Doctor Who

Doctor Who: recensione dello speciale 50 anni – The Day of the Doctor.

Ho provato dieci volte a scrivere questa recensione per via dell’epicità dell’episodio. Straordinario.

doctorwho-50th-03Questa è la decima volta che provo a scrivere questa recensione. Ho iniziato altre nove volte. Arrivando a scrivere due, otto, dieci righe. A volte anche interi paragrafi. Ma qualcosa mi sfuggiva. Del resto, come si fa a recensire una cosa come lo speciale dei 50 anni del Doctor Who? Della serie più longeva della storia? Di una delle idee più fantastiche e geniali che la penna abbia pensato e che dopo tutti questi anni è sulla cresta dell’onda come non mai? Il fatto è semplice: non mi sento all’altezza. Non tanto dell’episodio in sé, in quanto celebrazione, ma proprio della magnitudine del prodotto finito, qualcosa che mi ha lasciato talmente di stucco, da farmi piangere dall’emozione. Non per la tristezza, non perché commosso. Per l’emozione. Tanto ero sovrastato dalla grandiosità di qualcosa che mi è apparso così gigante rispetto a me. Prossimo al sublime Kantiano.

Poi ho ripensato che la mia redazione ha dato a me la fiducia per questo incarico così importante. Ho ripensato al capo-redattore che ad ogni giorno di ritardo di consegna gli sale la pressione. E poi, diciamolo: questo è un onore, che ti capita… beh… se ti va bene una volta ogni 50 anni. E allora, da buon recensore e fan della serie, è il caso di bandire gli indugi e iniziare.

doctorwho-50th-04Partiamo dal riassunto super condensato della trama dell’episodio… War Doctor trova una super arma per far finire la Time War, chiamata Momento. Solo che il Momento ha una coscienza, che si manifesta e cerca di fare desistere il Dottore dall’usarla. Per farlo, lo porta a vedere il suo futuro. Incontra così 10th e 11th nel 16esimo secolo, che si erano incontrati proprio per via delle aperture nel tempo generate da Momento. I tre, insieme, scoprono che gli Zygon, grazie a un congegno gallifreyano, si fanno rinchiudere dentro i quadri appesi nelle gallerie della Torre di Londra per potersi risvegliare nel 21 secolo e conquistare la terra. Scoprendolo, i tre tornano nel 21esimo secolo e sventano l’attacco degli Zygon, riuscendo poi a fare in modo che umani e alieni facciano la pace. Questo però spinge War Doctor ad agire. Torna nel suo tempo e si appresta a far saltare la mega arma. Arrivano però 10th e 11th. Non potrebbero, perché sarebbe un punto fisso nello spazio tempo. Ma il Momento è così potente che permette anche questo passaggio. E così i due si offrono di schiacciare il pulsante insieme a War Doctor, per non lasciarlo solo, questa volta. Interviene però Clara che convince 11th a cercare un’altra strada. Gli viene un’idea e così i tre capiscono che, usando il congegno usato dagli Zygon, possono, grazie ai TARDIS usati tutti insieme, intrappolare Gallifrey in un quadro. doctorwho-50th-11Allo stesso tempo, facendo sparire il pianeta, i Dalek, che stanno sparando sul pianeta da tutti i lati, verrebbero distrutti dalle loro stesse armi. Per fare questo richiamano anche tutti gli altri Dottori del passato, sfruttando la potenza di calcolo e soprattutto il tempo di calcolo del TARDIS dall’inizio delle sue avventure. Tutti insieme riescono a realizzare l’opera. Tornati nel 21esimo secolo i tre si salutano. Prima se ne va il War Doctor, che avendo esaurito la sua funzione, si rigenera. Poi è il turno di 10th. 11th rimane solo un attimo nel museo, dove viene avvicinato dal curatore del museo, che gli rivela che il vero nome del quadro è “Gallifray Falls No More”. Quindi il pianeta dei Time Lord è stato davvero salvato e con questa rassicurazione il Dottore capisce di avere una nuova missione: trovare casa.

