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Good Girls: il ruolo delle donne tra realtà ed estremizzazione – Recensione pilot

Good Girls
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In un’epoca sociale e culturale come quella odierna in cui si fanno battaglie sul ruolo femminile ed in cui il dibattito sulle molestie e le violenze sulle donne non ha mai raggiunto picchi così alti, Good Girls giunge sui teleschermi americani con un pilot che sembra proprio voler sottolineare la condizione femminile del ventunesimo secolo. Infatti, in questa nuova serie di NBC, le protagoniste sono tre donne e amiche che vivono esperienze che non fanno altro che andare a tirare le orecchie alla società ed alle prepotenze maschili in generale.

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Situazioni e personaggi realistici…

Il pilot di Good Girls si apre con una voce fuori campo che ci ricorda quanto al giorno d’oggi le donne possano essere tutto ciò che vogliono. Ma dopo pochi secondi la realtà ci viene sbattuta in faccia: nella teoria la frase può anche essere vera, ma nel concreto si trovano madri e mogli sempre indaffarate e prese tra problemi economici, divorzi, figli e case da gestire, malattie a cui non si riesce a far fronte e mariti che tradiscono (non a caso la mascotte dell’azienda di Dean ha le sembianze di un maiale, animale da cui lui, marito fedifrago, si traveste per le pubblicità).

Così Beth (Christina Hendricks), Ruby (Retta) ed Annie (Mae Whitman) vivono la loro vita tra mille problemi che potrebbero essere quelli di ognuna di noi. Nelle prime battute di Good Girls le situazioni sono realistiche ed i personaggi ben delineati tanto che in poco si riesce a capire la sfaccettatura della personalità di queste tre donne. Beth è una madre e moglie dovota che scopre del tradimento del marito e della quasi bancarotta in cui lui sta facendo sprofondare la famiglia, Ruby una madre che combatte con coraggio per la salute della figlia e la cui vita coniugale va a gonfie vele.

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L’unico dubbio iniziale è legato al personaggio di Annie che ad una prima occhiata sembra poco credibile, ma dopo qualche minuto emerge bene la personalità che la contraddistingue: una ragazza diventata madre da adolescente, ma che essendo ancora molto giovane mantiene in lei tratti tipici di ribellione (che probabilmente non ha mai potuto esprimere apertamente perchè responsabilizzata molto presto). Forse la prima sensazione legata a questo personaggio la si prova anche perchè Mae Whitman ha un aspetto molto giovane per interpretare la madre di una ragazzina di una decina di anni, ma basta poco per capire che era proprio quello che gli autori di Good Girls volevano suscitare nello spettatore. Infatti, spesso le fanno rivolgere questa frase alla figlia “Chi è l’adulto qui?”.

…in un contesto molto romanzato

Tutto quello che vediamo è un po’ una metafora ed una estremizzazione del mondo di oggi, tra violenze, preoccupazioni quotidiane di ogni genere e tradimenti. Ma lo scopo di Good Girls non è quello di incarnare semplicemente il genere drama mostrandoci le vite ed i problemi di queste donne, vuole essere un comedy drama e per esserlo fa compiere ai personaggi scelte al limite del possibile. Ed è qui che si esce dal realistico e si entra in un contesto molto romanzato che però arriva bene al suo obiettivo: l’esagerazione porta a vederne il lato comico pur non tralasciando le parti più drammatiche con le difficoltà che le nostre Good Girls incontrano.

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Tutte le situazioni problematiche esplodono in mano alle tre donne che esasperate da vite non del tutto felici e spinte dall’intraprendenza di Annie, decidono di rapinare il supermercato in cui lavora quest’ultima per mettere da parte un gruzzoletto di soldi. L’idea era un colpo una tantum e sarebbe stato così ben organizzato che nessuno avrebbe potuto scoprirle. Peccato però che il supermercato sia utilizzato da criminali per riciclare denaro sporco e che il responsabile dell’attività tenti di avere rapporti non consensuali con Annie in cambio del suo silenzio, per poi finire ucciso in un tentativo di difesa personale. Ed ora le tre amiche si ritrovano con un bel po’ di pasticci da gestire.

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Good Girls: un buon pilot senza pretese esagerate

Good Girls intrattiene pur con una trama molto semplice oscillando tra momenti che fanno riflettere ed altri che strappano un sorriso. I dialoghi e la fotografia non sono eccelsi, ma molto legati ai tratti tipici dei family drama. Ho trovato piacevole il montaggio con le sequenze della rapina che ci sono state mostrate come intermezzo agli eventi precedenti ad essa.

Insomma, in fin dei conti, da Good Girls non ci si aspettava niente di particolarmente elevato ed il suo compito lo svolge alla perfezione estremizzando questioni odierne molto dibattute. Se cercate qualcosa di leggero questa serie fa al caso vostro, anche se bisogna ammettere che non sia niente di originale visto anche che si prevedono già i casini che le tre donne combineranno nei prossimi episodi.

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1.01 - Pilot
  • Buono, ma senza pretese
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