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Freak show: la recensione del film di Trudie Styler con Alex Lawther – Anteprima dalla Festa del Cinema di Roma

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Titolo: Freak show

Genere: dramedy

Anno: 2017

Durata: 1h 35min

Regia: Trudie Styler

Sceneggiatura: Patrick Clifton, Beth Rigazio

Cast principale: Alex Lawther, Abigail Breslin, Bette Midler, AnnaSophia Robb

Piccole note autoreferenziali: come diamo il voto ad un film? Facendo la media tra aspetti tecnici (regia e fotografia), il modo in cui una storia viene scritta (sceneggiatura), le capacità attoriali del cast (recitazione) e quella parte inevitabilmente personale (coinvolgimento emotivo). Ma cosa fare quando un film zoppica in più categorie, ma eccelle in una? Un po’ come quando il collegio dei professori deve decidere che fare di un alunno che stenta in tante materie, ma è molto sopra la media in una di esse. Ecco, cosa fare con Freak show?

Freak showUn protagonista larger than life

Opera prima di Trudie Styler (moglie di Sting), Freak show arriva in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice va in città. Scelta non casuale perché le pellicole in questa categoria si rivolgono ad un pubblico giovane in età scolare (ed infatti molte proiezioni sono riservate alle scuole) e intendono comunicare messaggi educativi. Come lo è appunto la storia di Billy Bloom.

Cresciuto nell’adorazione per una madre non convenzionale che intende vivere la vita come un continuo spettacolo sopra le righe, Billy è un liceale omosessuale che non intende nascondere la sua natura neanche quando è costretto ad andare a vivere con il rigido padre nella bigotta provincia americana. Anzi, al contrario, Billy vuole essere sé stesso contro tutto e tutti e lo chiarisce immediatamente già nel suo primo giorno di scuola. Non è solo il modo di presentarsi con abiti effeminati e trucco evidente, ma soprattutto il suo non nascondersi ed anzi interagire subito con gli altri ragazzi che lo additano tra risa di scherno e sguardi scioccati. Memore degli insegnamenti materni, Billy è sinceramente convinto che se la vita ti colpisce forte, tu devi reagire colpendola ancora più forte.

Così, se i tuoi compagni di classe vogliono deridere il tuo modo di vestire, vestiti in maniera ancora più buffa e irridente per mostrare loro che il tuo orgoglio è più forte della loro derisione. Se gli altri vogliono isolarti, tu mettili all’angolo con l’ironia contro cui non sanno reagire. Se la loro rabbia vuole sfogarti su di te, tu provocali portandoli oltre il limite sacrificando anche te stesso per sbatterli fuori una volta per tutte. Dovrai volare più in alto di tutti fino ad essere esausto per la fatica di continuare a battere le ali ed arrivare così in cielo che nessuno sarà più capace di capire che cosa sta guardando. Ma alla fine non brucerai come Icaro perché ci sarà chi ti accoglierà quando vorrai posarti a terra per riposare. E sarai qualcosa di unico, qualcosa di larger than life.

Freak showDire la cosa giusta nel modo sbagliato

Freak show è un film che vive del suo protagonista interpretato magnificamente da un Alex Lawther (già visto nel meraviglioso Shut up and Dance, terzo episodio della terza stagione di Black Mirror) a cui è facile pronosticare un brillante futuro coerente con il suo radioso presente. Il problema è che lo splendore glitterato del suo personaggio principale finisce per abbagliare regista e sceneggiatori che non riescono ad affrancarsi dal suo ruolo predominante.

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La storia di Billy è un chiaro invito a recuperare valori come la tolleranza e il rispetto per gli altri che sono tanto semplici quanto drammaticamente dimenticati nella società di oggi. Bullismo ed omofobia sono tumori maligni che sempre più spesso infestano quegli ambienti scolastici dove i ragazzi dovrebbero apprendere come combatterli nel mondo fuori dalla scuola. Invece, accade proprio l’opposto con i comportamenti intolleranti che sfondano gli argini educativi e fanno marcire animi immaturi. Da questo punto di vista, film come Freak show sono importanti e, indipendentemente dal loro valore artistico, andrebbero comunque fatti vedere ai ragazzi.

Solo che una lezione importante richiede anche il modo giusto di comunicare. Questo non riesce completamente in Freak show che ripete troppo spesso gli stessi momenti finendo per assomigliare ad una petulante maestrina annoiata che va avanti a memoria senza più sapere neanche lei cosa sta dicendo. Il fascino delle messe in scena di Billy è talmente magnetico che il film si blocca su di esso e non riesce ad andare avanti preoccupandosi solo di mettere il suo protagonista al centro di cliché scontati (l’amicizia con il quarterback Skip bello e incompreso, l’ostilità delle cheerleader tanto graziose quanto oche, la sfida per dare voce a chi non ha voce, la redenzione dei cattivi e la vittoria dei buoni, l’evoluzione del rapporto con i genitori). Una serie di episodi che diventano troppo prevedibili annacquando il messaggio iniziale che viene percepito come una scorciatoia furba per guadagnarsi l’applauso del pubblico piuttosto che un sincero desiderio di comunicare un messaggio fondamentale.

Freak showTra alti e bassi

Freak show è un’opera prima che può avvalersi del background di Trudie Styler per non partire da zero. Sebbene sia alla sua prima regia, la Styler da tempo lavora nel mondo del cinema e della tv come produttrice di successo. Proprio questo le permette di avere come direttore della fotografia quel Dante Spinotti che tiene alto il nome della scuola italiana. Pur non essendo uno dei suoi lavori migliori, anche in questo film la mano del prestigioso maestro si vede nella pulizia delle immagini e nella luce che esalta i costumi elaborati.

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Meno ispirato è, invece, il casting che non sempre indovina l’attore giusto per il ruolo giusto. Senza voler ovviamente dire nulla sulle forme più curvy della giovane attrice americana, Abigail Breslin sembra comunque troppo lontana dall’ideale della reginetta del ballo che dovrebbe interpretare. Anche i continui riferimenti ad un cattolicesimo bigotto opposto alla liberalità vitale di Billy sono troppo manierati per essere credibili. Va meglio AnnaSophia Robb nella parte della logorroica Blah Blah Blah che viene ben caratterizzata dall’aspetto volutamente anonimo e dalla frenesia dei modi. Ordinaria la prestazione di Ian Nelson come Skip, mentre è gustosa la partecipazione di Laverne Cox. Solide come è lecito attendersi da attori di grande esperienza le performance di Bette Midler e Larry Pine nel ruolo dei genitori di Billy.

Dati questi alti e bassi il problema con Freak show è quello a cui si faceva riferimento all’inizio. Che si fa con un alunno claudicante in molte materie, ma eccellente in poche? Magari non senza se e senza ma, però comunque e certamente lo si promuove.

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