Cinema

Alibi.com: recensione del film campione d’incassi (in Francia)

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Titolo: Alibi.com

Genere: Comico

Anno: 2017

Durata: 90′

Sceneggiatura: Philippe LacheauJulien Arruti, Pierre Dudan

Regia: Philippe Lacheau

Cast: Philippe Lacheau, Élodie Fontan, Didier Bourdon

Pompato da un promettente slogan, il campione d’incassi francese (numero uno al box office nello scorso febbraio) è un film comico-trash, sul quale sinceramente ci sarebbe ben poco da scrivere.

La sua missione di far ridere è svolta con successo. In alcuni casi si rasenta lo humor da caserma, in altri invece c’è del geniale non-sense. Tutto Alibi.com ruota  intorno a un solo scopo: trovare qualsiasi occasione per trasformare il verosimile in farsa.

Il fil-rouge che lega questa serie scoppiettante di trovate è la storia d’amore fra Gregory e Flo due bellocci che si divertono a fare sesso creativo, seppure all’apparenza incompatibili per carattere. Lei, borghese tutta d’un pezzo che detesta gli uomini falsi e bugiardi, lui imprenditore traffichino che si è inventato un’agenzia per procurare gli alibi su misura.

L’inizio è forse la parte più originale di Alibi.com, dove una manciata di uomini (soprattutto) e donne trova nell’agenzia la soluzione a situazioni altrimenti dirimenti alle loro vite. Tra di essi un triste sessantenne che vorrebbe rifarsi la vita con l’amante latina e inventa un classico viaggio di lavoro in Africa. Lo svolgimento dimentica quasi subito l’intrigante idea iniziale per trasformarsi in pochade.

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Le pochade, ovvero le commediole francesi che ponevano al centro lo scambio di persona e l’equivoco era poi oggetto di una serie rocambolesca di eventi, avevano un nutrito cast di personaggi, perlopiù improbabili, destinati a trovare le scuse più assurde per togliersi dai pasticci.

Lo schema del film è questo. La coppia di giovani ha come contraltare la coppia dei genitori di lei, e l’amante del padre, che è poi lo stesso cliente del falso viaggio in Africa. Un’altra coppia di disturbatori e disturbati è quella dei soci di Gregory all’Alibi.com. In particolare il personaggio di Mehdi, sofferente di narcolessia, in un paio di occasioni comiche è a mio parere esilarante. Altro personaggio in realtà piuttosto inutile all’economia del racconto è il petulante Maurice, protagonista di una delle scene più disgustose. Condisce il gran pastiche la banda di Garcia, truce giostraio a cui è assegnato il ruolo di antagonista, che distribuisce un po’ di adrenalina.

Inutile recensire il film dal punto di vista formale, regia e fotografia si adattano ai ritmi e allo stile della vicenda senza aggiungere nulla di particolare. D’altro canto il regista e co-autore è lo stesso protagonista, Philippe Lacheau. Un piccolo riconoscimento va alle musiche. Sia per il video (trash pure quello) della sensuale amante latina, sia per una parentesi romantica fra i genitori di mezza età quando scoprono di amarsi ancora.

Se i cinepanettoni nostrani fanno ridere con lo stile di cui sappiamo (molti i doppi sensi e i giochi di parole), i francesi non molto lontani come stile a un qualsiasi “Capodanno a Cannes”, limitano di molto l’umorismo legato al linguaggio e arrivano direttamente sull’effetto comico, sbaragliando le aspettative e forzando sull’inverosimiglianza.

Un pizzico di divertimento non politicamente corretto e qualche abuso contro gli animali (vedesi le angherie subite dai cani in Un Pesce di nome Wanda) per intaccare con un po’ di sana cattiveria un film tendenzialmente di buoni sentimenti.

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