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L’amica geniale: recensione dei primi due episodi della serie TV tratta dai romanzi di Elena Ferrante

La fantasia è un posto dove ci piove dentro. (Italo Calvino)

La lettura richiede un impegno maggiore rispetto al cinema (o in questo caso alla televisione). Non è solo una questione di saper leggere o meno, dobbiamo attingere ad un’altra facoltà della mente umana, una facoltà che alcuni coltivano più di altri e che portano poi gli stessi a scegliere di essere pittori, registi, fotografi e, ovviamente, scrittori. Ma quest’ultimi, più degli altri, devono scendere a compromessi con i propri lettori e lasciare che immaginino di loro sponte volti, luoghi, cieli. Si instaura una sorta di patto di fiducia, in cui a dare non è solo lo scrittore ma anche il lettore: si diventa complici nel progetto di dare anima e corpo ad una storia.

La tetralogia de l’amica Geniale, una storia magnetica

Elena Ferrante è un caso letterario, non c’è bisogno di ribadirlo, forse e non solo perché la sua identità è un mistero (e i misteri attraggono per natura). Non abbiamo quindi nessuna certezza che ciò che leggiamo sia solo frutto dell’immaginazione di una donna (o di un uomo), che non ci siano riferimenti biografici, che dietro Lila o Elena – o qualsivoglia altro personaggio – non si celi l’autrice, anche se solo in parte.

C’è qualcosa, un qualcosa di magnetico e al tempo stesso repellente nelle pagine de L’Amica Geniale. C’è chi quelle pagine le ha divorate avidamente, c’è chi invece crede che il successo raggiunto dalla tetralogia sia esagerato. Solo i grandi romanzi riescono a polarizzare i lettori in questo modo. 

A scanso di equivoci, io devo ammettere di far parte del primo gruppo. La storia di Lenù e Lila mi ha non solo appassionata e commossa, mi è rimasta dentro per tanto tempo. Ho immaginato i luoghi, aiutandomi quando era possibile con immagini di repertorio ma più spesso affindandomi semplicemente alle parole della Ferrante, perché il vento, l’aria, i suoni non puoi vederli in una foto. Ho immaginato i volti, le voci, i gesti, gli sguardi dei personaggi. Ho, insomma, instaurato quel patto di fiducia silenzioso con la Ferrante, portando fuori dalla carta e dentro la mia immaginazione L’amica geniale.

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amica geniale

L’amica geniale recensione dei primi due episodi

La serie TV di Saverio Costanzo porta sul piccolo schermo la storia di Elena e Lila

A renderla immagine ci ho pensato invece Saverio Costanzo, che con il suo adattamento televisivo ho donato finalmente un corpo agli abitanti del rione Luttazzi. Ed è così che Elena Greco, Lila Cerrullo, Don Achille Carracci, Nino Sarratore, Manuela Solara ci parlano, ci guardano negli occhi, gesticolano come noi immaginavamo che parlassero, guardassero e gesticolassero.

Anche chi non è affetto dalla Ferrante fever dovrà ammettere che il lavoro dietro alla produzione italoamericana è – almeno fino a questo momento – degno di plauso. Ogni cosa sembra al suo posto, dagli interpreti, al rione ricostruito in un’ex zona industriale di Caserta, alle musiche (meravigliose) di Max Richter, all’abilità già riconosciuta di Costanzo dietro la macchina da presa. Il regista riesce a coniugare perfettamente l’anima cupa della storia, legata alla situazione socioeconomica della Napoli negli anni Cinquanta tra povertà, analfabetismo e violenza, alla leggerezza legata all’infanzia, alla voglia di scoperta, all’ingenua curiosità che anima le due protagoniste. 

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Elena e Lila al centro di tutto

Sono loro, Elena e Lila, il centro intorno a cui si muove il tutto, un tutto fatto di personaggi secondari ma non marginali. Fedele al romanzo, Costanzo sottolinea l’impostazione teatrale propria di questa prima parte del primo libro. I luoghi sono spogli, grigi, anonimi ma al tempo stesso identificati dell’Italia di quel tempo, uscita da poco dal secondo conflitto mondiale. Un paese distrutto, in cui a pochi è concesso il privilegio di poter sperare di avere una vita migliore e ai molti invece rimane solo la possibilità di “tirare a campare”.

Ma in questo secondo gruppo c’è chi combatte, nel suo piccolo e in base alle proprie capacità, una personale guerra di emancipazione. Una guerra in cui tempi, modi e nemici cambiano. A volte bisogna lavorare di lentezza, studiare la migliore tattica di assalto, altre procedere con velocità, attaccare prima di essere attaccati. A volte ostacoli e antagonisti sono ben visibili, altre sono difficili da identificare (finché non diventiamo noi stessi i nostri nemici).

Ci vuole pazienza, forza di volontà e – forse – un pizzico di genialità. Sarà una storia sofferta, amara, aspra ma avrà l’anima pulsante di chi ha la fantasia di immaginarsi un mondo diverso. 

4

L'amica Geniale - Episodi 1 e 2

Un’esordio strepitoso per una storia che ha l’esigenza di essere ascoltata.

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