Doctor Who

Doctor Who e la caduta del Dodicesimo Dottore. Recensione finale decima stagione

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Who I am is where I stand. Where I stand is where I fall

Steven Moffat ci ha regalato, probabilmente, il suo secondo o terzo migliore finale di stagione da quando è alla guida di Doctor Who. Non è stato un finale perfetto, ci sono almeno due difetti impossibili da non notare, ma non poteva salutare meglio di così essendosi ormai esaurita la sua vena. Un’ultima ora pregna di avvenimenti ed emozioni, difficile da riassumere in poche righe e linearmente.

The Doctor Falls è un finale diverso e allo stesso tempo simile ad altri (ancora Cybermen per un finale di stagione con Capaldi). Lascia troppo perplessi il ritorno a sorpresa di un personaggio dimenticato come Heater che appare in veste deus ex machina salvando il corpo del Dottore e lo spirito di Bill riportandoli al Tardis come fosse la cosa più naturale del mondo. Al tempo stesso però l’idea è affascinante: apre alla prospettiva che il Dottore, in fondo, non sia l’unico essere straordinario dell’universo.

Al di là di questo enorme difetto che grava sulla puntata (il secondo lo vedremo tra poco), quando Moffat si cimenta con episodi che fanno riferimento diretto alla vita del Dottore il risultato è perlopiù positivo. Missy e il Maestro, il primo Dottore: tutto quello che riguarda l’universo classico di Doctor Who funziona sempre.

The Doctor

L’immensità di Peter Capaldi traspare da ogni scena. Come attore, è probabilmente il migliore che abbia mai interpretato il Dottore e, anche se mancherà tantissimo, dopo tre stagioni è sempre il momento di dire addio.

La sua interpretazione così intensa sarà difficile da eguagliare in futuro. Resta, ancora una volta, la sensazione che con lui si potesse fare molto di più grazie a sceneggiature migliori: troppi episodi autoconclusivi insulsi di cui verrà ricordata solo qualche battuta. Dall’ottava stagione ad oggi, il Dodicesimo Dottore si è caratterizzato proprio per le sue perle di saggezza o i suoi discorsi emozionanti: queste sono le due cose che con lui hanno funzionato di più e che rimarranno impresse nei fan per molto tempo.

Il secondo difetto della puntata risiede nel finale: ci sta che il Dodicesimo voglia andarsene combattendo e facendo esplodere cose, ma allora perché poi improvvisamente trattenere la rigenerazione? Perché questa voglia improvvisa di non rigenerarsi e andare avanti senza neppure realizzare quale sia stato il destino di Bill? Sono domande che necessitano di una risposta nello speciale natalizio.

The Master and Missy

È stato bello rivedere John Simm nei panni del Maestro. Malefico come lo ricordavamo, sebbene più pacato data la fine della sua malattia (ricordate i tamburi che risuonavano nelle sue orecchie?). Soddisfacente anche sapere come sia fuggito da Rassilion e dai Signori del Tempo (The End of Time), mentre la sua fine è stata un colpo di scena riuscitissimo. La sua furia distruttiva non ha risparmiato neppure Missy: una dinamica talmente perversa che soltanto col Maestro poteva funzionare. Uccidere il sé stesso del futuro, ormai votato al Dottore: il Maestro, dopo aver messo lo zampino sulla fine di Bill, è artefice del suo stesso destino. Per i fan sfegatati del Dottore è dura ammettere che un personaggio così antico come il Maestro sia definitivamente morto. Chissà che un giorno non venga fatto resuscitare come già successo tante volte. Missy, ci mancherai!

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Bill Pots e Nardole: gli ultimi compagni del Dodicesimo

Ci mancheranno anche Bill e Nardole. Sapevamo che in un modo o nell’altro sarebbero usciti di scena perché l’era Moffat era in drittura d’arrivo, ma non speravamo potesse finire così male per la prima e così bene per il secondo. Nardole, pur se messo in secondo piano, è riuscito a portare a termine un percorso lineare e coerente. Per Bill non è stato così: si tratterà della seconda companion del Dodicesimo Dottore a morire, anzi a morire e risorgere sotto forma di vita diversa. Come dicevamo anche prima, sarebbe stato bello trovare un espediente diverso dal deus ex machina che risolve la situazione, ed è sempre difficile da digerire il vedere un compaion essere stroncato così bruscamente da una fine prematura. La sua storia è sì strappa lacrime, ma lascia l’amaro in bocca. Il Dottore saprà del suo destino? E quanto si sentirà in colpa?

The original Doctor, you might say

Il colpo di scena sul Primo Dottore ha funzionato relativamente bene. Se pensiamo al mondo oltre la serie, a differenza di John Simm il cui ritorno era stato annunciato in grande stile (cosa sbagliata), su David Bradley c’erano solo rumors insistenti ma non confermati. L’attore tornerà ad interpretare per la seconda volta (dopo An Adventure in Time and Space) il personaggio che fu di William Hartnell, il grande primo Doctor Who. Bill, Heater e Judy sono tutti nomi che si ispirano alla vita privata di Hartnell, e si è trattato di un piccolo omaggio di Moffat che anticipava questo ritorno. Anche i Cyberman mondassiani fanno riferimento a The Tenth Planet, la storia del 1966 dove Hartnell per la prima volta si rigenerava. Qui partono le speculazioni: essendo all’epoca già malato, l’attore ebbe una parte secondaria nella storia. Il suo incontro con Capaldi, con il sé stesso del futuro, potrebbe quindi avere luogo proprio mentre la situazione si sviluppa nel 1986 in Antartide, con il Primo che andrà incontro alla sua morte. A distanza di cinquant’anni, l’idea di Moffat potrebbe essere quella di sviluppare e approfondire la storia di The Tenth Planet.

Paragrafo bonus: cacciavite sonico

Una piccola nota finale sull’utilizzo del cacciavite sonico. Diciamo pure che è il difetto bonus della puntata. Il punto è che ne è stato fatto un massiccio uso come arma oppure come bacchetta magica stile Harry Potter. La cosa stona e lascia turbati: proprio il War Doctor, una creatura di Moffat esortava il Decimo e l’Undicesimo a non puntarlo come una pistola, ma di usarlo come strumento scientifico quale è. E poi cosa è successo? Improvvisamente può chiudere le porte da lontano o essere usato a massima potenza per uccidere addirittura un Signore del Tempo senza neppure far scattare la rigenerazione? Il cacciavite sonico è così caratteristico proprio perché non è una bacchetta magica e neppure una pistola laser, non roviniamolo ulteriormente.

La sensazione è che un’era sia giunta al termine. Dopo lo speciale natalizio è giusto che Moffat lasci spazio a chi ha nuove idee per portare avanti Doctor Who una rigenerazione dopo l’altra. Come è sempre stato.

 

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