Cinema

Guardiani della Galassia: la recensione

C’era una volta uno spregiudicato editore che decise di dare alle stampe una piccola rivista con una breve storia a fumetti di solo otto pagine. Fu un quasi fiasco che attirò, però, l’attenzione di un editore con tanti fondi e poche ma buone idee che decise di rilevare la compagnia del primo e fonderla con la sua. Correva l’anno 1939 e nasceva la Marvel Comics che da lì in avanti avrebbe cambiato il mondo dei fumetti inventando gran parte dei supereroi che tutti oggi conoscono (Captain America, Iron Man, Thor, Hulk, X – Men, Uomo Ragno, i Fantastici Quattro solo per citare i più noti) e guadagnandosi il nome di “Casa delle Idee” come meritato omaggio alla feconda mente degli autori che ne hanno fatto parte. Fedele al suo soprannome, sul finire del primo millennio, è entrata dapprima in punta di piedi e poi con sempre maggiore convinzione nel mondo del cinema con la Marvel Studios (proprietà oggi della onnipresente Disney) portando in dote il bagaglio di personaggi prodotti dalla divisione fumetti, ma soprattutto compiendo una piccola rivoluzione. Non più film su singoli supereroi autoconclusivi e scollegati tra di loro, ma piuttosto episodi diversi di un’unica serie dove i personaggi di ogni pellicola sono parte dello stesso universo e gli eventi narrati si intrecciano per disegnare un’unica storia divisa in più capitoli.

GuardianiDellaGalassiaGrootRocketBasta andare a verificare gli incassi per capire quanto l’idea di creare quello oggi noto come “Marvel Cinematic Universe” sia stata innegabilmente vincente. Forte di questo milionario successo, la Marvel ha potuto permettersi una scommessa apparentemente azzardata. Dedicare l’ennesimo blockbuster non più ad uno dei suoi personaggi più universalmente noti, ma ad un gruppo quasi sconosciuto (poiché non tutti al mondo sono nerd esperti di tutti gli angoli più remoti dello sconfinato universo Marvel) e composto da membri quantomeno improbabili (perché chi penserebbe mai ad un procione parlante ed un arrendevole albero umanoide come supereroi ?). Il rischio quasi ovvio era che non bastasse una campagna promozionale adeguata a garantire il successo necessario a ripagare almeno l’oneroso investimento. La realtà è che ormai basta molto meno (che è poi un molto più). Basta che ci sia il logo Marvel e il successo non è solo garantito, ma oltre le più rosee aspettative. “Guardiani della Galassia” ha incassato già più di settecento milioni di dollari, ma soprattutto ha dimostrato che ormai il pubblico ha una fiducia totale nella Casa delle Idee. Ma questo film è anche la prova più che convincente che la Marvel sa ormai gestire il proprio immenso capitale di storie dosando con la stessa accuratezza di un composto galenico pochi ingredienti (azione, fantascienza, comicità, sentimenti) per adattarli alle caratteristiche dei personaggi a cui è dedicato il blockbuster di turno.

GuardianiDellaGalassiaAllPerché i guardiani del titolo all’inizio sono un ladro playboy dalla battuta sempre pronta e la moralità discutibile, un’assassina pentita che deve preoccuparsi di quanto lunga è la lista di chi vorrebbe ucciderla, un procione geneticamente modificato che fa il cacciatore di taglie quando non è impegnato a evadere da prigione in compagnia del suo amico albero umanoide e un imponente semiumano che fa della violenza e della vendetta la sua unica ragione di vita. Mettere in un’unica improbabile squadra Peter Quill alias Starlord, Gamora, Rocket, Groot e Drax significa scommettere su un gruppo che nulla ha a che fare con l’iconografia classica del supereroe. Soprattutto perché durante il film arriva l’inevitabile redenzione con i criminali egoisti che diventano eroi altruisti, ma nessuno di loro perde i suoi difetti reclamandoli invece con orgoglio fino alla fine e lasciando intendere che alla vecchia vita non rinunceranno.

