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Britannia: Celti vs Romani ma anche no – Recensione della premiere

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Non è fondamentale, sia chiaro. Però anche la sigla di una serie dice qualcosa sulla serie stessa. In un certo senso, la musica che accompagna i titoli di testa ha il malcelato compito di trasportare lo spettatore nel mondo in cui sta per entrare. Un esempio adatto è If I had a heart che apre Vikings riprendendo tonalità e ritmi che si sarebbero potuti quasi ascoltare in quell’epoca. Invece, dopo un cold open dai toni mistici, Britannia fa partire Hurdy Gurdy Man pubblicata dal cantautore scozzese Donovan nel 1968. Una canzone relativamente moderna e allegra per precedere una serie ambientata in un mondo antico. Significa qualcosa?

Britannia premiere
Romani cattivi vs Celti buoni

Coprodotta da Sky e Amazon Studios, Britannia è ambientata nel 43 d.C. ai tempi della seconda invasione della Gran Bretagna da parte dei Romani. Fallito il primo tentativo avvenuto novanta anni prima sotto la guida di un Giulio Cesare intimorito dalla bellicosità di un popolo fiero e unito con donne guerriero e misteriosi druidi, l’imperatore Claudio decise di sottomettere quelle terre ricche di ferro inviando il senatore Aulo Plauzio al comando di un esercito formato da 20000 ausiliari e quattro legioni, una delle quali guidata dal futuro imperatore Vespasiano (qui interpretato dall’italiano Fortunato Cerlino).

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Di questo background storico, la serie si interessa quel tanto che basta a prendere nomi e forze in campo senza tuttavia preoccuparsi in questa premiere di chiarirli a chi non ha a mente la storia di Roma (o Wikipedia a portata di mouse). È tuttavia evidente fin da subito a chi toccherà il ruolo dei villain in quella che viene presentata come una vera e propria invasione da parte di un nemico spietato e intenzionato a distruggere senza provare a comprendere. Qualora non bastassero i colori cupi usati per ogni scena in cui i Romani sono in scena o la violenza sanguinaria con cui massacrano uomini e donne, vecchi e bambine indifesi, a ricordarcelo interviene la scelta di affidare il ruolo di Aulus a David Morrisey, indimenticato Governatore in The Walking Dead. Un Morrisey che non si tira indietro proponendo un personaggio con un suo codice morale dove non contano il giusto e il sbagliato, ma solo la forza e il coraggio. E che non esita a ordinare punizioni esemplari o crudeltà gratuite solo per guadagnarsi il rispetto impaurito e l’obbedienza indiscussa dei suoi uomini.

Se i Romani sono i cattivi, è ovvio che i loro avversari dovranno essere i buoni. In questa distinzione semplicistica è pertanto inevitabile che i Celti siano mostrati come i pacifici abitanti di una lussureggiante isola verde dove la principale preoccupazione è il rito di passaggio da ragazzina a donna a voler sottolineare anche l’importanza data alla figura femminile in quella società antica. Una quiete prima della tempesta che dipinge un popolo apparentemente tranquillo destinato ad essere vittima impotente di carnefici venuti da lontano.

Britannia premiereMa anche no

Consapevoli di aver eccessivamente edulcorato la descrizione dei due contendenti in campo nella prima parte della premiere, gli autori di Britannia cambiano repentinamente idea allargando il loro orizzonte per mostrare quanto sotto l’etichetta celtica vadano a incasellarsi più tribù differenti. Scelta inevitabile se si vuole rispettare almeno un po’ la verità storica, ma soprattutto scelta necessaria a dare un perché al secondo tentativo dei Romani. Perché invadere ora? Perché, come deduttivamente spiega Aulus, i Celti non sono più uniti, ma piuttosto occupati in una guerra tribale che facilita una rapida invasione.

Non solo, quindi, Celti contro Romani. Ma anche Celti Canti (o Cantiaci) contro Celti Regni (o Regnensi) il cui odio reciproco ci viene sanguinosamente mostrato durante un matrimonio di interesse che si trasforma in una feroce imboscata. Anche, in questo caso, tuttavia la serie pecca di eccessiva frettolosità introducendo personaggi a ripetizione senza che sia chiaro chi siano e cosa vogliano o perché si comportino in un certo modo. Difficile, ad esempio, comprendere lo strano triangolo che vede Ania essere moglie in contemporanea sia di Gildas (figlio del re dei Canti) che di Lindon salvo scoprire solo di sfuggita che è parte di un accordo diplomatico. Spiegarlo meglio, no eh?

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Stesso problema per Kerra (figlia ribelle del re dei Canti) di cui si apprezza subito la testarda autonomia e le doti guerriere, ma il cui background è solo vagamente intuibile dalle reazioni colleriche del padre e dalla condiscendenza prudente del fratello. Ne risulta, quindi, un calembour di figure che affollano questa premiere senza che si riesca a comprendere bene il chi e il perché di ognuna di loro.

Britannia premiere
E poi ci sono pure i druidi

Significativamente, buona parte di questo primo episodio si concentra su pratiche mistiche concedendo molto spazio ai druidi e alla loro religiosità mistica. Una decisione che serve a mettere le carte in tavola fin da subito: a Britannia interessa più il misticismo imparentato con il fantasy che l’accuratezza storica che caratterizza prodotti come Vikings. Il che spiega anche perché non si dia alcun peso al fatto che Celti e Romani parlino la stessa lingua e Aulus scriva i suoi messaggi in inglese invece che in latino.

Questo strizzare un occhio ad una sorta di una realtà a tinte fantasy lo si vede bene nel personaggio di Veran e del gruppo di cui è a capo. Il trucco pesante, i molti tatuaggi, i piercing alle dita, lo sguardo in trance, le movenze sghembe, gli scatti improvvisi, i discorsi sugli dei vogliono disegnare un qualcuno che sta in questo mondo per essere il tramite con il più potente mondo divino. Opposto a lui è, invece, Divis che da quel gruppo è stato espulso. Il druido ribelle (la cui colpa non è chiara) vive il contatto con gli dei come una responsabilità terrena che lo obbliga a missioni concrete quanto velleitarie come fermare i Romani e uccidere l’imperatore. Ma è anche l’unico che mostra una certa empatia salvando la giovane Cait diventata orfana proprio nel giorno che doveva essere per lei di massima festa.

Britannia è sicuramente un investimento importante da parte di Sky e Amazon come si intuisce da una certa cura nei costumi e nelle immagini e dalla varietà delle ambientazioni in campo aperto. Ma l’impressione generale è che tutto in Britannia sia come la canzone scelta per la sigla: bella e piacevole da guardare, ma con la storia che vuole raccontare come la mettiamo?

Britannia – 1.01
  • Troppi personaggi troppo in fretta
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