Cinema

Avengers – Age of Ultron: la recensione

Non sono mai troppe le lodi per la Marvel. Dopo aver dominato il mondo dei fumetti inventando eroi su eroi, la casa editoriale americana (ma ormai l’aggettivo “editoriale” è ridicolmente riduttivo) ha deciso nel 2005 di iniziare a produrre in proprio anche film invece che limitarsi a vendere i diritti sui propri personaggi agli studios hollywoodiani. Fedele al proprio soprannome, la Casa delle Idee non poteva limitarsi ad essere solo un’altra stella nell’affollato firmamento di Hollywood, ma doveva dimostrare di saper realizzare l’impensabile. Non trasferire al cinema singoli personaggi del suo sterminato catalogo, ma un intero mondo. Nasceva il Marvel Cinematic Universe (MCU) e cambiava il modo di concepire i film di supereroi. Da sempre il successo al botteghino aveva garantito un sequel, ma la Marvel inverte l’ordine dei fattori riuscendo a dimostrare che il risultato non cambia. Decide che produrrà non un singolo film, ma un ciclo di pellicole dedicate a personaggi diversi che convergeranno poi in un unico enorme crossover spalmato su più anni. Stabilisce, insomma, che ogni personaggio ha diritto ad un sequel prima di sapere se il film a lui dedicato avrà successo. A soli sette anni dal 2008 di “Iron Man”, primo film della fase uno del MCU, la scommessa azzardata di Kevin Feige, presidente dei Marvel Studios e mente dietro questa innovativa strategia, è talmente vittoriosa che non sorprende che sia già stata rilasciata la lista dei film in produzione fino al 2020 né meraviglia che a questi si vadano a intrecciare serie tv che completano la descrizione dell’universo Marvel (e il recente “Daredevil” della Netflix è la dimostrazione che anche sul piccolo schermo la Casa delle Idee sa stupire).

AvengersAgeOfThorAmericaAnche se formalmente manca ancora “Ant Man”, “Avengers – Age of Ultron” è il completamento ideale della fase due con il gruppo dei Vendicatori (Captain America, Iron Man, Thor, Hulk, Vedova Nera, Occhio di Falco) che tornano a riunirsi dopo i film che li avevano visti agire separatamente durante i tre anni che passano dal primo “Avengers”. Forte del successo planetario del precedente capitolo, Joss Whedon affronta la difficile ed entusiasmante sfida di riuscire a replicarne non solo gli incassi stratosferici (compito dopotutto abbastanza semplice quando si ha dietro la Marvel e tanti supereroi in scena), ma soprattutto il consenso unanime degli appassionati del genere supereroistico e il plauso convinto della critica. Impresa non semplice perché il regista non può più giocare sull’effetto meraviglia dato dal vedere per la prima volta insieme in un unico film tanti differenti eroi. Al contrario, anni di film Marvel hanno ormai sedimentato nello spettatore una sorta di attesa entusiasta che costringe chi dirige a rispettare certi canoni non scritti ma imprescindibili. Chi vede un film Marvel sa già che assisterà a mirabolanti combattimenti e storie adrenaliniche intervallate da gag rapide e scambi di battute divertenti. Tutti elementi non immediati da garantire, ma che paradossalmente non fanno guadagnare punti a chi li mette in scena perché considerati quasi una sorta di minimo sindacale (anche se è una soglia molto alta per essere definita “minimo”). Quasi scontato, quindi, che tutti questi elementi siano presenti in “Age of Ultron”, ma va dato atto agli sceneggiatori di essere riusciti comunque a perfezionarli ulteriormente aggiungendo una migliore chimica tra i diversi eroi nelle scene di combattimento con mosse combinate degne dei migliori tag team di wrestling (specie l’uso in coppia dello scudo di Captain America e del martello di Thor o le strategie elaborate da Steve Rogers sfruttando le caratteristiche di ogni combattente). A confermare che Whedon fosse il regista più adatto per questo sequel è la capacità di bilanciare il tempo in scena dei diversi personaggi e di dosare con chirurgica attenzione azione e umorismo, quiete e tempesta. Un giusto mix che alle volte penalizza però la consequenzialità della narrazione con alcuni buchi di sceneggiatura figli, forse, di poco attenti tagli in fase di montaggio (su tutti la cattiva gestione dell’assenza e successivo ritorno improvviso di Thor). Promozione quindi con voto ben oltre la sufficienza per Whedon che lascia il franchising (non dirigerà, infatti, lui il prossimo episodio) con una buona prestazione che peserà inevitabilmente sulle spalle di chi dovrà prendere il suo posto.