Già così, semplicemente con la trama nuda e cruda, la storia è emozionante. Asciugata da tutto il contorno, le idee, le battute, le scene, l’azione, le sorprese, gli easter egg e le meta-battute, resta comunque un gran pezzo di trama. Una delle migliori e più interessanti che si possa ricordare nella serie. Già in questo, lo speciale ha vinto, non c’è storia.

doctorwho-50th-08E invece da aggiungere c’è tanto, tantissimo. Prima di tutto l’amore sconfinato verso i fan, che sono stati ricompensati con una lunga serie di features. Era giusto così. Dato che la storia funziona, per tutti, era giusto dare tanto, tantissimo, agli appassionati della saga, che poi sono una buona percentuale della popolazione britannica. Partiamo dalle battute meta-narrative, in cui i tre Dottori, interagendo tra loro, si prendono in giro con un’autoironia notevole nei confronti della serie stessa. Le Converse di 10th che vengono chiamate scarpe di tela (ma sandshoes rende meglio l’idea), la comparazione della lunghezza degli screwdriver di 10th e 11th, 11th che viene chiamato “Chinny”, da chin, ovvero “mento”, War Doctor che viene chiamato Nonno da 11th, o il suo fastidio nel sentir dire timey wimey, oppure il trittico “Geronimo!”, “Allonsy!” e “Oh for God’s sake!”… un elenco continuo, un martellare ripetuto e cadenzato con armonia perfetta per ricordarci che Doctor Who ha senso dell’umorismo da vendere ma soprattutto per dare ai fan la possibilità di ridere degli aspetti più curiosi dei propri eroi, qualcosa che ogni grande saga sa fare, se è dotata di un carisma sconosciuto a chi si prende troppo sul serio.

Altro: i momenti di introspezione che gettano luce sulla figura dei Dottori, anche qui una sorta di meta-osservazione sulla serie, come fosse una critica esterna della psicologia dei personaggi, ma fatta dall’interno attraverso la voce del Momento. “Quello che si pente… e quello che ha dimenticato”. Subito dopo il confronto fra i tre su quanti bambini siano morti su Gallifrey quando il War Doctor ha chiuso la Time War. C’è una tale intensità tra Tennant e Smith, c’è un così grande peso nella leggerezza che tutt’a un tratto assumono le battute di Hurt, che non si può restare indifferenti a una scena del genere. Ce n’è a sufficienza per anni a venire, eppure i momenti catartici arrivano ancora e ancora. Anche per questo aspetto, i momenti di introspezione, ce n’era davvero bisogno. Dopo aver così tanto seguito il Dottore nelle sue peripezie, dopo averlo visto così tante volte rabbuiarsi, magari per poco, magari per un attimo, stridendo così fortemente con il suo carattere giocoso e ridanciano, ci meritavamo dei momenti che entrassero nel profondo e nella storia del personaggio. Non siamo stati disillusi.

doctorwho-50th-02Poi ci sono le sorprese. La prima, stupenda, è quella del cambiamento del canone della serie. Clara, magnifica Clara, the impossible girl, lei il cui scopo è quello di salvare e aiutare il Dottore, lo salva spiritualmente come nessuno avrebbe potuto immaginare. Le sue parole franche, semplici, dirette, sottolineate da qualche lacrima, squarciano il petto di 11th e fanno esplodere i suoi due cuori in uno slancio di energia e ottimismo, che lo portano a dire “no, no facciamo saltare tutti in aria”. Questo slancio dà la forza anche agli altri due e parte così un’altra scena magistrale, dal ritmo perfetto, con un alternanza tra i tre Dottori, una frase finita dall’altro, in crescendo, con Clara che li guarda meravigliata esattamente come noi ideare subito una grande alternativa. Salvare Gallifrey grazie all’uso di più TARDIS. Tre, pensavamo noi. E invece ecco un’altra esagerata sorpresa. TUTTI i Dottori partecipano a questa azione. Tutti quanti. E così li vediamo, uno dopo l’altro, in un susseguirsi di micro-spezzoni che li vedono ai comandi ognuno del proprio TARDIS. L’emozione è alle stelle. doctorwho-50th-10E poi arriva un’altra sorpresa ancora: tutti e 12 i dottori? Era quello che ci aspettavamo, gli undici “storici” più il War Doctor. E invece, dalla voce dei membri del consiglio di Gallifrey arriva il colpaccio. “Tutti e dodici?”, “No Signore, tutti e 13”. BOOM: una mano abbassa una leva moderna su un TARDIS moderno e poi primissimo piano sugli occhi di Peter Capaldi. Perché sai che quegli occhi sono i suoi, perché sai che te lo meritavi di vedere almeno un pezzettino del prossimo Doctor e Moffat ti ha dato quello di cui avevi bisogno. E allora il cuore a quel punto ti esplode e fai fatica a stare seduto sulla sedia dall’esaltazione.

