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Quando il trash merita – Cinque Motivi per Recuperare Blood Drive

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Ci sono serie tv che si guardano solo per il pruriginoso piacere di guardarle sapendo che non dovresti farlo. Perché la storia non ha né capo né coda o è un funambolico guazzabuglio di eventi quantomeno improbabili (a essere molto generosi) e twist immotivati (per non dire peggio). Perché i personaggi sono macchiette irrealistiche o esagerazioni esasperate oltre il limite della parodia involontaria. Perché a giudicare in maniera oggettiva ogni episodio non meriterebbe neanche mezza delle stelle che qui sotto si usano per pesare vizi e virtù di una serie. Eppure, le si guarda lo stesso perché sono semplicemente e unicamente trash. Ed anche il trash, se fatto consapevolmente, può diventare un guilty pleasure irrinunciabile. Come è il caso di Blood Drive. Prodotta da SyFy e sfortunatamente cancellata dopo la prima stagione da poco conclusa, la serie è riuscita comunque ad entrare negli annali di questo genere per almeno i cinque motivi che potete leggere qui sotto.

Blood Drive
5.) Un sanguinolento omaggio al cinema grindhouse

Sintetizzando in maniera grossolana una trama che ama cambiare direzione in continuazione, Blood Drive segue le adrenaliniche avventure di Arthur e Grace durante la loro partecipazione alla corsa omonima attraverso gli Stati Uniti di un distopico futuro, dove una enorme voragine causata da uno scriteriato fracking ha spaccato a metà il vasto territorio causando il collasso della civiltà.

Particolarità della corsa sono sia le regole draconiane (con l’ultimo arrivato di ogni tappa che viene punito con l’esplosione della testa ad opera di una microchip installato alla base del cranio) e le auto il cui motore è alimentato a sangue umano ottenuto frullando persone vive incontrate per strada. Moltissime altre location e situazioni vengono affrontati durante i diversi episodi tra città dominate da impiegati trasformatisi in adoratori di sette sanguinarie ed amazzoni che hanno ridotto i pochi uomini a vacche da mungere (e non è certo il latte quello che viene munto), tra sceriffi senza occhi che applicano la legge a modo loro e predicatori che creano un Eden artificiale grazie a gas venefici.

Trame che sono un esplicito omaggio agli spettacoli che venivano proiettati nei cinema grindhouse dove si alternavano pellicole di serie B basate spesso su sesso e sangue, eroi muscolosi e donne procaci, recitazione approssimativa e sceneggiatura un tanto al chilo. Un cinema che ha illustri ammiratori e che ancora oggi vanta una consistente schiera di nostalgici ammiratori. Una serie, quindi, che sicuramente piacerà a questo tipo di spettatori e che certamente avrà fatto la gioia di registi come Quentin Tarantino e Robert Rodriguez che quel cinema hanno omaggiato con il loro Grindhouse.

4.) Blood Drive è una irriverente presa in giro dei miti a stelle e strisce

Tralasciando ogni giudizio sulla politica e la società statunitense, è impossibile non ammettere il ruolo guida che spesso gli Stati Uniti hanno nel creare ed esportare miti popolari. Nel bene e nel male. Gli autori di Blood Drive ne sono certamente consapevoli, ma si impegnano a prendere in giro e ridicolizzare ogni aspetto di questa mitologia. Così le vituperate multinazionali diventano il nemico pubblico numero uno che tutto possiede e tutto e tutti corrompe in maniera così esageratamente palese che diventa comica ogni manifestazione di questo stesso potere.

Il mito del lavoro di squadra e della dedizione al proprio ufficio trasforma gli impiegati di una ditta allo sbando in una setta pseudo religiosa che adora i pezzi delle auto e attende che il messia si manifesti via fax. Il femminismo travalica la ricerca della parità per degenerare in schiavismo del fu gentil sesso contro il maschio non più dominante. Il rispetto della legge diventa sopruso e violenza con sceriffi dittatoriali e criminali innocenti. Ogni mito della società americana viene spremuto nella sua essenza e quella essenza è poi ribaltata nel suo contrario in una irriverente operazione di ridicolizzante parodia.

Blood Drive
3.) La televisione che prende in giro sé stessa

Da questa operazione non si salva neanche lo stesso mondo della tv. Con una mossa quasi metatestuale, la folle gara automobilistica è una serie tv mandata in onda per allietare i dipendenti della multinazionale e testare i nuovi motori a sangue umano prima di immetterli sul mercato. Questo scherzo autoreferenziale permette a Blood Drive di prendere in giro tutto il circo che ruota attorno alla moderna serialità televisiva. Così il maestro di cerimonia della corsa è anche lo showrunner della serie che deve confrontarsi insofferente con i diktat dei produttori invadenti. I corridori in gara vengono favoriti o sfavoriti a seconda di quanto piacciono o meno agli spettatori in base ai sondaggi del network. Prima di ogni episodio appaiono spesso pubblicità insensate di altre serie tv che sono a loro volta parodie di show tipici del piccolo schermo. Il villain della serie si lascia seguire dalle telecamere di un reality show. Una tv, quindi, che non si vergona di dissacrare tutto e tutti ma anche e soprattutto sé stessa.

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2.) I personaggi improbabili ma non statici

Una delle regole non scritte ma fondanti del trash è che tutti i protagonisti della serie debbano essere stereotipi tanto marcati da risultare non credibili. Blood Drive non si sottrae a questo principio fondante, ma anzi ne fa una ragione di vita. Arthur e Grace sono il classico poliziotto integerrimo con un passato da nascondere da cui si è redento e la bella tutta curve e pose sexy dal cuore buono e i modi disinvolti. A far da contorno tutta una processione di classici stereotipi portati volutamente all’eccesso: il marito e la moglie continuamente litigiosi ma uniti da un amore basato sulla comune passione per uccidere e squartare vittime innocenti (con la chicca del romantico tango con un occhio umano con tanto di nervo ottico al posto della usuale rosa con gambo lungo), il gentleman sadico con il suo schiavo fragile e sottomesso (che avrà il suo happy ending), il clown psicopatico e idiota, il violento rissoso innamorato dei cani, il top villain inatteso la cui identità sarebbe un delitto rivelare. E poi la storia d’amore improbabile tra il poliziotto onesto e la cyborg senza cuore. Eppure, nonostante la loro natura estrema, i personaggi principali non restano statici, ma hanno una loro evoluzione lineare e persino perfettamente motivata, sfuggendo a quel fastidioso immobilismo che spesso si riscontra anche in serie molto più quotate.

Blood Drive
1.) Julian Slink

E poi c’è lui, il personaggio che da solo basterebbe a giustificare l’esistenza stessa di Blood Drive e motivare perché questa serie va assolutamente recuperata. Il maestro di cerimonie che gestisce la corsa e segue la sua creatura con la stessa caparbia passione di uno showrunner convinto del successo della sua serie. Esagerato, iconoclasta, sboccato, mellifluo, magnetico, imbattibile, imprevedibile, sorprendente, sarcastico, inimitabile, irrinunciabile, insopportabile, indispensabile, esplosivo, carismatico, riflessivo, immortale, moribondo, sempre un passo avanti agli altri e sempre cento passi oltre la linea che separa follia e intelligenza. Bravissimo nell’ingannare con le parole e nel colpire con le azioni. Anima dello show e corpo della serie. Impossibile trovare le giuste frasi per far comprendere a chi legge cosa ammirerà chi vedrà lui: Julian Slink.

 

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