Black Mirror

Black Mirror: Recensione dell’episodio 2.02 – White Bear

Dopo lo splendido primo episodio di questa nuova stagione che prendeva le mosse da una situazione normale e la trasformava per piccoli passi in qualcosa di angosciosamente irreale, in questa seconda narrazione viene completamente ribaltata l’ottica e ci immergiamo immediatamente in una situazione che non capiamo, con una percezione accentuata dal fatto che questo è lo stesso punto di vista della protagonista che anche lei non capisce dove si trova, chi è, cosa sono gli strani simboli che vede in televisione.

Black Mirro 202bI primi minuti di questo episodio sono angoscianti e stordenti, proprio perché vediamo passo passo questa straniante e dolorosa epifania nel risveglio della protagonista Victoria, e lo viviamo intensamente con lei, sia per la magnifica regia sia per l’interpretazione di una intensa Leonora Crichlow, già affermata attrice della versione UK di Being Human, che riesce a renderci empatici con lei in poche inquadrature.

Subito dopo si scatena l’inferno, in un crescendo di gente indifferente che filma coi telefonini tutto ma non interagisce, mentre compaiono sulla scena dei pazzi mascherati che cacciano le persone per seviziarle. A questo punto della visione, la mia valutazione era improntata sul dubbioso, perché, per quanto venisse esasperato il concetto di desensibilizzazione della gente a causa della tecnologia, tutta la variante del segnale misterioso, delle persone “lobotomizzate”, della fuga per abbattere il segnale radio, mi facevano un po’ fantascienza vecchio stile, per capirci, come riferimento prenderei l'”Invasione degli Ultracorpi” (film degli anni 50 di Don Siegel), che può essere di genere, ma non la vedevo molto in linea con quello che è Black Mirror, ossia la visione di una società possibile e non irreale, con l’esasperazione di tutti i lati negativi della tecnologia e della cultura mass-mediatica.

Black Mirro 202EInfatti, fino a tre quarti della narrazione, potevo dire che era ben fatto, con scene molto dure, come quella nel bosco, ma non mi stava risvegliando il senso di capolavoro che spesso mi ha accompagnato nella visione di quest’opera. Poi il balzo finale: è tutta una ricostruzione ed è tutto uno show per il pubblico dove un criminale viene esposto al pubblico per divertimento. Qui il tutto ridiventa molto in linea con quello che Charlie Brooker solitamente vuole raccontare, ma rimarrebbe una spanna sotto gli altri capitoli, proprio perché è una tematica già vista e affrontata più volte nella storia del cinema ad iniziare da un film che è una chicca per quanto è avanti, ossia La Decima Vittima, di Elio Petri e con Marcello Mastroianni, film addirittura del 1965, che, per inciso, vi consiglio di recuperare.

Però è qui che Brooker mette il suo punto esclamativo personale: la criminale, condannata per un reato gravissimo, viene resa inconsapevole di chi sia ogni notte e ogni giorno deve ripetere le stesse sofferenze e le stesse umiliazioni sia come espiazione del suo crimine sia, e soprattutto, come spettacolo per la gente desiderosa di vedere l’umiliazione altrui (e non siamo così irrealistici, basta pensare a quanto la gente ami vedere persone umiliate in tv, faccio un esempio: Masterchef). Black Mirro 202aLa sequenza finale, sui titoli di coda, con il ripetersi veloce della giornata, con le spiegazioni per il pubblico/comparse, con il dietro le quinte, quasi fosse un making off, sono una sequenza inquietante e ancor più angosciante della stessa apertura di episodio.

Nota a margine: volutamente non ho affrontato il tema del reato e della punizione, perché se ne aprirebbe una discussione infinita e perché non credo fosse questo lo scopo del racconto di Brooker. Black Mirror in questo episodio vuole far vedere la desensibilizzazione alla violenza e all’umiliazione generata da e richiesta ai media in un circolo vizioso che non può portare nulla di buono; non vuole affrontare altro e così io con lui.

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