Game of Thrones - Il Trono di Spade

Game of Thrones: Recensione episodio 6.04 – Book of the Stranger

In questa quarta puntata Book of the Stranger sulla ruota di Game of Thrones è uscito il numero di Osha, nuovo personaggio da depennare, dopo il suo fugace ritorno in scena nell’episodio precedente. Peccato, a me Osha stava pure simpatica. Così come sono da depennare in un colpo solo tutti i khal fintobarbuti, andati a fuoco insieme alle loro parrucche e ai loro testosteroni per volere di Daenerys la non-bruciata 2.0, il cui nominativo, a questo giro, è uscito per la scena di nudo, di cui questa stagione sembra essere parca (anche se da una parte ci si è rifatti offrendo le grazie di Emilia Clarke e Carice van Houten, e dall’altra provando a sistemare qualche accoppiamento selvaggio qua e là per la strada, fra i Dothraki).

A parte tutto questo, l’inizio della sesta stagione di Game of Thrones sta portando avanti una narrazione che diventa sempre più lenta episodio dopo episodio, tanto da sembrare una lunga coda del finale dello scorso anno. Cardine del game of thronesquarto capitolo 2016, sono i guerrieri distrutti dalle battaglie, dall’impotenza e, in linea generale, dalla morte. È distrutto dalle esperienze passate, dal tradimento e dalla resurrezione Jon Snow; è distrutto dalle torture Theon; l’Alto Passero colleziona distrutti per tutta King’s Landing, al punto tale da riuscire a creare una quasi alleanza fra Cersei e Olenna; Melisandre non si è ancora ripresa dalla stagione scorsa e Jorah non si è scelto come compagno di scorribande proprio il miglior amico con cui condividere problemi di cuore. Distrutti, soprattutto, iniziamo ad essere noi dalla noia di alcune trame: onestamente di come l’Alto Passero abbia abbandonato la sua vita di stravizi per diventare un mendicante, del suo pistolotto interminabile, si faceva volentieri a meno, anche perché così, immaginandocelo in mezzo a orgie su orgie, si è depotenziato enormemente il personaggio. Almeno a me, che a scuola fecero vedere in tenera età “Fratello sole, sorella luna” di Zeffirelli e quindi la storia di San Francesco la conosco a memoria, e trovarmela sotto mentite spoglie di un invasato in Game of Thrones, anche no, grazie.

Altra storiaccia che si sta impelagando paurosamente nelle valli dell’immobilismo è la lotta alla schiavitù condotta a Meereen. Da una parte non so a quanti possano interessare le pretese di un manipolo di schiavi, dall’altra non si vede il senso di fare arrivare Tyrion fino a Meereen, se poi gli devi far fare le stesse cose che faceva a King’s Landing, a parte andare con fanciulle (comprarsi i nemici).game of thrones Spiego meglio. Questa puntata rende palese come sia Tyrion quello su cui si punti per costruire un regno di pace. Varys l’aveva già anticipato qualche stagione fa. Daenerys è chiaramente inadatta a governare. Oltre ad essere invasa dall’utopia, è un’incapace cronica. Se le va bene, i suoi draghi ammazzano i suoi sudditi, se le va male, appena lascia una città, questa si rovescia e siamo da capo. Come sottolinea Tyrion bene, Daenerys è la guerra, la conquista, lui è la politica e ora a Meereen serve la politica. Ok. Ma se la politica portata avanti a Meereen deve essere la stessa che veniva utilizzata a King’s Landing, non si fa altro che creare un doppione di quanto già visto e per giunta senza nemmeno quelle sottotrame da gelosie di castello che nella capitale ravvivano un attimo l’atmosfera a colpi di tradimento, zozzerie, bugie e morti. Ci tocca sperare che la nefasta profezia di Verme Grigio si avveri e che Tyrion impari qualcosa, ma soprattutto speriamo che nelle prossime puntate si dia fondo al budget, si vada di animazione al computer e si usino quei due poveri draghi che tanto ci piacciono quando ammazzano gente.

Nel miasma di trame che iniziano a slegarsi, c’è tuttavia qualcuno che ne esce ringalluzzito. Innanzi tutto Ditocorto. lasciato colpevolmente nell’oblio totale; il personaggio più odiato, forse ancor più di Ramsay, torna a fare capolino in Game of Thrones, facendosi odiare un altro pochetto, degame of thronescidendo di partire anch’egli alla conquista del nord (?!). Un nord dove il passaggio di Brienne non rimane inosservato, sopratutto da Tormund, e, in maniera più velata, da Melisandre e Davos, creando un triangolo di istinti omicidi che speriamo possa essere coltivato in un colpo solo: Davos si trova di fronte chi gli ha ucciso il re e gli ha mandato a fuoco la principessa; Brienne si trova di fronte chi le ha ucciso Renly; Melisandre se la vede brutta, bruttissima, se in poco tempo non riesce ad infilarsi nel letto di Jon Snow.
Dopo essere passata sotto le torture di Joffrey, Cersei, Ditocorto, Ramsay e non so chi altri, Sansa è molto più che ringalluzzita. Dipendesse da lei, muoverebbe guerra contro il mondo intero. Finalmente la cocca si è svegliata, anche se, per ora, a combattere per lei, son sempre gli altri.

Infine per Daenerys vale lo stesso discorso fatto per Tyrion. Tanta strada, sei stagioni e poi si è di nuovo da capo, a fare la figame of thronesgura della dea nuda davanti ad un branco di selvaggi che cinque minuti prima ti vedevano solo come giumenta da monta, uscendo viva da una pira funeraria, solo che, come i peggiori sequel insegnano, la pira ora è molto più grande. E di nuovo sto cacchio di budget che non ti permette di usare sto cacchio di drago che alla fine uno poi si chiede che cacchio ce l’hai a fare.
È vero, succedono un mucchio di cose in questa puntata di Game Of Thrones, però son sempre quelle. Ora di re scemi ne abbiamo due e pure Jon, che doveva partire per fare la vita al sud, è ancora alla Barriera, bloccato dalla sorellastra. Eddai su! (Per essere ancor più odiato scriverò l’inscrivibile) Ridateci Bran!

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6.04 - Book of the Stranger - Il nostro giudizio
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