Cinema

Apostolo: la recensione del film Netflix di Gareth Evans con Dan Stevens

Apostolo - Netflix
IMDb

Titolo: Apostolo (Apostle)

Genere: horror

Anno: 2018

Durata: 2h 09m

Regia: Gareth Evans

Sceneggiatura: Gareth Evans

Cast principale: Dan Stevens, Michael Sheen, Paul Higgins, Mark Lewis Jones

Chi siano gli apostoli è qualcosa che difficilmente si può non sapere (nomi a parte, ovviamente). Meno immediato è ricordare che la parola apostolo viene dal greco e significa inviato. Perché i dodici apostoli furono scelti da Gesù tra i suoi discepoli e appunto inviati a diffondere la buona novella dopo la sua morte e assunzione al cielo. Ma, in Apostolo, nuovo film horror prodotto da Netflix, chi ha inviato chi? E quale messaggio deve essere proclamato al mondo?

Apostolo - NetflixUn apostolo irrequieto

Interpretando in senso letterale la parola greca corrispondente, si potrebbe dire che l’apostolo a cui fa riferimento il titolo del film di Gareth Evans è il Thomas interpretato da un allucinato Dan Stevens. Il rapimento della sorella Jennifer (Elen Rhys) e la conseguente richiesta di riscatto convincono un amico del padre a inviare Thomas, creduto dai più morto, in missione su di un’isola non specificata dove una setta simil – cristiana si è ritirata a vivere in un finto Eden che ha bisogno di un concreto denaro per potersi sostenere.

L’amore sincero per la sorella prigioniera è un motivo più che sufficiente a convincere un Thomas che fa di una ferrea volontà e di una istintiva astuzia le armi migliori per affrontare una missione quasi improponibile. A renderla tale contribuiscono anche le precarie condizioni psichiche dello stesso Thomas il cui sguardo costantemente alienato, le cui movenze nervose, i cui atteggiamenti ritrosi, le cui reazioni violente sono prove evidenti di un animo spezzato da un vissuto drammatico. E tuttavia è il legame indissolubile con la sorella a rendere Thomas anche il più adatto a questo rischioso salvataggio perché alimenta un affetto viscerale che è l’unica certezza rimasta a chi ha rinnegato ogni credo precedente.

Un vincolo di sangue che alimenta un fuoco ardente pronto a mutare in cenere morta ogni insormontabile ostacolo che ardisca porsi tra Thomas e Jennifer.

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Apostolo - Netflix

Apostoli del sangue

Ma è anche ad altri personaggi di Apostolo che questa parola può riferirsi. Sebbene la novella che portino sia tutto fuorché lieta e pacifica. Perché la promessa di un mondo nuovo da costruire insieme, dove tutti i crimini passati saranno perdonati, poggia su una serie di menzogne che nascondono una realtà fatta di sangue e violenza. Perché è dal sangue degli innocenti che (letteralmente) nasce la linfa vitale che rendeva possibile il fiorire dei prati di un Eden che non è mai davvero esistito. Nonostante le parole apparentemente evangeliche e elusivamente accoglienti di Malcom (Michael Sheen), autoproclamato profeta di un culto che mischia cristianesimo e paganesimo. Nonostante i gesti tranquilli di un Frank (Paul Higgins) che traghetta con rassicurante severità e paternale accoglienza chi vuole unirsi alla comunità isolana. Nonostante la sincera disponibilità di una Andrea (Lucy Boynton) che è la prima vittima di una illusione crudele in cui vorrebbe non dover mai smettere di credere.

Perché la verità è che Malcom e Frank sono quel che resta di un sogno lontano di cui si sono dichiarati apostoli arrivando troppo tardi a capire quello che invece Quinn (Mark Lewis Jones) ha capito subito. Che nessun dio è venuto a promettere il paradiso, ma piuttosto sono loro ad averne preteso uno, accettando di pagarne il prezzo con la violenza e il sangue. Ed è del sangue, quindi, che sono apostoli e a questa missione non possono sottrarsi senza rinnegare quella che è l’unica fede che li ha tenuti vivi fino a quel momento. Una fede malata che non è possibile abiurare e a cui va sacrificato tutto. Anche la loro stessa amicizia. Anche un amore innocente.

Perché in un prato innaffiato di sangue non possono germogliare fiori puri, ma solo frutti corrotti che fanno marcire gli animi prima che i corpi.

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Apostolo - NetflixUn horror in crescendo

Nella campagna promozionale che ha preceduto il rilascio su Netflix, Apostolo era stato iscritto d’ufficio al genere horror. Classificazione a cui la prima parte del film sembrerebbe sottrarsi concentrandosi sul ritratto crudo del marciume morale e reale che l’acritica adesione ad un qualunque culto può far nascere. Non a caso nessuno dei personaggi riesce ad ispirare empatia con lo stesso Thomas ad apparire corrotto e invasato in maniera uguale e contraria a Malcom e Quinn. Ma, svolto questo compito didattico, il film sceglie di abbracciare una mitologia sempre più soprannaturale, facendo aumentare di pari passo la follia dei credenti che la violenza dei loro gesti. La crudezza delle scene diventa allora quella tipica degli horror più duri, con momenti che vanno in crescendo da sensazioni disturbanti fino quasi a sfiorare lo splatter e il gore.

Fatti i meritati complimenti al regista Gareth Evans che scrive anche la sceneggiatura coraggiosa e sceglie una fotografia verdastra che sottolinea l’incancrenirsi del mondo di Apostolo, vanno ugualmente elogiati i membri di un cast che si fa premiare per l’assenza di sbavature. Ottimi, in particolare, Dan Stevens e Michael Sheen nel mostrare due modi complementari di essere marchiati dalla fede, mentre Mark Lewis Jones veste con naturalezza i panni sporchi di un villain che riesce a farsi odiare per la perversa idolatria di sé stesso. Altrettanto brave sono sia Lucy Boynton che Elen Rhys nel dipingere gli unici attimi di innocenza di una storia dove non c’è spazio per chi non è macchiato dalla colpa, come dimostra il destino di Ffion (Krystin Froseth) e Jeremy (Bill Milner).

Apostolo dimostra, infine, che il genere horror può spaventare anche senza dover ricorrere a mostri e psicopatici. Basta guardare a quanto perverso può essere il più pericoloso degli animali: l’uomo.

Apostolo – la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.6

Summary

Della fede e di altri demoni che corrompono l’animo dell’uomo sprofondandolo in una spirale di follia e violenza

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