GuardianiDellaGalassiaGamoraQuillCon simili personaggi privi di qualunque accenno di un serio tormento interiore (perché anche i problemi personali tornano a galla solo per brevi attimi subito cancellati) non era certamente possibile creare un film che si ispirasse a quella che è un po’ il leit motiv dei moderni cinecomics (“da grandi poteri grandi responsabilità” per dirla con Spiderman). Consapevoli di ciò, il regista James Gunn e gli autori decidono di impostare la pellicola su un tono scherzoso che sottolinea come né i Guardiani durante il film né chi il film ha scritto intendono prendersi troppo sul serio, anzi. Che questa sia l’intenzione è chiarito fin dai primi minuti dove, dopo un breve opening intriso di tristezza, ritroviamo Peter Quill (un ottimo Chris Pratt) in missione su un pianeta deserto mentre, invece che muoversi con una cautela carica di tensione, inizia a ballare sulle note di una delle tante musiche anni Settanta che fanno da colonna sonora. Una scelta caciarona che alleggerisce e rinfresca le due ore del film con scene cariche di ironia e divertimento. Così ogni duello potenzialmente pericoloso diventa occasione di uno scambio di battute che strappano un facile sorriso. Il gigante Drax i cui muscoli scolpiti (eredità del recente passato da wrestler di Dave Bautista) e il cui sguardo accigliato lascerebbero pensare ad un personaggio violento e silenzioso parla come un forbito dizionario ed è incapace di capire le metafore scherzose di Quill e Rocket finendo per generare simpatici equivoci. Groot è tanto potente e dalle mille risorse quanto limitato nell’eloquio (solo tre parole e solo in quell’ordine), ma la sua impressionante forza si anima di una rabbia improvvisa per sciogliersi un attimo dopo in un bambinesco sorriso. Il procione Rocket è un concentrato di cinismo e passione per le armi che deliziosamente capovolgono l’immagine classica da docile cucciolo. Anche le confessioni personali dei protagonisti sono momenti riflessivi subito sminuiti da un’immediata parodia di sé stessi (come quando Drax confessa il proprio dolore ricevendo come risposta la sua imitazione scocciata da parte di Rocket). Bandito anche ogni romanticismo nonostante la presenza del playboy Quill e della sexy Gamora (una sempre affascinante Zoe Saldana) fornirebbe un facile spunto per una storia d’amore tra le stelle. E, invece, ci pensano la diffidenza di Gamora o l’egocentrismo di Quill a sciogliere ogni tensione amorosa in un ennesimo sketch. Tutto sacrificato sull’altare di un tono leggero e canzonatorio che permette allo spettatore di non annoiarsi mai e di tenere, invece, un sorriso attento costantemente dipinto in viso.

GuardianiDellaGalassiaDrax“Guardiani della Galassia” è anche più di questo giocattolo fracassone. È un film di fantascienza dove tutto funziona con il giusto ritmo, dove gli effetti speciali e il 3D sono messi ottimamente al servizio della storia, dove i combattimenti tra astronavi omaggiano la trilogia originale di “Star wars” rendendola ancora più magnificente grazie alla moderna CGI, dove inattesi eroi fanno le scelte giuste al momento giusto restando sempre credibili, dove non mancano personaggi dall’atteggiamento apparentemente ostile ma pronti a schierarsi dal lato corretto della barricata quando serve. Ed è un meritato regalo della Marvel Studios agli appassionati lettori della Marvel Comics per quanto è infarcito di luoghi, personaggi, citazioni e easter eggs (potete trovarne qui un elenco parziale) all’universo dei fumetti Marvel che gratificano i fan di vecchia data. Ed, ancora, è una simpatica sfida ai cinefili che non possono che apprezzare i riferimenti più o meno espliciti ad altre pellicole del passato (compresa la chicca della guest star nell’immancabile scena post credits).

Inevitabile che sia già stato annunciato un sequel per questo ennesimo successo della Marvel. Quasi ovvio dare un giudizio più che positivo di questo a suo modo insolito cinecomic. Ma, soprattutto, impossibile uscire dal cinema e non ripetere “Io sono Groot”.

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