Game of Thrones - Il Trono di Spade

Game of Thrones: Un pasticcio senza burro – Recensione episodio 7.02

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Nella vita di ognuno di noi capitano ogni tanto le “brutte giornate”, intendendo come tali quelle strane condensazioni di eventi nefasti nell’arco temporale di sole 24 ore. Uno sbaglio imprevisto sul lavoro, il treno che ritarda, il figlio scordato a lezione di Judo, la bici rubata, la pioggia senza ombrello, il vestito che si rompe, la signora del bar che fa il resto in monete da 20 centesimi, il cellulare che finisce il credito…tutto questo nello stesso giorno. Accadono, e di solito si risolvono con una bella dormita e qualche aspirina, ma quello che resta però non sono i singoli eventi sfortunati che si sono accavallati in poco tempo, piuttosto a distanza di anni capiterà di ripensare a quella brutta giornata in cui tutto è andato storto senza ricordare di preciso cosa. Le brutte giornate sono dense di eventi memorabili che da soli basterebbero a infastidire una persona normale, che alla fine però ricordiamo solo come sensazione generica di rabbia, magari urlando al cielo anche tesi complottiste.

Dopo una premiere equilibrata e ben scritta, capace di portare a casa facilmente il compito richiestole Game Of Thrones torna con un secondo episodio che, proprio come una brutta giornata è un enorme polpettone di eventi molto importanti, ma che perdono di significato a causa della fretta con cui sono accatastati uno dopo l’altro dagli sceneggiatori.

TRA INTRIGHI POLITICI, PROFEZIE E BATTAGLIE NAVALI

Game of Thrones Season 7 Episode 2

Gli equilibri politici di Westeros stanno mutando, la madre dei draghi appoggiata da Tyrion, sceglie un piano poco sanguinario per conquistare il Trono e dimostra di essere attenta alle personalità che la circondano dedicando tempo e dialoghi sia ad Olenna che a Varys. La puntata però entra subito in modalità “frullatore” quando Melisandre, comparsa dal niente, non solo convince Deanerys a incontrare Jon Sow ma chiarisce una volta per tutte che le profezie riguardanti il “Principe che fu promesso”, colui che salverà il mondo dalla lunga notte, non si riferiscono ad un uomo ma potenzialmente anche ad una donna senza però aggiungere altro. Allo stesso modo, se a Grande Inverno è lasciato spazio a Jon per convincere il suo concilio della necessità di un contatto con la nuova pretendente al Trono di Spade, poco spazio ha il dialogo con Ditocorto che, oltre ad avvenire tra la tomba di Ned e quella di Lyanna (madre di Jon), sembra voler accennare a una similitudine tra Jon e Ned Stark, ma a causa della recitazione granitica di Kit Harington e del minutaggio scarso perde di significato e sembra più un litigio tra due rivali in amore. Le cose non cambiano ad Approdo del Re dove, nonostante la ballista di Cercei possa essere figa e far presagire la morte di uno dei tre draghi, i dialoghi tra Jamie e il padre di Sam (Tarly) risultano un po’ deboli e l’opera di convincimento di Jamie ha successo troppo presto e troppo facilmente. Si salva la storyline di Sam a cui vengono dati da studiare alcuni volumi relativi al passato dei Sette Regni, in cui probabilmente potrebbe scoprire dettagli sull’identità di Jon Snow, e che sceglie di curare Ser Jorah aggiungendo alla lista di motivazioni per la sua espulsione dalla cittadella anche questa. Minutaggio inutile e evitabile quello dedicato a Missandei e Verme Grigio e alla storyline di Arya. Nel primo caso la scena è buttata a caso e non aggiunge niente ai due personaggi nel secondo se vogliamo ribadisce concetti già noti. Nonostante possa apparire strano che Arya, che ha vestito per diversi giorni i panni di Walder Frey, e che è andata a spasso per la foresta non abbia appreso della battaglia dei bastardi, la scena della taverna è carina e funzionale al cambio di rotta, meno utile lo spreco di CGI per Nymeria che avremmo preferito incontrare nuovamente in una scena di battaglia e non così, messa lì a ribadire che Arya non è più la stessa di quando è partita.

L’errore più grosso dell’episodio e ciò che dona l’idea di essere in un frullatore di avvenimenti che meriterebbero più attenzione è la battaglia navale. Nonostante sia il momento più intenso dell’episodio e che visivamente sia realizzato molto bene, accade troppo in fretta e il personaggio di Euron ne esce fuori come l’ennesimo pazzo furioso che Got ha già visto arrivare e cadere, invece di dare struttura al personaggio lo banalizza nel solito folle con armi strane, Joffrey aveva la balestra, Ramsey i cani lui un’ascia a forma di totano e psicosi verso i parenti. Inoltre non è un po’ strano che l’alleanza tra Daenerys e Dorne prevedesse di portare nel continente occidentale solo le vipere? Non è un’organizzazione militare tanto geniale. Si salva Theon che resta fedele a sé stesso non solo come Reek (che fa rima con “weak” come diceva Ramsey) ma al suo personaggio da sempre privo di spina dorsale, ed è notevole la performace attoriale di Alfie Allen.

UNA SCENEGGIATURA CHE VUOLE DIRE TROPPE COSE IN POCO TEMPO

game of thrones

L’aspetto interessante di questo secondo e confusionario episodio è che anticipa avvenimenti che potenzialmente potevano avvenire successivamente e decide di pressare tutto insieme, forse per la fretta delle cose da narrare nei prossimi episodi. Appare chiaro che dopo stagioni piene di episodi vacui fosse necessario tirare le fila del discorso e cambiare marcia verso il finale, ma la fretta non porta a nulla se non alla sbadataggine, è giusto dedicare così tanto tempo a personaggi secondar quali Sam e Ser Jorah e Olenna e Missandei, a discapito di un approfondimento sui protagonisti veri? Sarebbe più giusto cercare un giusto equilibrio tra la lentezza delle scorse stagioni (tipo la quinta) e la furia narrativa di questo episodio?

La volontà di portare avanti due trame contemporaneamente, quella del Trono e quella degli Estranei, potrebbe risultare una scelta che privilegia l’azione e l’adrenalina ma sacrifica la storia banalizzando un po’ le cose, come con Arya che ha bisogno del cuoco dell’osteria per sapere cosa succede a casa sua. Sarà necessario aspettare le parti dedicate a Bran, che ricordiamo ha il marchio degli estranei addosso, e al Mastino, che è diretto al Nord con la Fratellanza, per capire quanto la faccenda degli estranei peserà in questa stagione.

Ognuno è schierato ai posti di partenza, incombono due confitti e alleanze scoppiettanti, noi speriamo che gli sceneggiatori dopo questa brutta giornata vadano a dormire e ripartano con più discernimento e coscienza della storia meravigliosa che hanno tra le mani.

Good Luck!

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