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Alias - la graphic novel

Presentazione della pubblicazione

Speciale a cura di Elkàp.

Copertina - fronteAlias. In principio è stata la serie tv, che, come ben sappiamo, ha appassionato e conquistato telespettatori ovunque venisse trasmessa.

Poi, quasi che la forza della creatura di JJ Abrams non potesse restare "costretta" nel solo media d'origine, sono nati gadget di tutti i generi: abbigliamento, action figures, romanzi, trading cards, videogiochi e perfino una breve versione animata.

Il 30 settembre, esattamente a 4 anni dalla trasmissione del pilot negli Stati Uniti, Alias ha visto un nuovo debutto: in anteprima mondiale, è uscita in Italia una graphic novel, per la collana Buena Vista Lab, nella quale le adrenaliniche avventure di Sydney Bristow e dei suoi colleghi dell'Apo si sono spostate sulla carta senza perdere l'appeal che le ha contraddistinte per più 90 episodi televisivi.

Copertina - retroFrutto della collaborazione di Pierluigi Cothran, assistente del produttore esecutivo della serie, Jesse Alexander, e di Alberto Ponticelli, disegnatore affermato in Europa e negli Stati Uniti, il romanzo grafico, inedito e originale, gode della prestigiosa edizione che caratterizza la pubblicazione più sperimentale della Disney Publishing Italia: copertina plastificata, 52 tavole di grande formato su carta patinata, 8 pagine di redazionali, comprendenti informazioni sul mondo di Alias e sui suoi collegamenti con la realtà a fumetti, le biografie degli autori e uno sketchbook con disegni preparatori e commenti sul making of della storia.

Quest'ultima si inserisce in un qualsiasi punto della quarta stagione: Cothran mescola, con un "mestiere" inusuale per un esordiente del fumetto, il ritmo incalzante della serie e le possibilità di gestione della narrazione date dal fumetto, creando una cornice fatta di paralleli tra Sydney e Christopher Marlowe, in cui inserisce una vicenda dall'inizio "classico" e dallo svolgimento fluido, con spazio per un enigma legato a Milo Rambaldi, un imprevisto ritorno dal passato e un dilemma morale per Sydney; senza scordare qualche accenno umoristico e, naturalmente, uno degli ingredienti fondamentali della serie: le scene d'azione, lasciate alle ardite prospettive e al tratto sottile, nervoso e dinamico, forse un po' ostico, con cui Ponticelli reinterpreta i personaggi secondo il proprio stile personale.

Alcune tavole (prive di lettering):

Una tavola Una tavola Una tavola Una tavola


Intervista a Gianfranco Cordara

Abbiamo la possibilità di rivolgere alcune domande a Gianfranco Cordara, editor e supervisore del progetto Buena Vista Lab, senza la spinta del quale, anche a detta di Pierluigi Cothran, la graphic novel di Alias non avrebbe visto la luce. In Disney da diversi anni, Gianfranco ha collaborato a molti dei progetti più innovativi che hanno rinfrescato e ampliato il "parco testate" della casa editrice ed ora si occupa... ma facciamocelo spiegare da lui:

D: Ciao, Gianfranco. Ci racconti in cosa consiste il tuo lavoro?

R: Ho iniziato a lavorare in Disney nel 1995 come sceneggiatore, poi due anni fa mi hanno affidato la ricerca e lo sviluppo di nuovi progetti a fumetti, la classica "proposta che non puoi rifiutare". Mi piace moltissimo perché è l'occasione di fare da "traduttore" tra le esigenze degli artisti e quelle della Disney... ovviamente, ogni tanto è anche un lavoro problematico.

D: Passiamo ad Alias. Qual è la caratteristica della serie che ti piace di più?

R: Mi ha colpito fin dall'inizio per lo straordinario ritmo e per il coraggio di cambiare concept, praticamente ogni anno.

D: Quale pensi che sia il personaggio più riuscito e/o quello più credibile?

R: Adoro Jack Bristow... forse perché un po' mi ci rivedo

D: Le prime due stagioni hanno un'impostazione simile e una continuity più stretta, mentre la terza, pur seguendo lo stesso filo conduttore, è stata sviluppata in modo da concludersi in se stessa e la quarta ha segnato una sorta di "ritorno al passato". A parer tuo, quale è stata gestita meglio?

R: La prima, senza dubbio: il doppio gioco di Sydney manteneva sempre alta la tensione... che si è andata un po' sfilacciando nelle stagioni successive, soprattutto nella quarta

D: Cosa c'è di "adatto" a un fumetto in Alias?

R: Direi tutto. Se non fosse stata una serie TV, avrebbe potuto essere un fumetto... per il ritmo, per la scansione narrativa e per molti archetipi che sono certamente molto più fumettistici che televisivi. Anzi, se leggete la parte redazionale che segue la graphic novel, vedrete che i paralleli sono ancora di più.


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