Milo Giacomo Rambaldi (1444 - 1496): profeta e alchimista.
Chi è Milo Rambaldi? Sembra che sia la CIA sia l'SD-6 abbiano perso molto
tempo, anche in passato, cercando di trovare una soluzione, una verità
finale, ai miseriosi lavori di questo scenziato.
Nato a Parma nel 1444, Rambaldi venne educato dai monaci vespertini e, all'età
di 12 anni, venne assunto come scultore, pittore e studioso d'arte. Introdotto
al Cardinale Alessandro della chiesa cattolica romana, durante il suo viaggio
a Roma quando ebbe 18 anni, venne trattenuto poi privatamente come architetto,
consultore e profeta fino a quando Alessandro divenne Papa nel 1492.
Non curante dei desideri del suo benefattore, che voleva vedere il giovane Rambaldi
benestante, durante la sua vita Rambaldi e i suoi lavori non ebbero grande visibilità
a causa dell'obiezione dell'arcidiacono Claudio Vespertini che aveva paura delle
possibili implicazioni rivoluzionarie delle tecnologie di Rambaldi sull'intero
sistema religioso. Per questo pensava di contenere, ed eventualmente eliminare,
i suoi lavori. Giunse così al conflitto con Alessandro VI che successivamente
morì nel 1503.
Vespertini comandò così che il nome di Rambaldi fosse abolito
e cancellato da tutti i monumenti e dagli edifici costruiti tra il 1470 e il
1496. Ordinò anche che l'ingegnere del Papa fosse scomunicato per eresia,
che i suoi lavori a Roma distrutti e che fosse condannato a morte al rogo dopo
che Rambaldi stesso aveva dichiarato che la scienza un giorno avrebbe permesso
agli uomini di conoscere Dio.
Milo Giacomo Rambaldi morì in solitudine nell'inverno del 1496. Non aveva
una moglie nè un erede che gli sopravvivesse.
Poco dopo la sua morte venne scoperto un suo lavoro segreto a San Lazzaro e
sistematicamente preso dagli agenti del Vaticano. Nel cercare di discreditare
i lavori di Rambaldi e la sua influenza, le sue opere vennero vendute a privati.
I suoi lavori si dispersero così in tutto il mondo.
Fin dal 15esimo secolo, lavori di Rambaldi vennero avvistati in molte parti
dell'Euorpa e dell'Unione Sovietica fino a giungere a scoprire qualcosa nel
museo di Waterbury nel Connecticut nel 1921.
Il disegno e l'utilizzo di molti di questi disegni è ancora tutt'oggi
sconosciuto tanto da aver ispirato molti falsificatori.
Si dice che Rambaldi abbia preceduto l'era dell'informazione digitale con l'aiuto
di un linguaggio binario antico risalente dunque alla fine del 1400, basato
sull'introduzione di algoritmi e l'utilizzo dei numeri 1 e 0. Molti dei suoi
disegni e della sua documentazione son stati scritti in diverse lingue, dall'italiano
a linguaggi costituiti da semplici simboli.
Ha creato un'antica filigrana caratteristica di tutti i suoi disegni conosciuta
come "l'occhio di rambaldi" e che si mostra all'occhio nudo solo quando
tenuto al buio.
Tutte le sue filigrane son state fatte a mano e con una fibra di polimero, materiale
simile alla buccia di cipolla che è sopravvissuto intatto per molto tempo
e soprattutto nonostante le mille condizioni avverse. L'occhio, "<o>",
è l'unico segno che distingue le opere di Rambaldi da delle falsificazioni.
Fino ad oggi si conoscono 102 falsi su un totale di 22 documenti riconosciuti
(che elencherò a fine pagina).
Documenti che reinterpretavano il "design" di Rambaldi e le sue tecniche
son stati cercati e scoperti durante il Terzo Reich e questo fu dovuto ad Adolf
Hitler e alla sua voglia di conoscenza per l'occulto. Durante questo periodo
l'epiteto "Nostravinci" divenne parte del lessico privato del Fuhrer,
una personale stenografia del nome di Rambaldi.
I lavori di Rambaldi son tutt'oggi non pubblicati e questo è dovuto alla
censura internazionale su Rambaldi a causa dei suoi collegamenti con il fascismo.
Nel 1988 uno schema rudimentale venne scoperto in una collezione privata in
Brasile e portava come indicazione, nel suo dietro, un diagramma per un comunicatore
vocale trasportabile che mostrava il design e i progetti delle tecnologie contemporanee
utilizzate oggigiorno nei cellulari.
Nel marzo del 2001, Olgi C. Krystovnich, storico e criptologista russo nato
nel 1964, ha scoperto, in una collezione personale a Madrid, uno dei lavori
più antichi di Rambaldi risalente al 1460. In questo disegno la studiosa
ha identificato un prototipo che rifletteva le proprietà e la composizione
di un transistor del ventesimo secolo.
Le restanti opere di Rambaldi sono tuttora sconosciute e molte di esse son state
distrutte nel tempo.
Le ventidue opere di Milo Rambaldi.






Speciale realizzato da Mara.