Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy: un finale che non convince, recensione episodio 13.24

Quando si tratta dello sto(r)ico Grey’s Anatomy si cerca sempre di mantenersi imparziali, obiettivi, giusti, ma l’ago della bilancia non può non pendere verso questo commento o quell’altro giudizio quando ci sono tredici (tredici!) anni di rincorsa all’episodio del giovedì e tante lacrime rotte versate dinanzi ad uno schermo, per cui, anche questa volta, sono costretta ad essere il cosiddetto poliziotto cattivo, la fan super-critica che spinge sempre per avere un po’ di più dallo show, che non s’accontenta mai. C’è sicuramente da dire che dopo esserci lamentati per un anno intero sperando in un po’ d’azione, di movimento, d’eccitazione, ma quella vera, quella originaria, siamo stati accontentati con l’incendio dell’esplosione causata un po’ da Stephanie, un po’ dallo stupratore piromane, e quindi onore al merito per averci fatto emozionare ancora una volta. Eppure, eppure… tante cose non quadrano. Tante cose, soprattutto, non piacciono e benché i cliffhangers (quest’anno ce ne sono un po’ di più) ci abbiano dato, come credevamo, qualcosa su cui rimuginare quest’estate, ancora non sappiamo cosa aspettarci e se ci convincano per davvero. Ma procediamo con ordine e calma.

La Edwards è ufficialmente immortale.

Nonostante gli interventi, le morti, le rinascite ed i salvataggi, abbiano sempre avuto un che di paradossale in Grey’s, noi siamo sempre stati pronti a passarci su facendo finta di nulla, ma oggi l’adrenalina di Stephanie e la sua insensibilità ad ustioni di terzo grado sono arrivate come un pugno fortissimo nell’occhio. Ancora di più se a ciò si somma all’aver capito, alla fine dell’avventura, di voler essere libera e di voler iniziare a vivere veramente: traduzione, “mi licenzio.” A quanto pare girava da tempo la voce che Jerrika, l’attrice che interpreta Stephanie, volesse lasciare lo show per una pagnotta migliore, e ci sta, ma farla andare via in questo modo, mi è sembrato alquanto contraddittorio e privo di senso. Degli specializzandi originari della sua annata ora è rimasta solo Jo, che per inciso non vediamo da settimane ormai e Leah, per la quale vale lo stesso discorso, sparita nel nulla, ripescate dal cappello magico solo per tappare buchi.

Il triangolo April-Jackson-Maggie. 

C’è qualcuno che può sinceramente affermare di aver visto scoppiare la scintilla tra i due? Perché io mi ero fermata al fatto che fossero diventati semplicemente amici dopo la morte della mamma di Maggie, mentre avevo sentito nell’aria odor di riappacificazione per Jackson ed April dopo l’episodio Japrilcentrico, ma a quanto pare era solo uno scherzo. Fatto sta che Maggie ha proprio il fiuto impeccabile per gli uomini sbagliati, da De Luca a Nathan, ora Jackson. E per quanto la adoriamo e ci piaccia da impazzire, non troverà mai nessun proselito per la sua causa: sono 7 anni che i Japril cozzano tra di loro e finiscono poi sempre insieme, per cui non ci sarà nessun tifo per questa unione, per quanto comunque abbia già movimentato un po’ la situazione che era ormai era diventata statica tra i due; specialmente con la scenetta delle due che lo riprendono per essersi accollato la responsabilità di cercare Stephanie tra il fumo e le fiamme.

La Minnick va via. 

Anche su questo punto mi vien da dire: “Cavolo, dopo tutto quello che è accaduto in questa stagione, finisce così? La Minnick licenziata in un batter d’ali per essersi dimenticata di avvisare la polizia per la scomparsa della Edwards?”. Alla fine dei conti sembra che l’incendio sia il nostro deus ex machina che consente alla Bailey di aprire finalmente gli occhi e rendersi conto che la Minnick non funziona per il suo ospedale, e che nonostante l’età, Webber rimane sempre la miglior scelta formativa per i dottori (addirittura la Edwards gli dice di averle cambiato la vita). Scelta scandalosa, prepotente, molto forzata. Non doveva per forza finire così.

“Megan is alive.” 

Sì, Megan è viva. Questa rivelazione che sa un po’ di Beautiful, un po’ di miracolo, sconquassa con un lampo i cieli sereni di molte vite. Quella di Owen, per iniziare, convinto che la sorella fosse stata catturata ed uccisa. Il matrimonio difficile con Amelia passa in secondo piano, tant’è vero che lei non ci pensa due volte a mettersi in auto ed accompagnarlo per il riconoscimento. A Meredith invece, paradossalmente, spetta il compito di dirlo all’ex compagno di Megan, Nathan con cui le cose sembrano essersi stabilizzate. La situazione rievoca alla memoria un po’ il triangolo amoroso Teddy-Owen-Cristina, seppur vagamente (sono passati anche quattordici anni, qualcosa dal passato va pur ripescato), ma a parte ciò mi sembra davvero la questione più tenera, profonda, genuina, verosimile e addirittura ci insegna che la nostra felicità non sempre corrisponde a quella delle persone che amiamo, e non per questo siamo autorizzati a non essere felici per gli altri; per cui nessun giudizio sferzante a riguardo, quando c’è una morale da imparare non ci sono brucianti parole che tengano.

Chiamatemi cinica, chiamatemi aspra, chiamatemi velenosa, chiamatemi scettica, ma di questi 40 minuti ben poco mi è rimasto, sicuramente i cliffhangers di questo finale di stagione non saranno il mio primo pensiero nei mesi estivi. Tuttavia, come si dice sempre, anno nuovo, vita nuova e qui mai si smette di credere in Grey’s; per cui ricarichiamoci e aspettiamo questo quattordicesimo capitolo!

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