lo vediamo in un ambito personale, spesso perfino troppo, mentre lotta con l’adattamento ad una nuova era di un’arte che sembrava destinata a restare sospesa nel suo presente. Lo vediamo lottare con la CGI e ammettere i suoi vantaggi senza mai abbandonare il disegno a mano – anche sull’animazione finale interviene con una tavoletta grafica.

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L’ultimo capitolo di Hayao Miyazaki, il suo ultimo lavoro, comunque in CGI, uscirà nel 2019. Secondo quanto affermato da lui stesso si tratta di un lavoro che non sarà scontato. Il suo intento è sempre stato e sarà sempre quello di sorprendere lo spettatore, lasciare che le immagini lo appassionino con qualcosa che non ha mai visto. Piuttosto che fare un lavoro fatto male preferirebbe non farlo affatto.

Ma del resto è di Hayao Miyazaki che si parla. Di un uomo che ha detto che avrebbe smesso tante, tantissime volte di disegnare. Un uomo che è sempre tornato alla sua scrivania. Un uomo che ha sempre ripreso la matita in mano, reale o digitale che fosse.

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