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Brimstone: La recensione del film con Dakota Fanning e Guy Pearce a Venezia 73

brimstone

Titolo: Brimstone

Anno: 2016

Durata: 148′

Genere: Western, Thriller

Regia e sceneggiatura: Martin Koolhoven

Cast principale: Dakota Fanning, Guy Pearce, Carice van Houten, Kit Harrington, Emily Jones

Brimstone porta sul grande schermo un argomento spinoso su cui discutere, in un’epoca difficile e bigotta. Forse è proprio questa scelta, unita ad una violenza inaudita e un continuo rintocco del passato, a fare del film di Martin Koolhoven un boccone così amaro da digerire.

Storie di coraggio, di perdita, di vendetta

brimstoneLa vicenda si muove all’indietro, raccontando in quattro capitoli la vita della giovane Liz (Dakota Fanning) e della sua famiglia, composta da quattro elementi. Con lei, infatti, vivono il marito, il figliastro e la piccola Sam (Ivy George). Le loro vite cambiano radicalmente quando un nuovo reverendo arriva nella comunità, un uomo con evidenti legami col passato di Liz che, con poche ma mirate frasi, prelude la disfatta della ragazza e della sua felicità.

Il primo capitolo si sofferma sul presente, mentre i precedenti, chiamati come libri dell’Antico Testamento – con una più giovane Liz interpretata dalla bravissima Emily Jones, nel secondo e terzo – si muovono a ritroso. Raccontano la vita della giovane in un bordello prima che si sposasse e, prima ancora, a casa dell’abusivo padre quando era piccola.

Proprio come il presente, anche il passato della giovane Liz viene dominato dalla tragica e quanto mai intimidatoria figura del Reverendo (Guy Pearce), che segue come un’ombra i suoi passi e fa della ragazza la propria ossessione, spingendola più di una vola sul limite di un baratro.

Tanta violenza, rimorso e fanatismo religioso

brimstoneTematiche centrali di una pellicola che parla principalmente di odio e dei suoi molteplici percorsi sono la violenza e il fanatismo religioso, conditi da un pizzico di rimorso e suggestione.

La vita di Liz, in qualsiasi dei diversi momenti della sua vita, è soggetta al potere dei pregiudizi. Pregiudizi che, in un’epoca in cui la gente è incapace di pensare unicamente con la propria testa, soggetta continuamente alle influenze della chiesa, possono essere molto più che pericolosi.

Vendetta, rimorso e paura si scontrano come onde contro una scogliera, travolgendo i personaggi e portandoli via dai lidi della certezza di una vita che, per quanto semplice, poteva facilmente essere definita una vita felice.

Quello che tuttavia non si perdona ad una storia come quella di Brimstone, western dai toni nostalgici che nel suo piccolo giusto focus sulle comunità del Nuovo Mondo, è la violenza.

Una violenza che tocca donne, soprattutto donne ma anche bambine, provocando un istintivo rigetto verso quelle forti immagini che già ad un primo impatto si sa di non essere in grado di sopportare. Il cinema non è sempre piacevole ma, in alcuni casi, si rischia di spingersi troppo in là. Brimstone si spinge troppo in là, in questo caso particolare.

Un cast raffinato in una pellicola da non rivedere

brimstoneLuce nella violenza, negli ambienti aridi e privi di calore, nella desolazione dei campi, nelle distese di laghi ghiacciati, sono i membri del cast, a cui nulla si può recriminare se non la pellicola di cui fanno parte.

Dakota Fanning regala al pubblico un’interpretazione straordinaria, eguagliata solo da Emily Jones, sua ‘sorella minore’, la quale riesce a dare abbastanza pathos al passato di Liz e a non distogliere il personaggio dallo stesso binario su cui viaggia il treno chiamato Dakota Fanning.

Stupisce con la sua freddezza, a tratti realmente spaventosa, anche Guy Pearce, qui nelle vesti di un fanatico religioso e brutale, che vuole servire Dio tramite la violenza e la punizione corporale e che ritiene possa così espiare i peccati della carne e le impurità.

L’interpretazione di Pearce è spettacolare, tanto da credere per un momento che trascenda i limiti dello schermo. Spaventa, scuote gli animi, brutalizza l’opinione dello spettatore già infagottato a dovere di crude punizioni e un clima di terrore.

Una scelta violenta che non ripaga

dakota fanningBrimstone svolge bene le sue funzioni di base. Fornisce allo spettatore personaggi con storie intense, coinvolgenti, con spogli paesaggi a far loro da sfondo. Il cast fa uno sforzo titanico e lo si nota fin dal primo istante, quando è evidente il primo, forte impatto che hanno sullo schermo. Il tutto, ciò nonostante, non basta.

Non basta la recitazione, non bastano i costumi semplici ma cronologicamente corretti, non basta la scenografia o la regia, e neppure basta il sapore dolce-amaro dei western a fare della pellicola di Martin Koolhoven un buon film.

Quello che resta allo spettatore, dopo 148 minuti di sequenze, è solamente l’inaudita violenza, che stravolge e ingloba tutto senza distinzione.

Potrei citare sul momento almeno dieci film che, per quanto banali, non mi dispiacerebbe rivedere una seconda volta: Brimstone non è tra quelli.

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