Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy tra etica, morale e religione – Recensione episodio 14.15

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Benché Grey’s Anatomy non sia ancora arrivato alla chiusura di questa quattordicesima stagione, siamo chiaramente in dirittura d’arrivo, non tanto, appunto, per il numero di episodi già trasmessi in onda (ne mancano ancora 10) quanto per gli sviluppi esili e scialbi di trame che, continuando ad assottigliarsi sempre di più, temono di scomparire. Talvolta la scelta drastica, per personaggi che ovunque li indirizzi sembrano non trovare assolutamente pace, addirittura risulta essere quella di sacrificare la vita stessa del personaggio: sì, parliamo delle chiacchieratissime voci sulla combo d’abbandono April-Arizona. A conti fatti, in pratica, ci rimangono Meredith che non troverà mai più un altro amore, Richard che è ormai solo un jolly da pescare in caso di necessità, la Bailey che, una volta ottenuto il posto da primario, è stata interamente rivestita da un’alone di staticità ed i Jolex che dopo la storia di Paul mi sembrano pure loro barcollare tra l’inutilità e la frustrazione. E’ questo che ci meritiamo da Grey’s Anatomy? Decisamente no.

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Per dare un vaghissimo senso di unità, l’episodio procede affrontando tematiche molto complicate, come la religione, l’etica, la moralità, che però, a mio avviso, vengono trattate in maniera approssimativa e del tutto disinteressata. Prima fa tutte, la crisi di fede di April, che si dà all’alchool e al sesso sfrenato perché non riesce a fare i conti con la morte della moglie di Matthew, avvenuta, in teoria, per una sua poca accuratezza a seguito della nascita della bambina. Poco c’è da dire riguardo questa situazione perché non è la prima volta che April cade in un disastroso vortice autolesionistico; se ne è parlato illo tempore quando perse la verginità prima di essere sposata, oppure quando fallì i test per accedere al quinto anno. Insomma, un po’ di roba trita e ritrita pescata a caso dal cappello magico, forse esclusivamente per dare al personaggio una via d’uscita comoda e giustificata. Fatto sta che ingiustificato e completamente sbalorditivo è il disinteresse di Jackson per lei. Fa strano, a dirla tutta, specialmente dopo quel meraviglioso episodio Japrilcentrico che a noi è sembrato il punto di partenza per un nuovo inizio, ma che a quanto pare, dall’altro lato dello schermo, segnava al contrario una chiusura completa della relazione.

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Una scena dell’episodio 15 della quattordicesima stagione di Grey’s Anatomy

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Da Jackson, comunque, possiamo aspettarci un interesse di grado pari a 0 perché ultimamente sembra decisamente preso da ben altro. La relazione con Maggie, che grazie a Dio ha proceduto in queste ultime due stagioni a passo di lumaca, sembra aver raggiunto l’apice della svolta epocale con il bacio a fine episodio scorso. Tralasciando volutamente l’insulsa attrazione tra i due stereotipi umani completamente opposti, da un lato la secchiona sfigata e dall’altro il belloccio della situazione, io mi soffermerei sul grado di parentela che li lega. Non dimentichiamo, infatti, che i due sono fratellastri. Mi meraviglia il fatto che la pseudo relazione abbia potuto suscitare un po’ di movimento e scalpore solo all’inizio, quando in pratica si trattava esclusivamente di inspiegabile alchimia, mentre ora passi inosservata come qualcosa di naturale.

Mi sono volutamente lasciata per ultima la questione del brevetto della Cerone. Penso sia chiaro a tutti che la storia è molto, molto forzata, portata avanti un po’ per tenere occupata Meredith, ormai pure lei oscillante tra l’inutilità e la staticità distillate allo stato puro, un po’ per rimescolare nel calderone Ellis e la sua eredità, che fa sempre bene e tiene l’attenzione mediamente alta. Meredith si trova a dover scegliere tra la possibilità di acquisire il brevetto a discapito del buon nome della madre oppure rinunciarvi per mantenerlo integro. Insomma, ancora una volta abbiamo un aperto Meredith VS Ellis, che forse, se affrontato anche solo qualche stagione fa, magari con un altro viaggio dall’aldilà, sarebbe potuto essere anche interessante. Oggi no. Ci interroghiamo su quello che magari avremmo fatto noi nei suoi panni, ci domandiamo se avrebbe prevalso il senso egoistico o la lealtà nei confronti di una donna che, per inciso, è stata spietata, ci inchiniamo dinanzi all’ennesima scelta corretta che Meredith sa compiere al punto quasi da iniziare a prenderla in antipatia. Ma niente che ci convinca, ci esalti, ci disturbi a tal punto da farci piangere già a metà episodio.

Nemmeno il caso medico presentato nell’episodio riesce a catturare completamente la nostra attenzione, a tal punto che c’è bisogno di ricorrere a dei costanti flashback sulle vite passate di alcuni dei medici, Alex, Jo, Maggie per gettare un seme di innovatività, chiaramente fallimentare anche questa come scelta.

Sembra che molti siano disposti a boicottare Grey’s Anatomy e ad abbandonarlo alla fine della quattordicesima stagione. Mi do un altro paio di episodi per capire se rientro in questa categoria oppure no.

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14.15 - Old scars, future hearts
  • Semplicemente noioso
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