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Blindspot: Recensione dell’episodio 2.01 – In Night so Ransomed Rogue

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La prima stagione di Blindspot era stata, nei suoi alti e bassi, una serie accettabile, un poliziesco e un mystery che, con una buona empatia per i personaggi, aveva avuto successo nel colpire il pubblico e conquistarlo. L’unica cosa che la prima stagione aveva mancato di fare era stata rispondere a delle domande cruciali che il passato di Jane Doe celava.

blindspot Un po’ per divertimento e un po’ per necessità di trama, gli autori avevano fornito solo piccoli pezzi di verità, come piccoli bocconi di antipasto prima della portata principale. Una pasto, quello alla tavola di Blindspot, che non comincia se non in questa seconda stagione. Il primo episodio ci lancia addosso talmente tante informazioni da fare le veci di un finale di stagione piuttosto che di una premiere.

Tutti i pezzi del puzzle che ancora ci mancavano sembrano incastrarsi alla perfezione – forse un po’ troppa perfezione, mi domando io? – e ci danno un quadro chiaro del perché Jane si sia arruolata nel gruppo noto come Sandstorm.

Il terrorismo: in Blindspot è un affare di famiglia

Dopo essere fuggita dal rifugio in cui è stata torturata per tre mesi, Jane viene ricatturata da Kurt e dalla squadra dell’FBI, sotto la guida dell’NSA e della new entry Nas Kamal (nome in codice “Kalinda Sharma”). L’agente Kamal spiega che il gruppo di cui Jane faceva parte è responsabile di alcuni dei più pericolosi attentati su territorio americano e vorrebbe incastrarli con il suo aiuto, prima che mettano in atto l’attacco più sanguinoso mai visto.

La premiere di Blindspot introduce tante informazioni e tanti personaggi alla velocità della luce. Sappiamo quale sarà il ruolo di Jane – quello di un triplice agente, incastrata tra l’FBI, la NSA, le persone che ama e quelli che le hanno appena rivelato di essere la sua famiglia. Oscar (ci manchi Francois Arnaud, sappilo!) le aveva rivelato solo una parte di quello che era Sandstorm e non era neppure la parte più interessante.

blindspotSapevamo che Jane non era Taylor ma fino ad ora non eravamo a conoscenza della sua vera identità: Alice, soprannominata Remi. Una ragazza – come Patterson aveva già scoperto – originaria del continente africano, con una madre adottiva che è anche il leader di un’organizzazione terroristica e un fratello che era arruolato nello SHIELD fino alla scorsa stagione (nome in codice “Adone dagli occhi da cucciolo”).

È stato un colpo brillante (anche se estremamente sleale) mettere Jane davanti ad una scelta così difficile. Se da una parte è evidente il suo attaccamento al team di Kurt e dei colleghi dell’FBI, con cui ha condiviso così tanto nella scorsa stagione, dall’altro c’è la sua famiglia. Per tutto il corso della prima stagione la domanda che più spesso sentivamo ripeterle era “Chi sono?” e ora quell’identità le viene servita su un piatto d’argento.

Come se non fosse abbastanza subentra un nuovo sentimento, una divisione ancor più profonda, tra la lealtà “ragionevole”, quella verso il proprio paese e l’FBI, e quella “sentimentale”, sospesa tra un fratello e una madre che non conosce e Kurt, che di lei ancora non si fida come avrebbe fatto tempo prima.

Il fantasma di Mayfair e la talpa nell’FBI

Uno dei punti di certo più significativi e che rischia di sconvolgere gli equilibri è quello del Direttore Mayfair. La squadra aveva sospettato della sua dipartita ma è la conferma di Jane – e il suo coinvolgimento nel mascherare la sua morte – a infliggere una pugnalata al cuore di Kurt, Pattinson e degli altri.

blindspotMayfair è morta lasciandosi alle spalle informazioni impossibili da decifrare che, ad oggi, restano tra i misteri che promettono di rendere questa stagione ancor più interessante. Proprio come i tatuaggi di Jane – su cui Zapata e Read mancava investigare (attento a quel che desideri, giusto?) – anche le informazioni di Mayfair potrebbero rivelarsi essenziali per questa stagione. Soprattutto dal momento che sappiamo già che era coinvolta o aveva delle informazioni sul progetto Orion.

Ultimo ma non meno importante dettaglio è quello svelato da Sheperd (nome in codice “Mamma premurosa”): c’è una talpa nell’FBI. Se c’era un modo per mettere in questione il team era quello di ipotizzare un traditore tra i loro ranghi. Tutto punterebbe sull’ultima arrivata, l’agente Kamal, ma forse è troppo semplicistico e scontato e di certo sarebbe più interessante se fosse qualcuno tra i membri del team originario.

Escluderei Zapata e anche Read, poiché entrambi hanno avuto la loro dose di imprevisti nella prima stagione. Le mie scommesse sono tutte su Patterson o sul Dr. Borden. Chi meglio dello psicologo o dell’esperta IT simpatica a tutti per sconvolgere le alleanze?

Un’ottima partenza

blindspotBlindspot parte ingranando una marcia che dubito abbiano ancora inventato. Mescola elementi del passato con nuovi pezzi del puzzle e riesce, ciò nonostante, a restare coerente, il che è dire molto.

I personaggi nuovi sembrano promettenti, in particolare quelli di Luke Mitchell e di Archie Panjabi, mentre le dinamiche tra quelli già noti sono in continuo cambiamento e promettono altrettante scintille. La stessa trama si contorce talmente tanto da dare materiale buono – in una serie come questa, in ogni caso – per almeno 20 episodi.

Ci rivediamo alla prossima, nel frattempo potete pensare al vostro nome in codice. Attenti alle pallottole vaganti!

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2.01 - In Night so Ransomed Rogue
  • Fuochi d'artificio
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