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Black Clover: quando si spegnerà lo shonen vecchio stile?

Black Clover

Il detto “Il troppo stroppia” vale per tutte le cose che circondano dalla nostra quotidianità. La nostra mente è infatti programmata per spegnere il proprio interesse nel momento in cui qualcosa diventa eccessivo. Se una canzone viene sentita troppe volte passa la voglia di premere play. Un film alla trentesima visione smettiamo di godercelo perché annebbiati dall’abitudine. Lo stesso vale per un certo tipo di prodotti di intrattenimento, che riproponendo uno stesso stile narrativo, finiscono inevitabilmente per rientrare nel già visto, allontanando il consumatore. Anche Black Clover si lancia sul mercato degli anime riproponendo tematiche viste e riviste, eppure tutt’ora sta riscuotendo un buon successo. A cosa è dovuto ciò? Può l’effetto nostalgia essere così potente?

UN PO’ DI DEFINIZIONI

Per i poco avvezzi al mercato di animazione giapponese con il termine Shonen si intende la parola ragazzo. Non è infatti un caso che sotto tale etichetta vengano raccolti tutte quei manga e anime con una forte componente d’avventura, spesso abbinata ad innumerevoli combattimenti. Molti di voi pur senza saperli catalogare avranno infatti visto qualche puntata di Naruto Dragon Ball, per citare alcuni tra i più famosi. Al genere Shonen appartiene inoltre tutta una sottocategoria sportiva di cui non tratteremo.

Ora che avete inquadrato l’area in cui ci muoviamo cerchiamo di capire cosa è la vera peculiarità del genere shonen. Oltre alla componente avventurosa, unita a dei sani scontri e del buon fantasy, lo shonen classico tende ad essere molto rigoroso nella sua struttura narrativa.

Queste opere infatti presentano spesso un protagonista con un sogno molto grande. Per Naruto c’era il desiderio di diventare Hokage, per Rufy di One Piece quello di diventare Re dei Pirati e via dicendo. Ovviamente per rendere il tutto più pepato il protagonista è quello meno indicato a realizzare il suo sogno e quindi gli ostacoli che lo separano dal successo sono generalmente innumerevoli.

Il protagonista inizia quindi un percorso di crescita, che vede alternarsi allenamenti a scontri, finché grazie alla sua tenacia e ai suoi compagni arriva alla fine raggiungendo la gloria.

RICICLAGGIO IN CIMITERO

Capite quindi come il genere Shonen proponga una storia molto schematica e ripetitiva. Per cui è compito dell’autore proporre personaggi e dinamiche che mantengano l’hype sempre elevato e non è un caso che queste opere oltre la metà perdano una buona fetta dei lettori/spettatori perché ritenute stancanti.

Dopo il crollo qualitativo di Naruto Bleach intorno al 2010, il genere shonen ha visto una boccata d’aria fresca. Molti editori si erano infatti accorti che l’impostazione classica non riscuoteva più il successo di fine anni ’90 e inizio anni 2000. Sono quindi arrivate nuove opere come Toriko, Assassination Classroom, Nisekoi, Shokugeki no Soma o Noragami per fare alcuni nomi. Merito di tale opere è stato quello di trattare tematiche per adolescenti al di fuori del solito schema narrativo.

Tuttavia tolta la prima anche queste furono accolte, pur affettuosamente, in modo tiepido. I fan dei manga avranno infatti notato come il primo quinquennio degli anni ’10 non abbia avuto un vero e proprio fenomeno internazionale come Bleach, Naruto o Dragon Ball ma solamente opere che vi si sono avvicinate senza diventare delle vere e proprie icone. Non è infatti un caso che a rubare il palco del successo al genere classico sia stata un’opera molto innovativa per il Giappone: ovvero L’attacco dei giganti.

Malgrado ciò gli ultimi due anni pare che abbiano voluto dirci nuovamente che per lo shonen classico non è finita. Anzi pare stia accadendo proprio il contrario.

