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Counterpart: nature or nurture in una fantascienza noir – Recensione della premiere

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IMDb

Chi studia evoluzione delle galassie si trova spesso di fronte al dilemma nature or nurture. Per chi non appartenesse alla comunità (invero non numerosa) degli astrofisici, vale la pena spiegare che il problema consiste nello stabilire se a determinare l’evoluzione della galassia contribuisca maggiormente l’interazione con l’ambiente cosmico o fenomeni che avvengono al suo interno. In verità, la domanda nature or nurture è presente in molti campi della scienza e può persino tracimare in una serie tv. Vedere Counterpart per credere.

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Dalle parti di Fringe

Creata da Justin Marks per Starz, Counterpart è ambientata in una realtà identica al nostro quotidiano in tutto tranne che per un macroscopico particolare tenuto ben segreto anche a buona parte dei governi mondiali. Nei sotterranei dell’edificio di una anonima agenzia dell’ONU è celato il passaggio verso un’altra dimensione. Un universo parallelo dove esiste la controparte di ognuno, ma che da un certo momento ha iniziato a evolvere autonomamente discostandosi in parte da quello in cui vivono i protagonisti della serie.

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Compito dell’agenzia diretta dal giovane ma determinato Peter Quayle (l’Harry Lloyd che fu Vyseris in Game of Thrones) e dal suo rude braccio destro Aldrich (Ulrich Thomsen) è appunto presiedere all’interfaccia tra i due mondi, scambiando informazioni in codice la cui rilevanza e il cui significato ancora non è rivelato, ma soprattutto impedire che persone passino da un mondo all’altro. Almeno questo è quel che dovrebbe essere il suo compito perché le pur ristrette maglie della security non sono state in grado di fermare l’arrivo dell’astuta Baldwin (interpretata dall’italiana Sara Serraiocco), una assassina incaricata di uccidere non si sa chi non si sa perché. Un mistero che fa parte di un complotto più grande che si preannuncia come il filo conduttore della serie.

Sia l’idea dei due universi segretamente in comunicazione che il gioco delle controparti non possono che rimandare all’indimenticato e indimenticabile Fringe. Sebbene non sia ancora chiaro quanto questa opportunità verrà sfruttata dato che per ora ci si è mossi in una sola realtà, è evidente che questa intrigante possibilità non verrà lasciata cadere. Proprio il cliffhanger finale, infatti, è l’indizio più lampante che la serie farà grosso affidamento sul gioco delle versioni alternative per stimolare la curiosità dello spettatore. Il che, se sfruttato bene e senza eccessi, non è affatto un male, anzi.

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Nature or nurture

D’altra parte, proprio il tanto uguali tanto opposti è alla base di Counterpart. A lavorare, infatti, nell’agenzia di cui sopra è Howard Silk che svolge una routine quotidiana fatta di compiti sempre uguali e privi di una qualsiasi apparente utilità pratica. Soprattutto, Howard è ormai vecchio e fiaccato da una vita avara di soddisfazioni che lo ha visto arrivare quasi alla pensione restando bloccato in una posizione di basso livello con nessuna possibilità di avanzamento di carriera. L’ennesima promozione negata viene accolta con l’apatica rassegnazione di chi è rimasto a guardare altri sorpassarlo con disarmante costanza senza aver mai potuto dimostrare il proprio valore. Un grigiore plumbeo che non è rischiarato neanche dagli affetti familiari dal momento che l’amata moglie è in coma e il cognato (con la complicità della famiglia di lei che ha sempre disprezzato Howard) vorrebbe trasferirla altrove negandogli anche il magro conforto delle visite serali tutte uguali.

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Finché non succede l’impensabile. Perché da quella porta che collega i due mondi arriva in missione segreta proprio l’Howard Silk dell’altro mondo, incaricato di sventare il complotto di cui la letale Baldwin è il braccio armato. Ed è qui che si va a finire dalle parti di chi studia evoluzione delle galassie. Perché AltrHoward (coniando questo nomignolo per distinguerli) è tanto fisicamente identico ad Howard quanto ne è diametralmente opposto come carattere. Tanto compassato e riflessivo è Howard quanto scattante e impulsivo è AltrHoward. Tanto dimesso e sottomesso è Howard quanto sprezzante e autoritario è AltrHoward. Tanto sentimentale e gentile è Howard quanto cinico e spiccio è AltrHoward. Quasi che Howard e AltHoward fossero la notte e il giorno di una stessa giornata che possono andare avanti sicuri di sé stessi perché non dovrebbero incontrarsi mai.

Il paragone inevitabile fa sorgere spontanea la domanda: perché? Se sono uguali ed hanno avuto esperienze simili (entrambi, ad esempio, hanno sposato la stessa donna), che cosa è che li ha fatti diventare così diversi? Il fatto che uno si sia adattato all’ambiente in cui era costretto a vivere e l’altro abbia invece scelto di cambiarlo? Nature or nurture, quindi? Domanda che certamente tornerà spesso nella serie.

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Un noir sci – fi impreziosito da J.K. Simmons

Ad interpretare un doppio ruolo tanto complesso non poteva essere un attore qualunque. E Counterpart evita questo pericoloso rischio affidando il gravoso compito ad una scelta di alto livello. È, infatti, il premio Oscar J.K. Simmons a vestire i panni dei gemelli diversi Howard e AltrHoward. Incarico difficile che viene svolto in maniera egregia da Simmons che riesce a caratterizzare i due personaggi giocando sulla postura e la mimica facciale. Le spalle cadenti, lo sguardo spento, l’espressione stanca, i gesti lenti sono lo specchio fedele della mestizia di Howard. Al contrario, la sicurezza di AltrHoward si riflette nel sorriso sarcastico appena accennato, negli occhi che sfidano l’interlocutore, nella camminata elastica di chi è pronto ad agire. Una performance che aggiunge punti alla qualità della serie.

Ciò che dalla premiere non è del tutto chiaro è dove voglia andare Counterpart. La premessa fondante degli universi paralleli porterebbe la serie nel genere sci – fi, ma la storia del complotto da sventare fa pensare più ad una sorta di spy story insaporita da qualche ingrediente anomalo e da riflessioni quasi filosofiche. E tuttavia le atmosfere che si respirano sono chiaramente quelle di un noir portato ai giorni nostri, reso in maniera elegante dalla regia affidata per questo primo episodio al Morten Tyldum di The Imitation Game e Passengers.

Counterpart si presenta come un prodotto potenzialmente interessante che prova a portare una spy story travestita da noir in un mondo a la Fringe impreziosendola con un cast di buon livello su cui spicca J.K. Simmons. Riuscirci, però, è una sfida che non è detto sia vincente.

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