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Arrow chiude la quinta stagione col botto, letteralmente. La recensione del finale

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Cinque è un numero con un certo significato in Arrow. Cinque sono gli anni che ha passato Oliver lontano da Starling City. Cinque è anche il numero delle stagioni che ci sono volute per raccontare in flashback ognuno di quegli anni. Il giro è completo, con i ricordi che si sincronizzano con ciò che è accaduto nel primo episodio della serie. A meno che gli autori non vogliano svelarci retroscena della prima stagione, i flashback sono finiti.

Dopo cinque stagioni, ecco un finale che non riguarda la salvezza di Star City ma l’anima di Oliver. Forse è stato questo il trucco che ha alzato l’asticella di questa serie, quest’anno. Basta salvare la città con mezzi improbabili da nemici improbabili. Un sano ritorno alle origini con tutto quello che ne consegue: dilemmi personali, scelte opinabili, sensi di colpa strazianti.

Da questo punto di vista Adrian Chase si pone come un villain notevole, quello che certamente serviva ad Arrow. Portando in scena tematiche che non erano state toccate nelle stagioni tre e quattro, Chase ha condotto una guerra personale contro Oliver senza se e senza ma. Con un fanatismo ossessivo ha tessuto nell’ombra una serie di trappole fisiche e mentali respingendo costantemente all’angolo Oliver che non ha mai smesso di combattere. Neanche quando Chase lo ha costretto ad ammettere, ad un certo punto della stagione, di essere stato un torturatore di anime che godeva nel togliere la vita alle persone. E anche quando, negli ultimi momenti, Prometheus si è tolto la vita facendo in modo che Oliver per l’ennesima volta stesse un passo indietro.Arrow

Il cliffhanger con cui si chiude questa stagione è infatti una lama a doppio taglio per gli sceneggiatori. Per quanto sia impossibile far esplodere un’intera isola, è anche altrettanto improbabile che tutti i personaggi coinvolti siano sopravvissuti. Qualche personaggio della serie non tornerà, anzi non deve tornare: altrimenti la sesta partirà già male. Il primo certo ad aver perso la vita è Malcom Merlyn. Il suo ritorno e la susseguente uscita di scena sono un po’ troppo veloci, e nonostante la sua fine stia stata off-screen John Barrowman ha confermato di aver chiuso con questa serie e tutto l’Arrowverse. Un sacrificio che stona un po’ con quello che è stato il personaggio finora, ma i cambi di cuore in questa serie sono permessi.

Fulgido esempio è Deathstroke. Il ritorno di Slade Wilson (a proposito, perché smentire le voci del ritorno e poi apparire per davvero nel telefilm?) è quello che i fan stavano aspettando e invocando da tempo. Come per Merlyn, anche qui è stato usato un trucchetto per rendere il personaggio “buono”. Nel caso di Malcolm era l’amore incondizionato per Thea, nel caso di Wilson la fine dell’effetto Mirakuru sulla mente e sul corpo del combattente. Al di là della credibilità di questo cambiamento, le scene Wilson/Queen hanno funzionato a meraviglia proprio perché facevano riferimento al momento migliore di Arrow, tra prima e seconda stagione. Una vetta quantomeno sfiorata da questa quinta stagione.Arrow

Certo i difetti non mancano. Su certe cose Arrow continua a non azzeccarne una, come ad esempio l’alternare episodi importanti (la rivelazione Prometheus-Chase forse è avvenuta troppo presto) a puntate fatte apposta per i fan (Oliver e Felicity chiusi nel bunker. Che si riavvicinano. E si baciano). Ma anche il solo fatto di aver diminuito, seppur di poco, le puntate filler ha contribuito a rafforzare una già buona trama orizzontale che ha messo in pericolo, da sottolineare ancora, non la città ma Oliver in primis. Ci sono stati momenti in cui ha vacillato, ha smesso i panni del vigilante (ma anche qui un difetto, indossava un’altra maschera con cui faceva le stesse cose), momenti in cui Chase gli aveva fatto credere di essere un assassino spietato. Tutto questo prima del contrattacco finale, dove Oliver ha messo in campo tutti gli alleati che aveva a disposizione pur di battere Chase nell’ultima battaglia, il rapimento del figlio William.

Anche qui alla fine è stato costretto ad una scelta micidiale. O la vita del figlio o quella degli amici alleati. E Adrian Chase si è confermato fino alla fine un cattivo di un certo spessore, che si sicuro lascerà un’altra cicatrice su Oliver. Brucia non sapere chi si è portato nella tomba insieme a lui.

Cinque stagioni, tra alti e bassi, che sembrano chiudere un ciclo: Oliver ha ritrovato se stesso, capendo ciò che è stato finora. Cliffhanger finale a parte, sembra che tutto il resto sia stato raccontato. Dove vorrà ancora andare la storia del vigilante verde?

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