Le sorprese però non finiscono. Sono dei regali ai fan e agli appassionati, come le citazioni sotto forma di easter egg. Ce ne sono ben 35 e sono un insieme di omaggi dedicati un po’ a tutta l’intera serie. Dalla sigla della prima serie agli orari e la data della prima messa in onda, dai nomi dei companion alle citazioni di battute usate in precedenza, dalle scenografie ai pezzi di costume. Su Buzzfeed trovate la lista completa. Si tratta di un gesto d’amore sconfinato, che ingolosisce lo spettatore scena dopo scena. E quando pensi che ormai sia finita, quando la giornata è conclusa e rimane solo Matt Smith, ecco arrivare l’ultimo colpo grosso.

doctorwho-50th-06Questo è insieme una sorpresa, una citazione, un easter egg, una meta-scena e un’idea narrativa. Arriva Tom Baker. Lui, in persona, il volto forse più amato dagli Inglesi tra quelli che hanno dato vita al Dottore, il 4th, gli occhi più magnetici che esistano, il sorriso più sornione della tv britannica. Parte così il piccolo dialogo tra questo curatore del museo e 11th. Il dialogo è misurato, delicatissimo, in punta di piedi, ma potente come una salva di bombe atomiche, profondo e importante. Impossibile, da fan della serie, guardarla senza avere gli occhi velati e il cuore a mille. Semplicemente, una scena assoluta e perfetta, con un passaggio metaforico di consegne tra la “vecchia scuola” e la “nuova”, con una battuta che potrebbe essere tranquillamente quella non dei Dottori, ma di Tom Baker che parla con Matt Smith (“Congratulazioni”, “oh mille grazie!”). E forse, dalla naturalezza e dal modo in cui 11th reagisce, probabilmente c’è sotto sotto qualcosa del genere nel vissuto dei due attori. Una potenza devastante che è anche un notevole plot twist. Gallifrey Falls No More. L’idea che il pianeta natale del Dottore, dopo sette stagioni tv e tre Doctor, non sia davvero sparito per sempre, ma esista ancora, solamente intrappolato da qualche parte, permette di dare un nuovo slancio per il proseguo della serie.

doctorwho-50th-05A questo punto non so cosa altro dovrei aggiungere. Ci sono mille altre chicche nell’episodio: già la scena di partenza, con il TARDIS che sorvola Londra e atterra davanti alla National Gallery è da urlo. Alziamoci in piedi e battiamo le mani. Così come è da urlo la sequenza dell’attacco ad Arcadia che sembra tratta da un blockbuster di fantascienza. E poi: un nuovo screwdriver (quello del War Doctor, già prodotto in replica dalla BBC), le scarpe rosse di River Song, la girandola di Amy, il bracciale temporale di Captain Jack, la storia di Elizabeth I (citata in altri episodi per il suo rapporto con il Dottore), la stessa presenza dello UNIT e della nipote del Brigadeer, Bad Wolf e quindi… ovviamente Rose. Ah certo, lasciatemi spendere due parole per Billie Piper. Tutti sapevamo che sarebbe stata presente. Nessuno sapeva esattamente in che modo. Moffat ha deciso di usarla sotto forma di “impersonificazione” della coscienza del Momento. Qualcuno è rimasto deluso. Volevano proprio Rose. Molti invece sono rimasti soddisfatti, proprio perché sarebbe sembrato un inserimento forzato. Propendo per la seconda ipotesi. Il finale storico tra 10th e Rose era perfetto. Non avrebbe avuto senso andare a smuovere le acque. Inoltre in questo modo si è dato comunque risalto al personaggio, rendendolo, in effetti, quello che rappresenta la persona più importante per il Dottore, di tutti i suoi 1200 (e oltre) anni. Un gesto mica da poco.

doctorwho-50th-09Avrei potuto aggiungere infinite altre cose, avrei potuto scrivere questa recensione in infiniti altri modi. Sicuramente non sarò soddisfatto nemmeno di questa decima stesura. Ma ormai è andata. I TARDIS sono passati, il 50esimo anche. Resterà per sempre nel mio cuore come uno dei momenti più emozionanti che io abbia vissuto nella mia vita da spettatore di serie tv. Ci siamo sentiti parte di qualcosa, abbiamo guardato qualcosa di gigantesco che rimarrà eternamente. E chissà… se il tempo sarà clemente con me, magari tra 50 anni io e la mia ragazza saremo di fronte al monitor (o quello che esisterà) a guardare il centenario del Doctor Who, magari con un Matt Smith nella parte del curatore del museo che dà la mano al 24esimo Doctor. Per sapere se ho ragione, basta un giro sul TARDIS. Allonsy!

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