Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy e le sue ancora inesplorate mille facce della banalità – recensione episodi 14.01-14.02

Grey's Anatomy

Amelia ha un tumore al cervello, Megan è viva ed ha un figlio siriano in Iraq e Nathan vuole passare il resto della sua vita con l’ex compagna creduta morta per dieci anni, il tutto sullo sfondo di un’esplosione, con la quale c’eravamo lasciati la scorsa stagione, creatrice di talmente tanto scalpore che quando la Bailey ha annunciato la chiusura delle sale operatorie, abbiamo perso mezzo minuto a chiederci il perché. Auguri amici: Grey’s Anatomy è tornato, e con lui la mia immancabile e beffarda causticità, pronti per una nuova stagione di domande e (forse) di risposte.

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Qualcuno nota l’assenza della Minnick, il cui ghosting, che viene banalmente categorizzato in una serie di scatoloni pronti per il trasloco, lascia il tempo che trova; qualcun altro si gira a cercare la folta chioma di Stephanie, finalmente serena e catarticamente in pace con se stessa in un centro per ustioni in Texas, ma, così come lo show ci insegna, abbiamo un tempo limitato per dedicare attenzione a chi alza bandiera bianca e va via, perché tutto, al Grey-Sloan Memorial, è in costante cambiamento.

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Il double-episode ruota sostanzialmente attorno alla storia di Megan e soprattutto alla sua degenza, la quale talvolta assume toni cupi e sofferenti, altre volte si trasforma in un simposio con parenti ed amici davvero poco credibile che ci irrita fin nel profondo di quelle viscere che noi, al contrario di lei, ancora abbiamo intatte. Il triste e lacrimevole passato del chirurgo-soldato tenuto in prigionia per 10 anni – periodo durante il quale trova persino il tempo di occuparsi di un orfano – le fa ricevere da ogni dove l’appellativo di eroe nazionale, quando per me di eroe ce n’è e ce ne sarà sempre uno solo, la donna che gira con la cuffietta piena di ferryboats che “ha avuto un unico grande amore, ed è morto” e che, nonostante ciò, trova la forza di rimettersi in gioco per poi ricevere un’ulteriore stangata. Meredith è il vero eroe nazionale di Grey’s Anatomy che dovremmo osannare, quella che con la sua voice-over da 14 anni tira le fila dello show e, diciamola tutta, a volte anche delle nostre vite.

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Per sostenere il contraccolpo dei 120 minuti di season-premiere si mette sin da subito in tavola una esplosiva mappa concettuale di storylines decisamente aperte, che lasciano la possibilità di interpretazioni e sviluppi in corso d’opera di qualsiasi genere; ma nonostante il miserabile sforzo di riempire l’episodio con il maggior numero di trame, rimane ancora talmente tanto spazio, che viene letteralmente inondato da scambi canzonatori che, talvolta, raggiungono anche l’apoteosi della comicità: dai tirocinanti che impallidiscono al pronto soccorso, allo sketch rigorosamente in italiano tra Andrew e la sorella senza nome, dai vis-à-vis tra Jo e la sua nuova pseudo Stephanie, ai prolungati e completamente fuori luogo raccordi soggettivi sulle Crocs della Bailey.

In questo caso per Grey’s Anatomy il (finto) nuovo non è di certo sinonimo di novità, ma, al contrario, scade in una banale prevedibilità di frasi già sentite, di arrivi inaspettati in momenti inopportuni, come l’apparizione di Meredith durante la proposta di Nathan, o anche di predestinate inimicizie che si capovolgono in sereni sodalizi, come quello fra Megan e Mer nonostante la sua relazione con Nathan. La vacuità dell’episodio che si trasforma in una macchina tappa-buchi si manifesta in tutta la sua fallacia quando, dopo tutto questo, c’è ancora tempo per poter nostalgicamente ricordare Derek, Cristina, Ellis, George, ridondanti persino per noi che ne sentiamo la mancanza.

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La gioia più grande è forse il ritorno di Teddy Altman, perché quando si tratta di ritorni non c’è personaggio che tenga, sia esso più importante di altri o meno, ma il suo giudizio pressante sull’evidente assenteismo di Amelia e sulla relazione tra Nathan e Meredith ed il conclusivo bacio al chiaro di luna con Owen rompono l’incantesimo, facendo calare l’entusiasmo e compromettendo l’integrità di un personaggio che avevamo sempre considerato immacolato ed esente da queste dinamiche antipatiche.

Tra i tentativi steps-by-steps di Meredith di poter salvare la vita di Megan e rendergliela decisamente migliore nonostante la controversia dell’interesse personale, i Japril cercano di comunicare tra di loro relativamente alla situazione del Montana e ad annessi successivi, Alex e Jo finalmente si riappacificano e la povera anima in pena di Arizona, sballottata da un’inutilità all’altra (cfr. la Minnick che sparisce nel nulla) sembra (e dico sembra) poter riacquistare un po’ di valore con il suo nuovo interesse amoroso (come rimpiango l’Arizona dei primi tempi!).

L’anno scolastico riprende per Grey’s Anatomy con un cattivissimo pollice all’ingiù per la season premiere, ma cercate di capirmi: se educate un bambino a ricevere 10 lecca-lecca, non si accontenterà mai di un pacchetto di mentos.

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