Game of Thrones - Il Trono di Spade

Game of Thrones: la tregua non è nel nostro stile. Recensione episodio 7.05

Game of Thrones, Kit Harington

Vi ricordate lo stile flemmatico con cui nelle prime stagioni di Game of Thrones ci raccontavano di ciò che accadeva a Westeros? Bene. Prendete il ricordo e cancellatelo, definitivamente. Ad oggi ci avviamo già alla fine della settima stagione, ed il tempo del racconto ha preso completamente il sopravvento su quello della storia, straripando un dinamismo fluido, cattivo: persone che nel fotogramma precedente si ritrovano in continenti diversi e separate da migliaia e migliaia di chilometri di lande desolate, in quello successivo occupano la stessa stanza. Questo ci aiuta a capire che la settima stagione (così come ci avevano già preannunciato gli ultimi episodi della sesta) ha qualcosa di importante da raccontarci, e vuole farlo il prima possibile.

Ad Alto Giardino Daenerys ha trionfato, ed anche meravigliosamente. Ma quando si tratta di poter fare la differenza, la meraviglia scompare, lasciando spazio solo all’eco di quel Re Folle che fu suo padre. Tarly e suo figlio, onore al merito, si rifiutano di inginocchiarsi e servire Daenerys: a nulla serviranno i consigli di Tyrion, la sentenza è già pronta, e “Dracarys” sia, ponendo fine definitivamente alla casata dei Tarly. Ai più preparati in fatto di memoria non sarà sfuggito il racconto che Jaime, prigioniero di Catelyin Stark svariate stagioni fa, aveva fatto di Aerys e del modo in cui, trovandoci anche gusto, lasciava che persone innocenti e non morissero bruciate vive sotto la fiamma dei suoi draghi. Certamente il rimando è stato chiaro e lampante, e un po’ ci ha spaventato, ma quando si tratta di Daenerys siamo disposti a giustificare davvero tutto.

A Roccia del Drago, al suo ritorno, Daenerys riprende ad essere l’avveduta e mansueta Targaryen di sempre, pronta ad accogliere i consigli altrui. Proprio da un concilio composto da Tyrion, Varys, Ser Jorah Mormont ormai guarito e ritornato all’ovile di sempre e Ser Davos scaturisce l’idea di una possibile e momentanea tregua con Cersei, per dare la precedenza ad una questione molto più impellente, e cioè la marcia degli Estranei al di là della Barriera.

Ma qual è l’unico modo affinché il nostro San Tommaso preferito (ovvero Cersei) possa credere realmente all’incombenza di questo pericolo? Recapitarle direttamente a casa uno di questi mostri con spedizione prioritaria. Detto, fatto. Ser Jorah e Jon si dirigono così alla Barriera, assoldando una fornita ed altrettanto stramba squadra d’assalto che vanta nomi come il Mastino, Beric Dondarrion e Thoros, mentre ser Davos accompagna Tyrion ad Approdo del Re, dove incontrerà in segreto (ma poi scopriremo non tanto così in segreto) suo fratello Jaime il quale farà da tramite con Cersei.

L’idea della tregua viene effettivamente accolta, ma non tanto quanto punto d’arrivo della guerra, quanto come nuovo punto di partenza: se effettivamente l’esercito regale nulla può contro l’esercito Dothraki e tre mastodontici draghi, la carta vincente è quella che, da sempre, è riuscita a toglierla dai guai, ovvero la furbizia. E tregua sia, ma solo fino a quando non sia possibile una nuova mossa producente.

La fluidità narrativa ingloba in sé anche i personaggi lontani, non solo fisicamente, ma anche nella memoria: ser Davos, di ritorno da Approdo del Re, torna con Gendry, il figlio bastardo di Robert che era ufficialmente caduto nel dimenticatoio, mettendolo al servizio di Jon, che lo porterà con sé durante la caccia all’Estraneo. Ditocorto, invece, a Grande Inverno, insinua astutamente il seme del dubbio nella mente di un’Arya già piuttosto preoccupata delle bramose mire al potere della sua sorella biologica Sansa a discapito di Jon, figlio illegittimo di Ned (ormai non siamo manco più convinti quando ripetiamo questa tiritera).

Ma la bomba ce la sgancia l’inutilità fatta persona, e così doveva essere: Gilly legge una pergamena sulla quale è riportato il matrimonio legittimo tra Rhaegar Targaryen e Lianna Stark. Sam non le dà assolutamente corda, noi sì. Ma in realtà la scena con Jon e Drogon aveva continuato ad incalzare sulla cresta di questa teoria. Ed ora è qui, più forte che mai.

Per cui a tutti quelli che desidererebbero una storia d’amore tra Daenerys e Jon, facciamo i migliori auguri!

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