Cinema

Cenerentola: la recensione

Il cinema deve far sognare. Qualche volta, in un vicolo stretto tra Christopher Nolan e Guillermo del Toro, perdiamo di vista cosa sia quel cinema semplice, puro, fatto di null’altro se non fiabe e lieto fine. La Cenerentola di Branagh ci ricorda un po’ questa via perduta, riportandoci all’età di dieci anni e facendoci sognare con una storia già vista e rivisitata mille volte ma che ci appare come nuova malgrado tutto. Ci viene CINDERELLAquasi spontaneo domandarci come sia possibile, come riescano due topolini parlanti, una matrigna cattiva e una storia d’amore vecchia di cinquant’anni farci emozionare ancora una volta. Sono tentata di citare la Fata Madrina e rispondere con un semplice ‘magia’ ma, probabilmente, si tratta di molto di più.

La Cenerentola che la Disney decide di proporre al pubblico è senza età, immersa nella tradizione del cartone del 1950 eppure impreziosita da una produzione moderna. La storia sembra accostarsi molto, almeno all’inizio, a quello dell’adattamento cinematografico con Drew Barrymore (proposto nel 1998): una ragazza orfana, il cui padre muore all’improvviso, lasciata nelle grinfie della matrigna cattiva e delle perfide sorellastre, due quanto mai pompose e stravaganti Holliday Grainger e Sophie McShera. La stravaganza degli abiti – nonché un accostamento improbabile di colori e fantasie – sono l’espressione della stupidità e della malleabilità di queste ragazze, manovrate da una donna che del loro successo ha fatto lo scopo della propria vita. Il rossetto rosso, proprio come il verde invidia, donano moltissimo alla matrigna interpretata da Cate Blanchett, che prova di essere in grado di svestire nel giro di un CINDERELLAattimo gli abiti gentili dell’elfo Galadriel e indossare quelli della spietata Lady Tremaine. Il suo non è un personaggio marginale, e non credo le si addica bene neppure l’appellativo di villain, quanto piuttosto della controparte del personaggio di Lily James: la matrigna e la Cenerentola sono entrambe protagoniste della pellicola, ciascuna con le proprie ragioni e le proprie debolezze, ma non di meno protagoniste sullo stesso livello e dello stesso spessore.

Lily James interpreta una Cenerentola quasi perfetta. Sono una grande amante di Emma Watson ma, in questo caso, sono felice che l’attrice abbia rifiutato il ruolo perché credo che nessuno avrebbe potuto fornire un’interpretazione migliore di quella della James. Il viso della giovane venticinquenne alterna gioia pura, tremendo dolore e sofferenza nonché forza e indipendenza, il tutto spesso nel giro di pochi istanti. Anche l’affiatamento con il principe-CINDERELLAdalle-strette-braghe Richard Madden aiuta. Il principe azzurro, aiutato da un guardaroba degno di nota e da un capitano delle guardie che ne riesce a tirar fuori le migliori qualità, cavalca con sicurezza sul destriero bianco e conquista la fanciulla dei suoi sogni facendo sfoggio di caratteristiche semplici, perfino banali, ma che danno ancora una volta prova di essere fondamentali. Il ballo di Cenerentola e del Principe è forse una delle scene più belle dell’intero film. Mentre la gonna azzurra della James svolazza in un salone pieno di invitati, stucchi dorati e tendaggi purpurei, a molti  viene in mente una scena alquanto simile, in un salone pieno di invitati e un vestito azzurro che roteava a suon di musica; una scena di un amore altrettanto da fiaba, quello nel film Sissi con Romy Schneider e Karlheinzer Bohm, il cui ballo non ho potuto non ricordare (ma forse sono io e a nessun altro sarà venuto in mente).

Kenneth Branagh è stato molto bravo, anche se era sciocco anche solo dubitarne: ha preso qualcosa di vecchio e l’ha reso nuovo, CINDERELLApersino originale. Le ambientazioni della storia evolvono dalla campagna aperta, in un casolare non particolarmente ricco, e sfumano in un palazzo ricco di ori, drappeggi e servitori. I costumi sono impeccabili, come è giusto che sia, ed il tocco Disney è evidente in ogni filo di ogni vestito. La matrigna e le sue figlie sono perennemente vestite con cattivo gusto ma non per questo i loro abiti sono meno sfarzosi o appariscenti. Ella è perfetta sia con indosso il suo abito da serva che con il vaporoso abito da ballo azzurro, con cui volteggia aggraziata nel salone della festa. Il principe e la corte sono eleganti ma formali, con abiti adatti al loro rango: una vera rivelazione l’uniforme del Capitano, in cui gli intrecci dorati risaltano sullo sfondo blu notte.

Impossibile, infine, non citare quei personaggi un po’ marginali ma che inevitabilmente restano impressi. La mamma di Cenerentola, una dolcissima e biondissima Hayley Atwell, che ricorda alla figlia come nella vita basti soltanto ‘gentilezza e essere CINDERELLAcoraggiosi’ e che l’aiuta così a sopravvivere alle brutture del mondo; i topolini, continuamente presenti anche se non aprono mai bocca, che sono i veri amici della protagonista, anche se di parecchi centimetri più piccoli di lei; la Fata Madrina, che assomiglia ad un gigante marshmallow, fa sorridere dall’incredulità, tanto è goffa ma appropriata l’interpretazione che Helena Bonham Carter le fornisce.

In poche parole, la Disney ha fatto tombola. Non si sa mai quando sarà il momento giusto per ricordare agli spettatori la semplicità o la magia di una fiaba: potrebbe essere oggi, domani, tra dieci anni. Sembra una scelta facile ma quello che sappiamo tutti è come bastino poche settimane, qualche film giusto al momento sbagliato, per cambiare tutte le carte in tavola e capovolgere l’esito di una pellicola. La Cenerentola di Kenneth Branagh conquista il pubblico, al momento giusto, e fa sognare, ricordando ancora una volta come il lieto fine delle fiabe non sia soltanto un mito ma qualcosa che, a piccole dosi, serve anche alla nostra vita quotidiana.

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