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Drug Lords: il true-crime non è mai abbastanza – Recensione episodio 1.01 su Pablo Escobar

Drug Lords

We love druggie dramas! In attesa delle nuove stagioni di Narcos ed El Chapo, Netflix sa che c’è una parte molto ampia di pubblico letteralmente affamata di true crime, per il quale sparatorie, scorrimenti di sangue e vendette non sono mai abbastanza. Per soddisfare la sete di sangue di questa parte di pubblico Netflix è giunta in soccorso con l’inserimento in archivio di alcuni documentari dedicati al narcotraffico mondiale. Uno di questi show è Drug Lords, una serie di documentari composta da quattro episodi incentrata su alcuni tra i più brutali Signori della Droga degli ultimi anni. Ogni episodio di 45 minuti contiene spezzoni di telegiornali, riprese originali e interviste a ufficiali, poliziotti, giornalisti e membri delle gang sopravvissuti alla sanguinosa battaglia organizzata dalla DEA e dai governi mondiali per porre fine al narcotraffico che ha imperversato per anni in Sud America e non solo.

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Il primo episodio della prima stagione è incentrato ovviamente su Pablo Emilio Escobar Gaviria. Sottolineiamo “ovviamente” in quanto Pablo Escobar è stato uno dei più noti e ricchi trafficanti di cocaina di sempre, tanto da aver fondato la più potente organizzazione criminale temuta al mondo: il Cartello di Medellín.

A introdurre la nascita e la caduta dell’impero di Pablo sono Steve Murphy e Javier Peña, due agenti speciali della DEA che hanno prestato servizio dalla seconda metà degli anni ’80 al 2013/2014, ovvero pochi anni dopo la morte di Pablo Escobar. Avete proprio capito bene, “quei” Murphy e Peña protagonisti della serie televisiva Narcos che hanno reso quest’ultimo show un must per gli amanti dei druggie dramas.

Steve Murphy e Javier Pena

Drug Lords, perchè il true-crime non è mai abbastanza.

Se avete già visto Narcos probabilmente quanto raccontato dal primo episodio di questa docu-serie non vi offrirà nulla di nuovo. Tuttavia osservare i resoconti degli intervistati, come gli ex sicari di Pablo Escobar o gli agenti della DEA vi fa capire, maggiormente rispetto alla serie tv Narcos, l’enorme tragedia che ha coinvolto la Colombia dal 1980 a fine anni ’90 a causa del traffico di cocaina.

Innanzitutto parliamo di numeri e… soldi. Subito ad inizio episodio gli agenti della DEA ci aiutano a fare “quattro conti” per capire l’ammontare di soldi che ruotava attorno a Pablo. Nel 1982 il cartello di Medellín trafficava su base giornaliera ben 2.500 chili di cocaina e il suo business era stimato intorno ai 2 miliardi di dollari al mese.

Il Robin Hood della Colombia, così viene denominato Pablo durante alcuni spezzoni della puntata, sin da giovane aveva capito che lo street crime non era abbastanza ed è così che a metà degli anni ’70 unisce le forze con tre criminali, Carlos Enrique Lehder Rivas, Jorge Luís Ochoa Vásquez e José Gonzalo Rodríguez Gacha. Il gruppo inizia ad acquistare e rivendere il prodotto più lucrativo della Colombia, la cocaina, creando il cartello di Medellín.

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I calcoli riportati nel documentario sono strabilianti. Un chilo di cocaina costava, in produzione, 1.000 dollari e altrettanti 4.000 dollari erano richiesti per il trasporto per via aerea, dalla Colombia alle Bahamas, e navale, dalle Bahamas a Miami. L’investimento iniziale per un chilo di cocaina era dunque di 5.000 dollari, ma la vendita a Miami negli anni ’80 portava i criminali ad ottenere ben 80.000 dollari. Al giorno il cartello produceva e trasportava 2.500 chili di cocaina che davano un profitto di 188.000.000 dollari.

A differenza di altri show, Drug Lords ci permette di ascoltare le testimonianze di persone vicine a Pablo. In questo episodio facciamo la conoscenza di Jhon Jairo Velásquez Vásquez detto Popeye, il sicario più temibile di Medellín. E’ Popeye che accompagnerà Pablo Escobar praticamente sino alla fine, seguendo passo a passo i suoi ordini e diffondendo terrore e sangue lungo tutta la Colombia. Popeye è stato il più efferato ed efficiente killer di Pablo Escobar, tanto da aver pianificato tra gli anni ’80 e gli anni ’90 circa 3.000 omicidi ed eseguito di persona altrettanti 300, sempre in nome di Pablo da lui ritenuto addirittura un Dio.

