Game of Thrones - Il Trono di Spade

Game of Thrones: Recensione dell’episodio 6.02 – Home

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Game of Thrones regala un episodio carico di tensione e di colpi di scena, dove le pedine sulla scacchiera continuano a muoversi

Cosa ci fa sentire a casa? Una persona, un profumo, un oggetto? Si tratta probabilmente di tutti questi elementi e tanti altri, si tratta di un sentimento amplificato ancor di più se si ha la consapevolezza che casa nostra non sarà mai più la stessa, che quello che ci spinge a ricordarla con affetto e con devozione é anche la consapevolezza di non poterla più considerare un luogo sicuro né un rifugio. Spesso si tratta della consapevolezza di non poterci tornare affatto, a casa, sempre che casa la si possa ancora chiamare. I personaggi (ancora in vita) di Game of Thrones si scontrano inevitabilmente con tutte queste riflessioni e sono costretti a farci i conti, ognuno a modo proprio.

got_602_4Da una parte ci sono gli Stark e la loro famiglia devastata. Winterfell non è più quel rifugio, quel porto sicuro che Bran scorge nelle sue visioni, suo unico contatto con la realtà nella sperduta desolazione del freddo al di là della Barriera. Rivedere suo padre, lo zio Benjin e la zia che non ha mai conosciuto è piacevole ma non lo è ricordare, dopo pochi istanti, che sono morti, tutti loro. Proprio come sono morti sua madre e suo fratello, proprio come il resto della sua famiglia è disperso e sparpagliato in giro per i Sette Regni, se non perfino oltre. Non ci sorprende dunque vedere una Sansa rincuorata dalle poche parole di Brienne, che le racconta del suo breve e burrascoso incontro con la sorella Arya, vestita come un ragazzaccio e ormai lontana da Westeros come solo una mendicante di Braavos potrebbe essere. Anche Sansa realizza come Winterfell non sia più una casa, come il luogo in cui ha trascorso la sua infanzia ora sia l’esatto contrario di ciò che un tempo è stato, come si sia trasformato in un incubo, sia ad occhi chiusi che da sveglia. La speranza di raggiungere Jon è l’unica che la spinge ad andare avanti, anche quando Theon le confessa di non poter continuare il viaggio al suo fianco. Ferisce la sua scelta, soprattutto dal momento che restare al servizio della giovane Stark, effettivamente l’unica erede al trono del Nord, avrebbe potuto essere la redenzione di cui aveva bisogno. Ma poi ci torna in mente la sfilza di orrori perpetrati da Theon e il numero di morti che la sua spada conta e si va incontro alla consapevolezza che nemmeno prendere il nero dei Guardiani della Notte potrebbe essere sufficiente a salvarlo dai suoi demoni.

got_602_5Demoni che perseguitano tutti, nessuno escluso. Ad approdo del Re Cersei vive rinchiusa in casa sua, prigioniera del figlio che si sente responsabile del destino che le è toccato, responsabile di non aver usato il pugno di ferro dei Lannister invece delle carezze dei fiori dei Tyrell per liberare sua madre e sua moglie, ancora per altro prigioniera. Ormai nulla resta della regina che un tempo dominava il destino dei Sette Regni, se non il guscio di una donna in cerca di vendetta, stanca di perdere le persone che ama e di lottare per poter restare a galla mentre gli altri inevitabilmente colano a picco. Nemmeno il ritorno di Jamie riesce a rincuorarla e lo stesso destino del Lord Comandante è incerto, dal momento che lo lasciamo circondato dagli stessi fanatici che avevano intrappolato la sorella-amante e che non temono il giudizio di nessuno, nemmeno quello della sua spada. La verità è che King’s Landing è ormai il guscio vuoto di quello che era un tempo, privo di storie interessanti o trame ancora fondamentali da narrare. Le posizioni ora si trovano invertite e lì dove un tempo la Barriera e il Nord erano spesso ‘contorno’ delle vicende della Capitale adesso sono invece protagoniste, insieme alle vicende della Baia degli Schiavi nonché di Braavos.

