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Grace and Frankie: Recensione della seconda stagione

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Nessun uomo è un’isola, intero per se stesso. Ogni uomo è un pezzo del continente, parte della Terra intera. Se una Zolla vien portata via dall’onda del Mare, l’Europa ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica, o la tua stessa Casa. Ogni morte di uomo mi diminuisce, perché io partecipo all’umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: Essa suona per te.
(John Donne)

Passano gli anni, spuntano le prime rughe e i primi capelli, diventa sempre più difficile perdere quei due/tre chili di troppo, ogni scusa diventa buona per non rinunciare la comodità del proprio divano. E come ci si chiude un po’ di più verso l’esterno, vuoi per noia o per insoddisfazione grace and frankieo per semplice pigrizia, il processo inizia a riguardare anche il nostro interno. Ci arrocchiamo sulle nostre posizioni, sempre più convinti che siano quelle giuste.
Grace and Frankie, questa stagione come la prima, parte da un banale eppure spesso sottostimato particolare: finché sei in vita non puoi non aspettarti di essere sorpresa/o. Per quanto tu sia in grado di programmare le tue giornate, i tuoi mesi, i tuoi anni, non può sperare che non ci sia niente che non possa stravolgere i tuoi piani. Perché, appunto, tu non sei un’isola, ma fai parte di un ecosistema di cui controlli solo una minima parte.
Presa coscienza di questa piccola verità, hai due modalità per affrontarla: o andare incontro a questa incertezza con serenità o cercare – per quanto possibile – di schivarla. Quando puoi quell’incertezza giunge quando ormai credi di “averla fatta franca”, in quell’età in cui credi che ormai per te le sorprese siano finite, ecco che diventa necessario rimboccarsi le maniche di un paio di centimetri in più per evitare di restarne travolta.

Grace e Frankie sono due donne di più di 70 anni circa a cui è letteralmente crollata – e non per loro volere – la terra sotto i piedi. Abbandonate dai loro mariti, innamorati l’uno dell’altro ed intenzionati a non vivere più la loro storia nel segreto, le due signore hanno dovuto affrontare questa grande ed incombente verità dovendo ridare un tempo e un luogo alla loro vita, ma soprattutto facendo affidamento – inconsciamente – a quel rapporto che le lega da anni. Se la prima stagione si era concentrata sul superamento di questo “lutto”, questa seconda vede le protagoniste (le eccezionali Jane Fonda e Lily Tomlin) progredire verso un cammino di vita più incentrato su se stesse e sui propri desideri – la maggior parte covati da sempre e da sempre inespressi – che sul rapporto di dipendenza, costruito inconsapevolmente, dai loro ora ex-mariti.
grace and frankieE ogni mossa è una piccola prova di coraggio, dal ri-contattare un uomo che tanti anni ci ha fatto capire cos’è davvero l’amore ma che abbiamo messo da parte perché credevamo un matrimonio – matrimonio che ora scopriamo essere stato solo una copertura – al sostenere finalmente un esame della patente che rimandavamo per paura di essere giudicate come “quelle che danno i numeri”. Un atto di audacia, ma soprattutto un riconoscimento della propria identità come madri, amanti, lavoratrici. Donne.

Ed è nuovamente ad una donna affidato il compito di veicolare negli ultimi episodi, con la leggerezza che contraddistingue questa serie, un tema bollente. Come se a Marta Kauffman e Howard J. Morris non bastasse già parlare di temi che con difficoltà si associano alla terza età (la sessualità in primis), questa seconda stagione ci chiede di riflettere su un argomento greve come l’eutanasia. Scegliere quando far suonare la propria campana è un atto egoistico o il più grande gesto d’amore verso la vita e verso se stessi che uno possa manifestare?
Nei due episodi dedicati a Babe la serie mostra però un piccolo cedimento, non tanto per il racconto quanto per averlo affidato ad un personaggio di cui fino al momento della sua comparsa non avevamo sentito parlare. Ma forse era proprio questo il modo giusto di procedere, offrendo al pubblico un maggior grado di oggettività che non si sarebbe potuto realizzare se questa storyline avesse riguardato un interprete principale.

grace and frankieIntorno a queste donne – rivoluzionarie nel loro piccolo – gravita un universo familiare e amicale composto da tipi e persone diverse l’una dall’altra eppure molto simili. Perché questa è la vita: ci si ammala, ci si innamora di un proprio dipendente, si sospetta che il proprio marito abbia una relazione, si può finire a letto con la propria ex. Tutto fa parte di quel piano imprevedibile di cui possiamo conoscere i dettagli solo giorno per giorno. Ciò che può aiutarci a non cadere nell’immobilismo della scelta, nel terrore paralizzante del non atteso, è sapere di non essere soli. Neppure quando si crede o si vorrebbe esserlo.

Grace and Frankie è una grande prova di umanità e ottimismo, in un panorama seriale che sembra sempre più prediligere la sovrumanità e il pessimismo. I difetti diventano punti di forza, i momenti bui non sono che il presagire di un raggio di sole. Anche perché se non si fosse nero non sapremmo distinguere il bianco. E forse non basta una vita a riconoscerlo.

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