AvengersAgeOfUltronOcchioDiFalcoL’universo Marvel non è avaro di personaggi e già Iron Man, Captain America, Thor e (in parte minore) Hulk hanno già avuto l’onore di film a loro dedicati. Essendo, quindi, quasi impossibile aggiungere novità su di essi, “Age of Ultron” decide di dedicare il poco tempo lasciato libero dall’azione incessante ad approfondire gli unici due orfani di un proprio spazio privato. È quindi la figura di Occhio di Falco a guadagnarsi un’attenzione particolare con scene di vita comune che ne tratteggiano il carattere da supereroe senza poteri ma con una famiglia sempre presente nella sua mente anche se tenuta nascosta per proteggerla da ogni pericolo. Poche rapide pennellate che hanno il merito di aggiungere un tocco di umanità ad un universo fatto di personaggi fuori dal comune. Stesso processo di umanizzazione a cui va incontro la Vedova Nera che instaura qui un rapporto sentimentale con Bruce Banner che va ben oltre l’utilitaristica constatazione che sono la sua voce e le sue carezze le uniche armi ad ammansire l’incontrollabile Hulk. Interessante notare come Natasha sia il personaggio che maggiormente evolve da un film all’altro passando dalla fredda macchina da guerra del primo film all’invincibile combattente capace di battute ironiche in “Captain America – The Winter Soldier” fino alla romantica guerriera in cerca di affetto che vediamo in questa pellicola. Anche le visioni da incubo in cui vengono proiettati i cinque eroi dai poteri psichici di Wanda Maximoff vorrebbero mostrare un lato fragile di questi granitici invincibili, ma sono troppo fugaci per riuscire appieno nel loro compito.

AvengersAgeOfUltronMaximoffNonostante il film abbondi di personaggi noti che appaiono anche solo per dei brevi cameo (come quelli di Falcon, Heimdall e Erick Selvig), la vastità del MCU e il disegno di ampio respiro che condurrà alla fase tre obbliga gli autori ad inserirne di nuovi. Debuttano quindi i gemelli Maximoff, Pietro e Wanda, orfani per colpa di Tony Stark e potenziati dal barone von Strucker per diventare, rispettivamente, il velocissimo Quicksilver e la telepate Scarlet Witch. Motivi extra cinematografici impongono di dimenticare che i due siano figli del Magneto di X – Men, ma la loro caratterizzazione appare troppo rapida non permettendo loro di mostrare a pieno le loro potenzialità. Inevitabile quindi che il Quicksilver di questo film perda nettamente il confronto con il suo omologo apparso in “X – Men – Days  of Future Past”, ma va anche detto che qui è volutamente messo in secondo piano per lasciare maggiore spazio alla sorella che avrà un peso diverso nella continuity futura. Il più importante debutto è sicuramente quello di Visione, umanoide creato da Ultron e completato da Tony Stark con la mente cibernetica di J.A.R.V.I.S. per diventare un prezioso alleato dei Vendicatori. La presenza scenica e il tono pacato del personaggio sono resi bene da un Paul Bettany che, apparso finora solo come doppiatore del maggiordomo virtuale di Stark, non vedeva l’ora di aggiungersi dal vivo al già ricco cast. Delude invece Ultron e non perché James Spader non svolga egregiamente il compito assegnatogli. È il personaggio dell’androide che si ribella al suo padrone arrivando ad una distorta interpretazione del concetto di pace per la Terra a sapere troppo di già visto e non bastano gli echi dell’Hal 9000 di “Odissea nello Spazio” e i riferimenti marcati al Pinocchio disneyano (con la canzoncina ripetuta più volte da Ultron) a renderlo innovativo.

“Avengers – Age of Ultron” non si discosta molto dal suo illustre predecessore apparendo spesso come una versione deluxe del primo film migliorata dalla maggiore intesa tra i suoi protagonisti. Il cast è ben rodato dalle precedenti pellicole ed ognuno degli attori è perfettamente a suo agio in ruoli che sono ormai quasi una seconda pelle per loro. “Age of Ultron” aveva il compito di chiudere idealmente la fase due e piantare i primi semi da cui germoglieranno i probabili successi della fase tre (e, più che la scena durante i titoli di coda sono i contrasti tra Iron Man e Captain America e il diverso modo di intendere il significato di essere Avengers ad essere importanti in tal senso). Compiti svolti con maestria regalando allo spettatore 145 minuti di piacevole intrattenimento e spassosa meraviglia. Cosa pretendere di più da un blockbuster per promuovere a pieni voti la Marvel ?

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