got_602_3Proprio a Braavos Arya continua a combattere, quotidianamente picchiata da un bastone che non vede e ferita da un avversario troppo in gamba per lei. Quando Jaqen le offre l’opportunità di dormire sotto un tetto, di mangiare o perfino recuperare la vista in cambio del suo nome – un nome che la ragazza deve dimenticare a tutti i costi – lei non cede e con una caparbietà che solo una Stark può sfoderare tiene la sua posizione. Viene ricompensata, certo, dal momento che viene effettivamente salvata dalla sua condizione di mendicante ma, viene da chiedersi, per quale futuro? Uno con la vista, uno senza di essa? Cosa attende la giovane Stark che, ormai, non si chiama più nemmeno così? Di certo non rischia di finire abbrustolita da un drago, come succede invece a Tyrion, che decide di farsi una scampagnata nelle cripte di Mereen per guadagnarsi la fiducia dei due draghi tenuti prigionieri dalla Khaleesi, ancora dispersa. Un piano rischioso e, se vogliamo, dall’esito fin troppo ottimista, quello che intraprende il Lannister. Mi risulta molto difficile pensare che due draghi grandi e grossi, che hanno quasi staccato un braccio alla madre quando quest’ultima aveva tentato di richiamarli all’ordine durante un pasto, restino tanto mansueti di fronte ad uno sconosciuto. Mi rendo anche conto delle esigenze di trama, in cui l’aiuto dei draghi può risultare non solo essenziale ma perfino interessante per i piani di Tyrion, ma dargliela vinta così facilmente – a mio avviso – è stata una leggerezza.

game of thronesSe ci interessa pià Mereen di King’s Landing è anche vero che ci interessa anche di più il Nord, che ormai è la parte oggettivamente più interessante della vicenda. E’ proprio al Nord che vediamo emergere due trame essenziali, oltre a quelle già citate di Bran, Sansa e Theon, una a Winterfell e l’altra alla Barriera. Lord Bolton ha un figlio dalla moglie, un maschio, e subito Ramsey gli pianta un pugnale nel petto, prima di dare in pasto ai propri cani la matrigna e il fratellino appena nato. Se c’erano dubbi su chi potesse riempire il posto vuoto lasciato da Joffrey in qualità di ‘pazzo maniaco omicida’, da adesso in poi possiamo tranquillamente dire che Ramsey vince il premio e sbaraglia tutta la concorrenza. Non batte ciglio quando uccide il padre, unica figura che pensavamo avesse un qualche tipo di potere su di lui, e nemmeno si impressiona quando due persone vengono sbranate davanti a lui. Il suo piano è semplice e prevede prendere il controllo del Nord riportando Sansa a casa, per picchiarla e maltrattarla ulteriormente, e guadagnare così la lealtà delle casate ancora titubanti sul suo ruolo di leader. Per farlo è anche disposto a togliere di mezzo il Lord Commander – come se non fosse già morto.

got_602_1Arriviamo alla parte più interessante – si, lo so che vi ho fatto sudare prima di parlarne! Jon Snow è vivo, viva Jon Snow! Non c’erano dubbi sul fatto che Jon Snow sarebbe risorto, la domanda fondamentale restava il quando ed il come. Il come naturalmente passa per le mani Melisandre, che sapevamo nascondere qualche asso nella manica. La donna rossa a cui il primo episodio aveva dedicato il suo titolo, malgrado non abbia più speranze nel suo Dio della Luce e neppure nelle sue capacità, si lascia convincere da Ser Davos a provare a resuscitare quel Lord Commander di cui tutti hanno così disperatamente bisogno. La donna sembra fallire e tutti di rassegnano all’idea che nemmeno una bella lavata e una visita dal barbiere possa salvare Jon Snow ma quando Spettro si volta a guardare il suo padrone sappiamo tutti che è vivo ancor prima che gli si aprano gli occhi. Forse dopotutto Sansa potrebbe ancora ritrovare il fratello! Non sappiamo ancora che ripercussioni potrà avere la resurrezione di Jon Sno – #finalmenteunagioia – ma di certo questo sarà un elemento fondamentale negli sviluppi di questa stagione.

Un episodio ben gestito, questo secondo di Game of Thrones, con un crescendo progressivo che arriva al botto finale e fa benissimo il proprio lavoro, quello di sorprendere e stupire. Forse viene da chiedersi se gli autori non stiano uccidendo un po’ troppi personaggi, ora che non hanno alcun tipo di costrizione dettato dalla pagina scritta: dopo un tot potrebbero non restare personaggi da uccidere, non vi pare? Il titolo dell’episodio ben si sposa con l’intreccio delle diverse storyline, dalla Barriera alle Isole di Ferro, fino a King’s Landing e quindi a Mereen, in cui i diversi personaggi si interrogano ora sulla casa perduta, ora su un luogo che casa potrebbe ancora diventarlo. Conteggio di morti a parte, una seconda stagione che non sta deludendo e che continua a sviluppare una trama interessante. Che poi, in fondo, lo sapevamo tutti che non era davvero morto, no? Per dimostrarvelo, ecco alcune delle migliori reazioni su twitter alla notizia della sua ‘resurrezione’.

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