Jhon Jairo Velásquez Vásquez - Popeye

Il resoconto di questi durissimi anni nella storia della Colombia è impressionante e agghiacciante, soprattutto sentito raccontare dai protagonisti dell’epoca ovvero dallo stesso Popeye e parallelamente dai due agenti della DEA: Steve Murphy e Javier Peña.
Molti telespettatori potrebbero inorridirsi nell’apprendere quante persone Pablo Escobar abbia pagato nel corso della sua vita, ma è lo stesso Javier Peña a ricordarci che la paura e le minacce di morte, anche verso i propri familiari, possono facilmente e comprensibilmente cambiare idea e corrompere anche i più onesti al mondo.

“A lot of people started taking the money, and you know what? I do not blame them for taking the money” – Javier Peña

La docu-serie riprende anche le elezioni americane del 1981 che portarono Ronald Reagan alla Casa Bianca, passando poi per le coraggiose indagini di Guillermo Cano Isaza, direttore del quotidiano El Espectador e al raid deciso dal Ministro della Giustizia Rodrigo Lara Bonilla a Tranquilandia, uno dei più grandi e più noti laboratori di cocaina del Cartello di Medellín ubicato nella giungla. Sino ovviamente alla vendetta di Pablo ed è lo stesso César Augusto Gaviria Trujillo, Presidente della Colombia dal 1990 al 1994, a descrivere nel documentario questi terribili momenti. La sua voce è rotta, il suo sguardo lucido. Rimanere impassibili nell’ascoltare il racconto di quest’uomo è impossibile.

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La lenta caduta di Pablo Escobar.

Dall’apice del terrore, Drug Lords passa anche alla mossa inaspettata di Pablo Escobar ovvero alla decisione di costituirsi e rinchiudersi ne La Catedral, la prigione privata “di lusso” dove Pablo vive per cinque anni caratterizzati da montagne di droga, orge, marijuana, alcol e divertimenti. Ma ben presto il Signore della droga è costretto nuovamente a scappare tornando, ancora una volta, ad essere un bersaglio per il governo.

E’ durante questa fuga che tutto inizia a cadere attorno a Pablo che si ritrova in poco tempo completamente solo. La sua fuga è invana e Drug Lords ce lo ricorda anche attraverso la famosissima foto con Pablo deceduto sul tetto di un palazzo circondato dagli agenti della DEA e dai poliziotti colombiani che gli hanno dato la caccia. Il suo corpo straziato di colpi e ricoperto di sangue è attorniato da un gruppo di uomini armati e sorridenti, in uno scatto fotografico che trasmette in un sol colpo brutalità e felicità.

Pablo Escobar

“The reason why we’re all smiling in those photographs is because every one of us knew at that very second, the very second that pablo escobar died, every citizen in the country of colombia was safer, simply because one man was dead” – Steve Murphy

Come ricordato in precedenza, la nascita e caduta di Pablo Escobar è stata già raccontata e romanzata da altri show, primo fra tutti Narcos, ma dobbiamo ammettere che Drug Lords ottiene un posto d’onore nei true-crime drama dedicati ai Signori della Droga; grazie a interviste originali e riprese storiche questa puntata della docu-serie è la giusta risposta alle narrazioni hollywoodiane che sino ad oggi hanno voluto rappresentare Pablo Escobar meno brutale di quanto lo fosse realmente. L’onestà e la sincerità nei resoconti degli ex agenti della DEA, dei politici, ma anche dei vecchi compagni sicari di Pablo ci hanno permesso di rivisitare il passato sanguinario colombiano rendendoci veramente conto dei terribili eventi che hanno distrutto il paese in quegli anni e per molto tempo.

Quel che rende Drug Lords interessante nel panorama dei programmi disponibili attualmente su Netflix è dunque il desiderio di raccontare realmente quello che è accaduto in Colombia ripercorrendo storie che sono state ampiamente immaginate e narrate precedentemente attraverso le parole dei veri protagonisti dell’epoca.

A causa della limitatezza dell’episodio, Drug Lords 1.01 non riesce a raccontare nel dettaglio la vita di Pablo Escobar come ha fatto invece Narcos che ha dedicato al Signore della Droga ben due stagioni, ma possiamo dire che rappresenta un programma perfetto per gli amanti del true-crime desiderosi di approfondire, in modo più educativo, la nascita del narcotraffico in Colombia.

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