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Everything Sucks! Crescere negli anni Novanta – Recensione dei primi due episodi della nuova serie Netflix

Everything Sucks!
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Ci sono i favolosi anni Cinquanta di Elvis e Dean Martin. E poi i ribelli anni Sessanta di James Dean. E i tormentati Settanta con la droga e il punk. E i magnifici anni Ottanta dei paninari e delle Timberland. E poi tocca ai Novanta così vicini nel ricordo eppure così lontani nel tempo. Potevano mai sfuggire a Netflix? Poteva mai mancare una serie come Everything Sucks!?

Everything Sucks!
Divertimento con un pizzico di nostalgia

27 Settembre 1996, Boring, Oregon. Sono queste le coordinate spazio-temporali che la prima scena di Everything Sucks! fornisce allo spettatore per chiarire subito il dove e il quando la storia si svolgerà. Si tratta, tuttavia, di una precisazione ad uso e consumo dei millennials (Che ne sanno i 2000 canterebbe qualcuno come sottofondo a questa recensione) perché i tardo trentenni e i neo quarantenni non fanno alcuna fatica a riconoscere quello che hanno vissuto in un passato che si può forse dire remoto, ma la cui memoria è tanto vivida che è difficile rendersi conto di quanto quei ricordi siano, in realtà, ormai vestigia di un tempo che fu.

Everything Sucks! caratterizza immediatamente quegli anni accodandosi alle tante operazioni nostalgia che sempre più frequentemente si vedono nelle serie tv di successo. Stranger Things docet con la sua ricostruzione pop degli anni Ottanta, ma anche un prodotto di tutt’altro genere come Dark non si è lasciata sfuggire l’occasione di ricordare quello stesso periodo. Lo stesso fa Everything Sucks spostando però le lancette dell’orologio avanti di un decennio, ma immergendosi ancora di più in un’atmosfera frizzante fatta di citazioni tutte volutamente spensierate.

E così via ad una sequela di abiti, acconciature, accessori, scarpe che magari qualcuno ancora avrà in fondo all’armadio e sicuramente in qualche album di foto (quando ancora le foto si sviluppavano invece che conservarle sulla memoria dello smartphone e in un etereo cloud). Spazio a walkman con le canzoni sentite su MTv e ai VHS con le riprese fatte con ingombranti videocamere che ci si portava appresso solo quando c’era qualcosa che valesse davvero la pena di immortalare e non l’ennesimo gattino coccoloso o vaiassa urlante. Largo alle discussioni infinite sugli ultimi film visti rigorosamente al cinema e non pescati in qualche torrent. E tutti zitti per non parlare delle riviste porno da nascondere nei cassetti o sotto il letto per scoprire la sessualità clandestinamente invece che farsele sbattere in faccia ad ogni pop up che si apre pure quando non lo stavi cercando.

Figlio anch’esso di quella generazione di autori quarantenni che non riescono a non parlare di ciò che conoscono perché hanno vissuto in prima persona (e qui l’ideatore della serie Ben York Jones partecipa anche come attore vestendo i panni del prof non convenzionale), Everything Sucks! sposa il lato allegro della nostalgia offrendo una ricostruzione dove a dominare sono le note divertenti per dipingere con vivaci colori pastello un periodo che è innegabilmente padre degli ipertecnologici anni moderni.

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Everything Sucks!
Ragazzi comuni per problemi comuni

In questi stessi anni era ambientata anche The End of the F***ing World, la serie capolavoro presentata da Netflix poco prima di questa Everything Sucks!. Ma è solo un caso (forse non voluto, forse cercato) perché nulla potrebbe essere più diverso di questi due prodotti. Luke e Kate non sono solo più giovani di James e Alyssa. Soprattutto, sono dopotutto ragazzi ordinari che trovano a confrontarsi con problemi comuni. Luke non ha la carica esplosiva di James e Kate non è scossa dal desiderio di fuggire verso un proprio io di Alyssa. Sono piuttosto due adolescenti che devono trovare il proprio modo di integrarsi in un ambiente nuovo che, nonostante le mille difficoltà, non hanno alcuna intenzione di condannare o avversare.

Non è un caso che Luke sia iscritto al primo anno delle superiori, mentre Kate sia solo un anno più grande. Perché questa loro condizione li rende quasi dei pesciolini inesperti che non conoscono ancora l’acquario in cui li hanno messi a nuotare. Una vasca colorata piena di cose da scoprire con entusiasmo come fa Luke che parte in quinta con tutta la forza delle sue speranze e il desiderio di vivere mille opportunità sognate. Ma anche una prigione dorata in cui guardarsi dai pesci più grandi che possono farti male senza motivo alcuno che un malsano divertimento come invece ha dovuto imparare presto Kate. L’incontro tra i due alimenta la serie arricchendola di un gioco di allegri contrasti che smorza gli immancabili drammi personali (il padre fuggito via per Luke, la madre morta per Kate) riducendoli ad attimi fugaci da dimenticare in fretta.

Complici sono ovviamente anche gli altri personaggi che ronzano intorno ai due estratti da un campionario di luoghi comuni che elenca il nerd precisino timoroso di tutto (ossia Sheldon Cooper al liceo) e l’amico perennemente allegro e pronto ad equivocare ogni cosa, l’amica impacciata e il sovrappeso pronto a mangiare la qualunque e di più, il padre amicone che imbarazza la figlia e la madre lavoratrice che ha sempre la parola giusta. Tutto molto poco originale, invero, ma servito senza alcuna pretesa di innovazione e con il sincero scopo di invitare chi guarda a non aspettarsi nulla più di una serie da seguire in pieno relax.

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Everything Sucks!
Crescere senza farne un dramma

A rafforzare questa sensazione è anche il modo in cui il bullismo viene affrontato in Everything Sucks!. Le voci messe in giro sul conto di Kate e l’isolamento a cui la condanna l’essere figlia del preside della scuola possono (e sono) sicuramente atti di bullismo, ma siamo anni luce dalla drammaticità di 13 Reasons Why. E a farlo capire è anche la decisione di affidare il ruolo dei bad guys all’improbabile coppia Oliver – Emaline che esordiscono inscenando una scena madre in stile Romeo e Giulietta in sala mensa e che litigano nei corridoi parlando in versi simil shakespeariani. Una scelta insolita che rende quasi comici anche i due villain sminuendo quindi la portata delle loro offese.

Anche perché, pur senza saperlo, le loro non sono davvero bugie. Perché Kate accetta l’elaborato invito di Luke solo per tacitare le voci che la additano come omosessuale e non perché ci tenga a lui. E tuttavia questo opportunismo non è cattiveria gratuita, ma un modo affrettato di rimandare la risposta ad una domanda che lei stessa si pone circa il suo orientamento sessuale. Perché scoprirsi omosessuali non è un crimine, ma doverlo confessare a sé stessa prima e al resto della scuola in quegli anni non era neanche un gioco spensierato.

Everything Sucks! non passerà probabilmente alla storia delle serie tv. Ma neanche intende farlo. Dieci episodi di 20 – 25 minuti sono un esplicito invito ad un binge watch da portare avanti come un riposante viaggio in un tempo che fu. Quando crescere senza farne un dramma era ancora facile.

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