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Dark: non chiamatela Stranger Things. Recensione episodio 1.01

Dark

Quando pensiamo alle serie televisive tedesche tolta la piacevole eccezione del Commissario Rex Squadra Speciale Cobra 11 per i più esplosivofili non è che il mercato sia così florido. Chiariamoci meglio, i pochi esempi che arrivano sui nostri schermi sono spesso prodotti di matrice poliziesco-investigativa caratterizzati da dialoghi agghiaccianti e una recitazione assolutamente da dimenticare. Ed è per questo motivo che ci siamo avvicinati con particolare curiosità alla nuova serie di Netflix Dark. 

Il prodotto in questione nasce infatti dal sodalizio di menti tedesche con il colosso dello streaming americano. La domanda che ci ha assillato prima di premere il tasto play è stata abbastanza semplice. Sarà riuscita Netflix a fare il suo piccolo miracolo: ovvero creare una serie stupefacente o per lo meno godibile? Difficile a dirlo dopo solo la prima puntata, ma le prospettive sono buone.

UN PICCOLO PAESE, UN GRUPPO DI AMICI ED UN BUON VECCHIO MISTERO

Prima di commentare l’episodio pilota pare opportuno premettere che Dark diventa più godibile e manifesta nel suo intento con gli episodi successivi. Netflix sempre di più sta infatti imponendo il concetto di binge-watching rendendo indispensabile la visione completa e unitaria dei suoi prodotti per coglierne al pieno tutte le sfaccettature.

Dark è ambientata in una cittadina tedesca, probabilmente situata nelle vicinanze della foresta nera. Protagoniste della vicenda sono diverse famiglie del paese con tutti i loro intrecci e segreti. La serie inizia subito dopo la scomparsa di Erik Obendorf, adolescente che frequenta la scuola dei fratelli Nielsen, altri personaggi motori della vicenda.

Bisogna dire che la prima puntata scorre molto tranquillamente. Vengono infatti introdotti i vari personaggi, l’inciuccio di papà Nielsen con la signora Kahnwald, rimasta vedova dopo il suicidio del marito Michael e tante altre vicende minori. Sfortunatamente l’episodio pilota non riesce a soddisfare o per lo meno a presentare il prodotto. L’alone di mistero che lo permane, unito ad un elevato minutaggio dedicato agli adolescenti fa puzzare troppo Dark di Stranger Things alla tedesca.

Soprattutto l’idea che a scomparire sia un adolescente e poi il più giovane dei fratelli Nielsen in circostanze “soprannaturali” ricorda troppo le vicende legate a Will ed Eleven della controparte americana.

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NON TUTTO E’ QUEL CHE APPARE

La fortuna della serie è che con le puntate successive migliora e non poco. Gli intrecci vengono infatti meglio dipanati e ulteriori personaggi prendono parte alla storia arricchendo le varie vicende. Di buono della prima puntata c’è che riesce a gettare delle solide basi e molti indizi che fanno intendere la direzione che prenderà la serie. Dimenticate infatti il demagorgo o i poteri psichici, perché sarà il viaggio nel tempo e le sue implicazioni nelle varie famiglie a fare da protagonista.

Un altro pregio della serie, oltre all’originalità con cui tratta le vicende, è la fotografia. I colori caldi usati in contrasto al grigio della cittadina rendono molto l’idea della Germania, quasi cristallizzata in un eterno autunno. Più e più volte vi ritroverete incantati a fissare i paesaggi boschivi della serie e a ritrovarvi immersi in un quadro pieno di mistero.

Quello che invece non sempre convince è la recitazione. Sarà che il tedesco è una lingua che non si presta molto ad esprimere le varie sfaccettature delle emozioni, come farebbero bene invece l’inglese o l’italiano, ma certe scene paiono un po’ troppo cariche di pathos. Consideriamo comunque che l’approccio ad una serie girata e recitata in una lingua a cui non si è abituati renda difficile cogliere dove finisca l’errore e dove inizi un bias interpretativo di matrice culturale.

DARK: UN ALTRO SUCCESSO DI NETFLIX?

Sicuramente la prima puntata di Dark convince, ma non troppo. Come già menzionato il grande tempo dedicato a narrare le vicende degli adolescenti, unito all’alone di mistero, rendono questo prodotto qualcosa di già visto.  Con il proseguo della visione viene da dire peccato, perché è solo con il terzo episodio che la vicenda si chiarisce e la tematica della serie emerge rendendola unica e molto particolare. C’è quindi il pericolo che gli spettatori più pigri mollino il prodotto prima di arrivare al succo della serie.

Quello che noi vi consigliamo di fare è però di armarvi di un poco di pazienza per superare l’introduzione e poi vedrete che Dark non vi lascerà insoddisfatti.

 

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