Cinema

Chiamami col tuo nome: Recensione del film di Luca Guadagnino con Armie Hammer e Timotheé Chalamet

chiamami col tuo nome

Titolo: Chiamami col tuo nome (Call me by your Name)

Anno: 2017

Durata: 132 min

Regia: Luca Guadagnino

Sceneggiatura: James Ivory (adattato da romanzo di André Aciman)

Cast principale: Armie Hammer, Timotheé Chalamet, Michael Stuhlbarg, Esther Garrel, Amira Casar, Victoir du Bois

“[…]quando ti guardo io, Lesbia, a me non rimane in cuore nemmeno un po’ di voce,

la lingua si secca e un fuoco sottile mi scorre nelle ossa, le orecchie

mi ronzano dentro e su questi occhi scende la notte.”

Lo enunciava così il suo amore per Lesbia Catullo, scrivendo nero su bianco – o meglio “legno su cera” – i propri sentimenti per quella donna tanto bella quanto irraggiungibile ai suoi occhi. Un po’ come accade anche per i protagonisti di Chiamami col tuo nome, il giovane Elio (Timotheé Chamalet) e l’affascinante, abbronzato e americanissimo Oliver (Armie Hammer), il cui amore-non-amore aleggia nell’aria come il sapore fresco dell’estate mai davvero finita.

Due ragazzi, uno d’età e l’altro di cuore, che si conoscono, si scoprono e si cercano nella magica, afosa cornice della Lombardia estiva. E’ sbagliato definire Chiamami col tuo nome una storia d’amore qualsiasi, proprio come riduttivo sarebbe affibbiargli la targa di “adattamento cinematografico”, benché è proprio dal libro di André Aciman che scaturisce la base del lungometraggio di Luca Guadagnino. Base, sì: perché la sceneggiatura di James Ivory capisce il messaggio e la storia di Aciman ma riesce anche a dargli nuova vita. Una vita fatta di musiche, suoni, colori, sensazioni, dialoghi e sguardi.

Due cuori e una capanna (villa) al “Tempo delle mele” (albicocche)

Timothée Chalamet e Armie Hammer

Elio è un giovane di diciassette anni che passa la sua estate con la propria famiglia nei pressi di Crema. Un ambiente colto, intellettuale, con tre lingue fluentemente parlante in casa e una quantità davvero infinita di riferimenti letterari e culturali a colazione, pranzo e cena. La sua vita viene sconvolta dall’arrivo dell’assistente americano di suo padre (Michael Stuhlbarg), Oliver, la muvistar costantemente in espadillas e camicia azzurra svolazzante. Tra i due nasce prima un’intesa, smossa da battute ironiche e qualche volta spinose, ma anche da momenti divertenti e sorrisi rubati, fino a sfociare in amore. Un termine forse scorretto per delineare la passione che guida la loro relazione ma decisamente il più vicino, per contesto e caratterizzazione relazionale moderna, per avvicinarvisi.

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Non hanno del tutto torto quelli che puntano il dito contro Guadagnino nel dire che la tematica della pellicola che segue I Am Love e A Bigger Splash vuole “vincere facile”. Ebbene si, è vero che la storia di un amore fresco dell’adolescenza, per giunta nel pieno della scoperta sessuale di un ragazzo ancora incerto sui propri bisogni e desideri, sia una tematica dalla facile presa sul pubblico. Ma non è per questo che Chiamami col tuo nome “vince facile”. Il paradosso sta proprio nel fatto che, malgrado la centralità di un rapporto omosessuale, in realtà vince per tutto il resto.

Un cast magnifico e un’Italia che recita da protagonista

Chiamami con il tuo nome

A vincere sono i toni di un’Italia inquadrata perfettamente da un regista che non ne cambia neppure una virgola. Non è la storia a plasmare e formare il paesaggio dell’estate lombarda, pigra e viziata, bensì è la natura a invadere la narrazione, a offrire il proprio appoggio ad una trama semplice, pulita. La bellezza di una casa che ricorda la Francia della Costa Azzurra, i viottoli stretti di una città collinare, la spiaggia di una piscina in cemento e poi la meravigliosa storia delle Grotte di Catullo sul Lago di Garda. Sebbene gli attori non siano italiani a loro va attribuito il pregio di esser comunque riusciti ad integrarsi talmente a fondo nella cultura che andavano ad interpretare da essere diventati, anche se solo in parte, anche loro parte di quella cultura.

Naturalmente non ci si poteva aspettare nulla di meno da due attori meravigliosi come Armie Hammer e Timotheé Chamalet, ora nominato come miglior attore protagonista con colossi del calibro di Gary Oldman. Sebbene sia dubbia la sua vittoria, una nomination nella categoria per un attore tanto giovane non capitava dal 1940: vorrà pur dire qualcosa!

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La complicità tra gli attori riesce a permeare ogni scena, ogni dialogo, ogni silenzio e qualsivoglia gesto. Non c’è imbarazzo, solo una naturalezza spontanea e una forte intesa, amplificata da un cast di supporto altrettanto significativo, dal magistrale Michael Stuhlbarg fino alla dolcissima Esther Garrell e all’esotica Amira Casar. Senza contare che add accompagnare il film è una colonna sonora mai invasiva ma presente, con la meravigliosa canzone di Sufjan Stevens, Mystery of Love, che resta in testa come un ritornello di una fastidiosa pubblicità di detersivi. Naturalmente è molto più poetica di un jingle qualsiasi, si capisce.

Chiamami col tuo nome ed il “less is more”

Con un budget di tre milioni di mezzo, Chiamami col tuo nome sfrutta al massimo tutte le migliori caratteristiche di un film poco spensierato ma tanto leggero. Guadagnino osserva sì le scene da dietro la sua camera da presa ma noi non vediamo filtri tra la cinepresa e la storia in se. La viviamo, come la vivono i protagonisti, e come loro finiamo col gioire, soffrire, piangere e ridere. Finiamo con il vivere la storia di Elio e Oliver, finiamo con l’essere noi stessi Elio e Oliver.

La storia di Elio, perché è prima la sua storia che quella di “Elio e Oliver”, è un racconto fatto di pagine di diario strappate, di confessioni e flusso di coscienza. Sebbene non ci sia mai una voce fuori campo a raccontarci cosa gli passi per la testa, sono le sue espressioni, i suoi gesti e gli occhi a mettere a nudo il subbuglio che lo smuove dall’interno. Non è facile mettere in scena quello che accade nella testa di un adolescente ma Guadagnino, con un aiuto di tutto rispetto, ci riesce non di meno a meraviglia!

La linearità di Chiamami col tuo nome è quella di un cinema che non si sforza di piacere, che rimane fedele alla trama che non finge di essere quello che potrebbe per il semplice ideale di un premio o di un riconoscimento del pubblico. Vince per la sua schietta e pacifica scorrevolezza, di trama, di musiche, di dialoghi. E’ un film da guardare nella tranquillità di una sala cinematografica, in religioso silenzio, con un sorriso sulle labbra alla vista di quei momenti di gelosia che forse un po’ tutti hanno sperimentato, prima o poi, nella propria adolescenza.

Chiamami col tuo nome
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
4.8
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