Cinema

Gaga: Five Foot Two: la recensione del documentario Netflix dedicato alla popstar

Gaga: Five Foot Two

Titolo: Gaga: Five Foot Two

Genere: documentario musicale

Anno: 2017

Durata: 100

Regia: Chris Moukarbel

Cast principale: Lady Gaga; Mark Ronson; Florence Welch; Jeo Germanotta; Bobby Cambpell

Che siate o meno fan di Lady Gaga, la visione di questo documentario non potrà lasciarvi indifferenti. Gaga: Five Foot Two segue la vita privata e lavorativa di Miss Germanotta durante la lavorazione all’album Joanne e il successivo tour promozionale, per concludersi con quello che sarà la serata più importante della sua carriera: l’half time show al Superbowl LI.

Prodotto da Netflix e Gaga stessa, il documentario è disponibile su sulla piattaforma streaming dallo scorso 22 settembre.

Il regista Chris Moukarbel ci mostra la popstar nel suo intimo, nella sua vita di tutti i giorni, tra pranzi con la famiglia (una grande costante per tutto il documentario) e le registrazioni dei nuovi brani. A colpire è la fragilità di una ragazza, ormai donna, che si ritrova a 30 anni a dover fare i conti con se stessa e con il tipo di persona che è diventata. Abbandonati i fasti e le stravaganze che hanno contraddistinto la sua musica e la sua iconografia fino all’album precedente (Artpop), la musicista si mette a nudo come non aveva mai fatto.

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Oltre al fortissimo legame con il padre e il resto della sua numerosa famiglia, al centro della narrazione troviamo il rapporto che la cantante ha con il suo produttore Mark Ronson. I due lavorano insieme, passo dopo passo, canzone dopo canzone. E nei loro scambi si nota una sintonia perfetta tra i due, nonostante la freddezza tipica britannica di Ronson, molto impacciato davanti ad uno dei (tanti) momenti in cui Gaga scoppia in lacrime mentre lo abbraccia.

Se siete sui fans, sapete già la storia che si cela dietro Joanne e agli altri brani del disco, ma il documentario va ancora più nel profondo: Joanne era la sorella di suo padre, morta giovanissima, ma con grandi ispirazioni artistiche. Mentre sfoglia i ricordi della ragazza insieme alla nonna, non è difficile comprendere perché Gaga si riconosca così tanto in Joanne e veda se stessa tra le righe scritte a mano dalla zia.

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Un altro filo che lega tutte le scene del documentario è il dolore, quello fisico, che colpisce l’artista costantemente. Proprio recentemente Gaga ha annunciato di soffrire di fibromialgia, una malattia che provoca dolore e rigidità muscolare (e proprio a causa del persistere della sua condizione si è vista costretta a rimandare il tour Europeo, che doveva fare tappa anche qui in Italia). E così una professionista e stakanovista del lavoro, che cerca di dare tutta se stessa sul set del suo videoclip o di American Horror Story, crolla sotto il peso di un dolore che la distrugge anche psicologicamente.

Gaga: Five Foot Two vi spezzerà il cuore in più di un’occasione, ma soprattutto vi farà apprezzare un’artista che ama il suo lavoro e cura ogni sua canzone ed esibizione  in maniera maniacale. Se cercate la Gaga di Poker Face, resterete in parte delusi: Stefani Germanotta qui si mette a nudo senza maschere e abiti appariscenti, mostrandoci tutte le sue fragilità.

 

Uno dei momenti musicali più belli del documentario è una versione piano e voce di Bad Romance, cantata da Gaga durante i festeggiamenti per il cantante Tony Bennet.

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