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L’ALBA DEI MANGA VIVENTI

Con l’avvicinarsi della fine di Bleach, Naruto e Toriko il mercato giapponese doveva prepararsi a lanciare nuove opere che dovessero prendere il posto dei pilastri del genere shonen o che per lo meno potessero affiancare One Piece nella sua ormai storica corsa. Assieme al più atipico ma fruttifero One Punch Man sono infatti arrivati My Hero Academia Black Clover.

Queste due nuove opere rispettano entrambe i canoni dello shonen classico. Abbiamo infatti due protagonisti privi di poteri che sognano di diventare rispettivamente un supereroe e un mago fortissimi. Tuttavia se My Hero Academia si propone come uno shonen classico più raffinato, con una trama già meno delineata e dei personaggi a 360°, il successo di Black Clover rimane per chi scrive un vero e proprio mistero.

TORNIAMO A BLACK CLOVER

Black Clover racconta le vicende di Asta, un ragazzo orfano il cui sogno è quello di diventare il Mago Imperatore, cioè la più alta carica magica disponibile nel regno di Clover. Chiaramente il giovane ha la sfortuna di nascere senza poteri quindi il suo sogno gli viene pregiudicato fin da subito. Al di là della sua origine decide comunque di non arrendersi e passa gran parte della sua vita ad allenarsi raggiungendo una forma fisica eccezionale.

In tutto ciò è doveroso menzionare l’esistenza di Yuno, il rivale giurato di Asta per il semplice fatto di essere cresciuto con lui in Orfanotrofio e di essere dotato di immensi poteri magici.

Black Clover shonen

LA SIMILITUDINE CON GLI ANTENATI

Ora solo per la trama fin qui raccontata viene da gridare “Ma è Naruto con la magia!”. Effettivamente in molte cose le opere si assomigliano. Asta è infatti un emarginato come il ninja biondo e agli occhi di tutti un incapace. Inoltre affronta metà dei problemi gridando e facendo il testardo e solo per questo sarebbe da pensare al plagio. Tra le altre cose anche il rapporto con Yuno ricorda molto la relazione tra Naruto e Sasuke.

In realtà l’opera, tolti questi dettagli, lascia perplessi per il semplice fatto di essere molto basica dal punto di vista narrativo. La trama è infatti per lo più un susseguirsi di missioni che permettono al protagonista e ai comprimari di accedere a nuove magie e abilità rendendoli man mano più forti. Sicuramente bisogna riconoscere il merito all’autore di scrivere e disegnare degli ottimi combattimenti perché Black Clover è un’opera che funziona a che tiene comunque alto il livello di attenzione.

Tuttavia viene comunque da chiedere come mai stia avendo un successo così forte, considerato come non sia stata in grado di portare niente di nuovo ad un genere con più di 30 anni di vita.

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LO SHONEN MORIRA’ MAI?

Di fatto è molto probabile che lo shonen classico non morirà, o per lo meno non nei prossimi 15 anni. Per quanto abbia conosciuto degli attimi di pausa o non sempre garantisca il successo, la sua impostazione narrativa gli permette di ospitare qualsiasi tipo di storia. Che siano maghi, eroi, ninja, shinigami o super sayan ogni generazione deve trovare il suo eroe, magari debole all’inizio che con la forza di volontà e i suoi alleati riesca a superare ogni ostacolo per poi trionfare alla fine.

Dopotutto gli Shonen sono storie di speranza che devono far crescere chi legge assieme al protagonista per cui l’importante è creare dei personaggi che sappiano accompagnare. Poi le vicende verranno da sè. Ci sono dei punti di riferimento che ognuno di noi cerca durante la propria adolescenza. Noi abbiamo conosciuto Goku, quelli che ci sono succeduti Naruto e per i prossimi ancora ci saranno Midoriya o Asta a fare da faro. Non lasciate che la luce si spenga!

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