Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy – Recensione dell’episodio 13.15 – Civil War

Settimana di pausa per i protagonisti di Grey’s, le cui storie riprendono di nuovo dipanandosi sulle ormai troppo conosciute e scontate note della prevedibilità. Di nuovo qualcosa viene messo da parte per lasciare spazio a qualcos’altro che, a sua volta, era stato messo all’angolo per lo stesso identico motivo. Per questo quindicesimo capitolo le malsane sorti dello stand-by sono capitate alla Bailey e alla situazione dei Jolex; sempre molto viva e vivida, invece, la vicenda di Webber e della Minnick. Il titolo dell’episodio ci farebbe presupporre l’arrivo di più movimento, più azione, più caos e dramma, del resto è questo il pane quotidiano di Grey’s Anatomy e noi lo stiamo aspettando sin da troppo. E invece, al contrario, l’episodio naviga sulle acque del mare più calmo che c’è.

Dopo svariatissimi contesti e situazioni in cui Richard si è lamentato con Arizona della sua situazione lavorativa, era immancabile a fine episodio il “colpo di scena” (lo chiamiamo così, ma ce lo aspettavamo così tanto che possiamo sinceramente dire di averla scritta noi quella scena) nel quale la relazione di Arizona con la nemesi di Webber viene involontariamente e finalmente, aggiungerei, a galla, interrompendo le due durante un bacio. Tutto ruota così tremendamente intorno alla questione del posto da capo degli specializzandi che persino una cosa fresca, interessante e possibile fonte di numerosi spunti tematici come la prima relazione seria di Arizona dopo il fallimento con Callie (che non è poco…) perde consistenza, tant’è vero che sono davvero poche le situazioni in cui possiamo dire di assaporare dei genuini “moments” tra le due.

Immaginabile da un miglio di lontananza anche la reazione di Meredith nei confronti di Nathan, che ha mostrato un pugno più fermo e deciso del previsto con Alex relativamente ad una questione medica: senza pensarci due volte, senza nemmeno chiedere spiegazioni, Meredith sguaina la sua spada da paladina e parte alla difesa del suo compagno. Che l’abbandono di terzi e quarti abbia creato un viscerale rapporto tra Meredith ed Alex, era qualcosa di assolutamente naturale; dopo George, Izzie, Cristina, persino Meredith…davvero sono rimasti solo in due, “two of us”, come stesso Mer disse. Parliamo, tuttavia, di una mezza verità. Della vita di Meredith fanno parte altre persone che sicuramente non potranno mai competere con la zavorra emotiva che Meredith ed Alex si portano dietro dalla prima stagione, ma ugualmente, a mio avviso, importanti: da un lato Amelia, la controfigura con la quale tante volte Meredith ha dovuto combattere battaglie di cuore prima di poterla accettare in pieno; dall’altro, Maggie, con la quale smezza l’eredità emotiva di essere figlia di Ellis. Questo è stato comunque un pretesto per tirare fuori dal cilindro del cappellaio la dinamica irrisolta tra Nathan e Meredith: il primo ha definitivamente chiarito le sue posizioni, lanciando una palla infuocata e piena di responsabilità a Meredith. Ora sarà lei a dover decidere quanto vuole investire in questa relazione, ma che sia in maniera definitiva, oppure niente.

Finalmente, dopo una lunga ed agognata attesa, qualcosa inizia a muoversi anche sul fronte Owen e Amelia. Paradossalmente, Owen si ritrova a vivere lo stesso identico drammatico dilemma che visse all’epoca con Cristina, cosa che li ha portati, alla fine, alla separazione: Owen voleva un bambino, Cristina voleva solo la sua carriera. Sarebbe interessante, a mio avviso, mettere in risalto questo aspetto, questa ciclicità, quest’alienante frustrazione che pesa come un macigno per Owen, ed invece si decide per un inquadramento globale, distaccato, apatico, superficiale. I due, semplicemente, non si parlano; li vediamo lontani tra di loro e lontani anche da noi, dalle nostre percezioni. Cosa pensano davvero non lo sappiamo, e per quanto i due cerchino anche in maniera maldestra di parlarsi, guardarsi, sfiorarsi, è ancora il silenzio a regnare sovrano. E’ qualcosa su cui ci si può lavorare insieme, ed Owen lo sa; anzi, è davvero proprio nel suo stile approcciarsi a problematiche del genere in coppia, e mai da soli, ma Amelia chiaramente non è ancora pronta, per cui possiamo semplicemente interrogarci su quanto Owen sarà disposto ad aspettare ulteriormente.

Di particolare interesse, infine, lo strambo quadrato venutosi a creare tra Richard, Jackson, April e Catherine: Catherine è responsabile di aver portato la Minnick al Grey-Sloan, e quindi di aver fatto cadere il lungo regno di Webber (suo marito) come capo degli specializzandi; Jackson, figlio di Catherine, parteggia animatamente per Webber, scegliendo anche la strada più inaspettata e strana, quella della Fondazione Avery di cui lui ne è portavoce; nel frattempo April, ex moglie di Jackson e la persona che per un periodo ha sostituto Meredith come primario di chirurgia generale (abbandonando all’improvviso, così, le fila dello schieramento webberiano) trova una potente alleata in Catherine, la quale potrebbe aprirle numerose porte e portoni lavorativi fin ora anche troppo sbarrati, ed eccoci così di nuovo al vertice di partenza. Insomma, parentele, famiglie, matrimoni, rapporti consanguinei talvolta perdono il più alto dei valori e precipitano, così, ai più bassi vincoli ed ai più bassi impedimenti che impediscono di raggiungere i nostri primari obiettivi: quando di fronte c’è il traguardo da raggiungere, nessuno più frapporsi ad esso, nemmeno un marito od una moglie.

Manterrei un occhio attento su questo. Potrebbe dare i grandi frutti in cui noi tutti speriamo.

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