Cinema

Biancaneve compie 80 anni! Ecco la storia di un classico Disney senza tempo

Biancaneve

Era il 21 dicembre 1937 quando al Carthay Circle Theatre di Los Angeles, Walt Disney presentò il suo primo lungometraggio animato.

Topolino era nato nel 1928, a seguito dello scippo di un altro personaggio animato di un certo successo, tale Osvaldo il coniglio, e le due figurine avevano un che in comune. Erano ancora gli albori del cinema di animazione, e del cinema in generale che stava per approdare al colore. Così il giovane Disney tentò la via della sperimentazione con musiche e colori nei suoi brevi short animati che chiamò Silly Simphonies. Si trattava di corti che mettevano in scena altri personaggi che non fossero quelli del clan di Mickey Mouse, come i mitici tre porcellini. Fu quasi in contemporanea al successo di questi cartoni che anticipavano film e cinegiornali, che si pensò di alzare la posta e portare nei cinema un film realizzato interamente a disegni.

Nel 1934 Walt radunò nel suo studio i migliori collaboratori e raccontò loro del folle progetto. L’idea elaborata da lungo tempo, derivava dalla visione di un vecchio film del 1919 con la diva Marguerite Clark e ispirato a sua volta da una commedia tratta dalla fiaba dei fratelli Grimm Biancaneve.

Come ormai ben sappiamo il soggetto oltre che essere sensibilmente diverso dalla versione letteraria, conteneva in sé tutti quegli elementi che potevano sostenere la trama infarcendola dei più svariati umori. Si va dal mistery alla commedia romantica, dal comico slapstick all’horror. Il tutto condito da una colonna musicale molto orecchiabile e un paio di canzoni fatte apposta per diventare un tormentone.

L’idea vincente a mio parere fu quella di attingere (come poi fu prassi della Company per i film successivi al dopoguerra) al gusto preponderante hollywoodiano dell’epoca e alle avanguardie cinematografiche europee. I generi che in questo cartone trovano un’amalgama esplosiva, vengono rappresentati secondo un’accurata scelta delle immagini e delle sequenze. Nelle scene in cui appare la regina si possono ritrovare dei tratti delle pellicole di Sergej Ejzenstejn e in quelle della strega delle evidenti influenze espressioniste. Vi sono degli arditi (per l’epoca) movimenti di camera, e per la prima volta l’utilizzo dei fondali multipli (fotografati da una rivoluzionaria macchina a piani) che danno l’impressione della profondità.

Le scenografie furono realizzate tutte ad acquarello, i personaggi disegnati e colorati a mano fotogramma per fotogramma… per quasi 250 mila volte!

LEGGI ANCHE:Disney comprerà la 21 Century Fox per 52,4 miliardi

La regia fu affidata a David Hand, che diresse poi anche Bambi, mentre gli animatori che presero in mano i personaggi principali furono Grim Natwick (già animatore di Betty Boop, eroina dei cartoon anni ’30), Hamilton Luske, Albert Hunter, Joe Grant, Milt Kahl, Eric Larson, Norman Ferguson, Art Babbitt, fra gli altri… ma su tutti la supervisione di Disney fu costante perché egli aveva l’opera ben stampata nella sua mente e non si stancava di recitarne delle scene.

Oltre a ricevere un Oscar speciale nel 1939 e il Grande Trofeo d’Arte della Biennale a Venezia nel 1938, il film ottenne riflessioni significative dallo stesso Ejzenstejn: “Talvolta sono spaventato dalla visione dei suoi film. Spaventato dall’assoluta perfezione di quello che fa” (1), da Federico Fellini: “Nonostante il segno dolce e avvolgente tipico degli studi Disney, nei film, a partire da Biancaneve, si respira un’ atmosfera gotica, quasi horror” (2) e perfino da Charlie Chaplin (che assistette alla Première): “è stata superata ogni più alta aspettativa, con il nano Cucciolo Disney ha creato uno dei più grandi comici di sempre” (3). Pare che lo stesso Orson Welles si ispirò al castello della regina per la dimora di Citizen Kane.

Il successo del cartone animato fu tale che diede via all’impero che la Disney è oggi (e sempre di più, vista anche la recente acquisizione della maggioranza FOX). Tuttavia di remake né allora né oggi si è mai parlato in maniera definitiva. C’è stata la serie ABC (quindi sempre Disney) Once Upon A Time, liberamente ispirata ai personaggi della fiaba, ma per ora i rumors su eventuali live tali rimangono.

Alcune curiosità legano film e personaggi all’Italia, che come certifica il successo di Venezia ebbe subito enorme seguito, riguardano sia il doppio doppiaggio, sia le sue versioni a fumetti. La voce originale di Biancaneve era di Adriana Caselotti, di chiara origine italiana. La sua prima voce di doppiaggio fu invece quella di Rosetta Calavetta (doppiatrice fra le altre di Marilyn Monroe) e quella della regina della grande Tina Lattanzi. La versione realizzata a Cinecittà fu particolarmente accurata e quasi aulica, con l’utilizzo di versi e parole arcaiche. La riedizione del 1972 a cura di Roberto de Leonardis aveva le voci rispettivamente di Melina Martello (Gianna Spagnulo nel canto) e Benita Martini.

Romano Scarpa è stato uno dei capisaldi della Disney italiana come disegnatore di fumetti per Topolino. Ma non solo, le sue storie hanno varcato i confini e risulta uno degli autori del settore più pubblicati al mondo. Sue le storie apocrife su Biacaneve e i nani quali I sette nani e il cristallo di re ArborI sette nani e la fonte meravigliosa, da poco ripubblicate in USA proprio in occasione dell’anniversario. A questo proposito credo che sia ancora qui in Italia, e lo attesta l’attuale mostra al WOW spazio fumetto di Milano, una delle raccolte più complete di libri e cimeli sul film di proprietà di Nunziante Valoroso.

Onore quindi alla prima principessa Disney, così poco amata dai social, per quel carattere che molti ritengono docile e remissivo. Un augurio che ai suoi cent’anni risulti ancora così romanticamente vintage. Un omaggio alla grande interpretazione della Regina, capace tuttora di incutere paura nelle giovani generazioni. E infine un grande applauso a scena aperta ai nani che, ad ogni visione, risultano sempre buffi, teneri, originali.

Comments
To Top