Cinema

Austenland – Alla ricerca di Jane: la recensione

Becero, chiassoso, prevedibile: in altre parole, un capolavoro.

Austenland, prontamente e inutilmente ribattezzato per il pubblico italiano Alla scoperta di Jane, è stato presentato al Sundance Film Festival 2013, riscuotendo un mediocre interesse e una sonnacchiosa distribuzione. In Italia è arrivato quatto quatto lo scorso novembre e sparito quasi subito dalle sale (pure dalle parrocchiali). Ma non fatevi ingannare dai numeri: la commedia scritta e diretta da Jerusha Hess non ha di certo impressionato il botteghino (e la critica), ma centra un doppio bersaglio di tutto rispetto, ambientando con garbo sgraziato (credetemi, l’ossimoro ha il suo perché) una storia romantica sullo sfondo di un’avventura demenziale.austenland 5

Protagoniste, al di là e al di qua dello schermo, sono le Janeites (leggi geinaits) impenitenti. Stiamo ovviamente parlando di quel fenomeno sociale prossimo al fanatismo, il cui nome è stato coniato nel lontano 1891 dal letterato George Saintsbury, per riferirsi “a coloro che provano una devozione acritica, sentimentale e personale verso la Austen e i personaggi dei suoi romanzi“.
Jane Austen la romanziera, Jane Austen la romantica, Jane Austen la fine critica sociale non avrebbe mai immaginato che il suo Mr Darcy avrebbe traviato per ben duecento anni la percezione sentimentale femminile. A suo modo, nemmeno Colin Firth poteva intuire che un tuffo in uno stagno paludoso avrebbe così drammaticamente compromesso le dinamiche di coppia – per non parlare delle fantasie sessuali – della sua epoca.

Austenland, dall’omonimo romanzo di Shannon Hale, che del film cura la sceneggiatura, si inserisce in questo particolare contesto, conciliando il lato comico del culto, nella sua forma più sociopatica (forse l’unica esistente), e quell’umana brama romantica che ci spinge ogni anno a rivedere Love, Actually._MG_8634119.jpg

La nostra eroina si chiama Jane Hayes (una Keri Russell perfettamente in parte), Janeite precoce e mai redenta (“I memorized the first three chapters of Pride and Prejudice when I was thirteen”), neanche troppo stramba, ma certamente sfortunata in amore. Finalmente le si presenta l’occasione di una vita: una full immersion con tanto di corsetto e bonnet nell’atmosfera austeniana, popolata da gentiluomini passionali, orgogliosi o ammalianti, a seconda dei gusti delle clienti… ehm, delle signore.

In quello che ben presto si palesa come una specie di bordello sentimentale – dove bordello sta proprio per bordello, con attori-gigolò che creano ansiogene storie d’amore con pazza proposta matrimoniale conclusiva (James Callis nei panni del colonnello Andrews gongola che è un piacere) – Jane finirà per riscoprire il gusto della realtà.

Hess e Hale ricreano le più celebri situazioni dei romanzi (la meschina confidenza della rivale, la peccaminosa recita) con uno humor da balera che avrebbe così profondamente offeso la celebre scrittrice. Ma, alas! i tempi sono cambiati: non esistono più le Fanny Price che svengono d’imbarazzo di fronte a una piecé teatrale, né le Elinor Dashwood che si turbano per le volgarità di Miss austenland 3Charming (una Jennifer Coolidge più tettona che mai). Ogni buona creanza dell’era Regency viene stravolta e genera il suo esatto contrario: ecco la nostra eroina che cavalca fradicia in mutandoni, la leggiadria sartoriale dell’assatanata che si cuce il guanto calzato nel ricamo, e il patetico (ma esilarante) ingresso in scena del capitano East – indovinate un po’ ? – di ritorno dalle East Indies.

Austenland si ispira senza vergogna più ai film di Mel Brooks che a quelli di Ang Lee, e non ha nessuna pretesa di riscrivere la storia del cinema, né di giustificare le scelta di situazioni tragicomiche e di personaggi macchiettistici. Anzi, sposa con spavalderia l’assurdo con il patetico per poi chiudere il cerchio con una buona dose di idealismo sentimentale.

Prima di lasciarvi al vostro cineforum di capolavori svedesi non sottotitolati, una domanda:

What separates the casual Jane Austen fan from the aficionado?”

Se non sapete rispondere, siete la ragione dello scarso successo che il film ha avuto in Italia, un paese, diciamocelo, culturalmente difficile. Può non sembrar vero, ma da noi Jane Austen non ha ancora sostituito il Manzoni, e il tuffo nello stagno di campagna, vestiti solo di bianca camicia con volants e trine ricamate, non è uno sport nazionale. Ma niente paura, a tutto c’è rimedio: l’11 febbraio esce il DVD di Austenland, può essere il primo passo verso una austeniana redenzione. Non sarà grande cinema, non sarà una grande storia, ma di sicuro è un enorme spasso.8D9Q8879.JPG

Consigliato a: tutti coloro che credono che il mondo sia ormai diviso tra Janeites e vittime di Janeites (guardatevi intorno e scoprirete che è vero), per capire cosa c’è al di là e al di qua della barricata.

Sconsigliato a: i noiosi, i cultori integerrimi di Herzog e chi si intestardirebbe a trovare un’intenzione cinematografica nei rinforzi pelvici degli abbronzatissimi servi in livrea.

Comments
To Top