Gomorra

Gomorra e il momento di cambiare – Recensione del finale della terza stagione

Gomorra - finale di stagione
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(WARNING: questa recensione contiene spoiler per Star Wars – The Last Jedi e la terza stagione di Vikings)

Colpa dei bagordi natalizi che annebbiano la mente. Solo così potrebbero spiegarsi le parole di chi ritiene che la terza stagione di Gomorra appena conclusasi abbia più di qualche punto di contatto con la quarta di Vikings e con Star Wars – The Last Jedi. Eppure, sebbene nessuno voglia mentire dicendo che di cibo e altro non ci si è abboffati, questo ardito accostamento non è figlio di abusi di pandori e pietanze natalizie. Perché i tre vertici di questo triangolo sono tenuti insieme da una comune necessità: uccidere il passato. Che sia un vichingo inarrivabile come Ragnar, un maestro jedi leggendario come Luke, un immortale di Secondigliano come Ciro Di Marzio.

Gomorra - finale di stagione
Il lungo addio di chi se ne era già andato

Che il personaggio, interpretato con tanta passionalità e intensità da un Marco D’Amore le cui qualità attoriali mancheranno alla serie, avesse avviato un percorso a senso unico che non poteva avere altri sbocchi era dopotutto piuttosto chiaro fin dal season finale della passata stagione. Il Ciro che con fredda determinazione uccide don Pietro è mosso da un senso di vendetta istintiva e immediata e compie un gesto dettato dalla passione cieca e non dalla razionalità meditata che gli aveva permesso di scalare le vette del Sistema. Il Ciro che rivediamo all’inizio della terza sfruttava la sua intelligenza diplomatica per scappare e non per comandare. Il Ciro che abbiamo ritrovato in Bulgaria non stava cercando di avviare un nuovo business criminale, ma piuttosto aveva rinunciato ad ogni velleità di comando per espiare il peccato inestinguibile di essere stato causa della morte delle sue amate Deborah e Mariarita.

Tornare a Napoli e organizzare l’ascesa di Sangue Blu era stato solo un tentativo ultimo di cercare se un nuovo inizio fosse possibile. Se ripartire da zero fosse una sfida sufficiente a restituirgli, se non un impossibile perdono, almeno un orgoglio dimenticato che lenisse come un balsamo miracoloso il dolore costante. Ma neanche innalzare Enzo dalla polvere del figlio di un reietto alla gloria trionfale di chi ha avuto più di quanto la sua famiglia abbia mai sognato è stata una impresa capace di dare un perché ai giorni di Ciro. Come lui stesso dice ad un Genny insaziabile, l’unica vera ragione per andare avanti è la famiglia. E Ciro ha distrutto da solo quell’unica e sola ragione.

L’immortale era già morto da tempo ormai e questa stagione è stata il suo lungo addio mascherato da una nuova ardimentosa impresa. Quel che restava da fare era ormai un sacrificio che mostrasse a Genny quanto la sua lezione sulla famiglia non fosse solo un vuoto ciarlare, ma potesse invece essere una bussola da seguire fino in fondo. Fosse anche in fondo al mare come cadavere.

Gomorra - finale di stagione
Che tutto cambi perché tutto resti uguale

La morte di Ciro segna un punto di svolta per Gomorra. La stessa svolta attraverso cui sono passati appunto Vikings con la sua quarta stagione e Star Wars con Gli Ultimi Jedi. Il momento in cui i personaggi iconici della serie o del franchise sono diventati troppo onnipresenti finendo per essere identificati con un prodotto che magari nasce con loro, ma non può restarvi ancorato se vuole continuare ad essere sé stesso in piena autonomia e non una copia di un passato ingombrante. Così Ragnar ed Ecbert in Vikings devono morire perché possano emergere i nuovi protagonisti Ivar e Heahmund, Ubbe e Alfred. Così in Star Wars, dopo Han Solo, anche Luke Skywalker deve perire perché la storia possa poggiare interamente sulle volenterose spalle di Rey e Kylo. Così in Gomorra, una intera generazione di protagonisti della prima ora deve essere sepolta perché nuove trame possano essere scritte, spostando l’attenzione su altri gruppi e altre dinamiche.

Ciro è la vittima più illustre di questo finale di stagione, ma i due episodi conclusivi lasciano sul campo anche Scianel e don Avitabile. Scelte non casuali perché permettono di staccarsi sia dalla natia Secondigliano che dalla parentesi romana. Persi per strada anche O’Cardillo e Capaebomba, restano i soli Genny e Patrizia ad essere legati ai luoghi dove la serie ha vissuto le sue prime stagioni. Ma sono chiaramente in posizione ormai subalterna con Patrizia che ha agito più per desiderio di vendicare don Pietro che per guadagnarsi un improbabile e precario comando. E con Genny che deve uccidere con le sue stesse mani Ciro e con quel gesto scoprire quanto scioccamente superba è stata la sua ingordigia di essere più di quel che il padre è mai riuscito ad essere.

Per quanto sia quasi ovvio immaginare una quarta stagione con Genny in cerca di vendetta, è molto più probabile che questa linea narrativa diventi subalterna a quella che vedrà la serie restare al passo con la cronaca recente e concentrarsi sui luoghi dove si combatte oggi la vera battaglia per il controllo del Sistema. Ecco, quindi, la necessità che tutto cambi perché Gomorra possa restare uguale a sé stessa. Perché Secondigliano era il passato. Il presente è Forcella e sono quelli i clan a cui la serie dovrà interessarsi.

Gomorra - finale di stagione

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Una nuova camorra senza passato

Non è certamente obbligatorio per chi segue una serie, fosse anche una come Gomorra, essere aggiornati sulla cronaca nera napoletana. Ma a dire esplicitamente che una nuova generazione di camorristi intende prendere il potere è la morte di un altro personaggio che aveva rivestito il ruolo di garante rispettato da tutti e che, a sorpresa, esce dalla serie nel modo più cruento. La morte dello Stregone, ucciso nella sua stessa casa dai fratelli Capaccio, è il sanguinoso vagito della nuova camorra che intende rinnegare ogni forma di tradizione e ogni regola. Se la morte dello Sciarmant era la logica conseguenza del conflitto in corso, quella dello Stregone avvenuta la notte stessa in cui era stato siglato un accordo condiviso è una dichiarazione di indipendenza violenta e clamorosa. Perché viene a dire che i Capaccio da un lato e il gruppo di Sangue Blu dall’altro non intendono accettare nessuna lezione dal passato.

Non è forse un caso che a fare da ambasciatore tra i Capaccio e Sangue Blu sia proprio quel Valerio che nel Sistema è entrato perché affascinato da quel mondo di criminalità e distorta fratellanza, ma senza avere nessuna conoscenza di codici stratificati da tempo che non gli appartengono. Valerio diventa, quindi, l’unico che può convincere Enzo a staccarsi dal passato perché può essere più di quel che il suo illustre nonno era stato, ma lo può diventare solo se accetta di non essere nulla di quello che gli altri erano stati prima di lui. Una nuova camorra che cerca una propria identità e lo fa disconoscendo ogni passato.

Gomorra chiude con i fuochi d’artificio una terza stagione che, col senno di poi, si rivela essere stata una stagione di transizione. Diventano, quindi, perdonabili certi eccessi quali possono essere stati il rapido risorgere di Genny e l’ascesa repentina di Sangue Blu. Momenti che sono stati necessari per seppellire il passato e cominciare ad edificare un futuro. Diverso ma uguale a sé stesso.

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