American Gods

American Gods: Neil Gaiman spera la serie faccia nascere una discussione sull’immigrazione

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Entertainment Weekly

Quando Neil Gaiman pubblicò il romanzo best-seller American Gods nel 2001 risultò difficile ritenerlo controverso. Tuttavia alla luce di un’elezione presidenziale che ha portato il tema razziale alla ribalta – e un tentativo fallito di bandire i Musulmani dall’entrare in territorio statunitense – non possiamo più dire lo stesso.

Il romanzo, adattato nella serie TV che ha debuttato lunedì su Amazon Prime Video (e in America su Starz), parla di una storia di immigrazione raccontata attraverso una guerra tra vecchie e nuove divinità. Da un lato vediamo dei di origine biblica e mitologica, come il dio nordico Odino o l’ingannatrice africana Anansi, dall’altro entità divine dei nostri giorni: come i media e la tecnologia.

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Attualmente la tematica della migrazione in America e della lotta per l’identità, centrali in questa storia, è diventata – seppur accidentalmente – sempre più rilevante. Neil Gaiman spera che la serie di Starz, adattata da Bryan Fuller (Hannibal) e Michael Green (Logan), porti le persone a discutere.

UMANITA’ ED IMMIGRAZIONE

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“Quando ho scritto American Gods non pensavo di aver inserito elementi contenziosi”. Così ha detto Gaiman a TVGuide.com. “Ovviamente nel momento in cui racconto di personaggi stranieri che arrivano in America è inevitabile che ognuno di loro porti con sé il proprio credo e le proprie divinità. Loro hanno abbandonato i loro dei, e questa è la storia che raccontiamo. Ora il contesto in cui viviamo è diverso e quindi questo tema risulta più scottante. Sono tematiche controverse. Quindi spero che le persone discutano intorno a tale argomento. Questa è la mia speranza maggiore”.

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L’adattamento di Fuller e Green è fedele al romanzo, sia in merito alla modalità con cui la storia viene rivelata sia in merito al numero di credo e di arrivi in America raccontati. Fuller spera che gli otto episodi della prima stagione permettano di parlare con compassione in merito all’immigrazione senza svilire i migranti.

“Una delle cose più belle dello show è che è un’esperienza molto personale. Del resto stiamo parlando del rapporto che ognuno intraprende con il proprio credo. L’essenza di questo show racchiude il significato dell’essere umano, ma racconta anche cosa vuol dire essere un Americano.” Questo ha aggiunto Bruce Langley, l’attore che intepreta Technical Boy, una delle nuove divinità. “Tenendo questo in mente spero che agli spettatori possa rimanere qualcosa, magari per diversi motivi. Trovo questo splendido.”

 

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