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Alaska: la recensione del film di Claudio Cupellini con Elio Germano

Titolo: Alaska

Genere: drammatico

Anno: 2015

Durata: 2h 14m

Regia: Claudio Cupellini

Sceneggiatura: Claudio Cupellini, Filippo Gravino, Guido Iuculano

Cast principale: Elio Germano, Àstrid Bergès-Frisbey, Elena Radonicich, Paolo Pierobon

Come recensire un film irrecensibile? In che modo commentare qualcosa di incommentabile? La domanda sporge spontanea dopo la visione di Alaska, il  film di Claudio Cupellini con Elio Germano.

Parliamoci chiaro. La storia di Fausto (Elio Germano) e Nadine (Àstrid Bergès-Frisbey), improbabili amanti conosciutisi a Parigi,  potrebbe apparire drammatica quanto irreale. Credere che Fausto, dapprima cameriere galeotto in Francia poi lavoratore presso una ditta di pulizie a Milano, riesca a scalare la piramide sociale in pochi mesi diventando co-proprietario di un locale notturno, è alquanto difficile. Anche provando a dargli una chance il lavoro di Cupellini non trova un senso logico. Crudo, con scene di violenza e passione alterate e spesso immotivate.

L’Alaska che dà il titolo al film potrebbe sembrare una suggestiva metafora dell’isolamento che provano i due protagonisti, invece scopriamo molto presto che è banalmente il nome della discoteca aperta a Milano da Fausto e il sessantenne Sandro. Non male la storia del perché proprio la scelta del nome Alaska per il locale (non vi anticipo nulla)!

Alaska, la disperazione di due amanti.

Dopo una prima metà completamente in francese, il film si costruisce attorno a dialoghi italiani sconclusionati tra personaggi ibridi e disperati. La disperazione infatti è l’elemento che unisce i due amanti sventurati protagonisti del film. Mentre Fausto è un rabbioso ragazzo italiano che ha sempre lavorato per vivere, Nadine è una ventenne di Jonville (Francia) apparentemente timida e riservata. Entrambi sono soli al mondo, senza famiglia e senza amici, e vivono al limite di una vita triste e desolante. Dalla capitale francese, dove nasce il loro amore, la vita li porterà a Milano, la città in cui Nadine lavorerà come modella e Fausto tenterà la fortuna. Ma un’indefinibile quantità di tragedie è dietro l’angolo.

Alaska, film 2015

Elio Germano e Àstrid Bergès-Frisbey in un a scena del film

A causa del pessimo temperamento di Fausto, i due si troveranno ad affrontare non pochi problemi. I continui sbalzi d’umore di lui sfociano in rabbia e molestia, i misteriosi silenzi di lei creano tensione e quando, con i primi 30.000 euro di Nadine, Fausto decide di diventare socio al 50% della discoteca Alaska a Milano, la rottura è quasi definitiva. Un incidente in auto, svariate risse, una pistola, alcol e un giro di soldi poco chiaro sono solo alcuni degli avvenimenti che coinvolgeranno i personaggi del film in vortici loschi che contribuiranno a fagocitare vibrazioni negative attorno al fantomatico night bar.

Da proprietario del club milanese ad improbabile capo di un’importante catena di alberghi (grazie al padre di Francesca, la nuova fiamma), Fausto crescerà nella sua carriera accumulando sporcizia dentro di sé, la stessa sporcizia che invece condurrà Nadine in carcere, da dove tutto era cominciato.

Che dire? Salvo poco di questa pellicola italo-francese che ha tutta l’aria di avere aspirazioni internazionali. Salvo l’interpretazione di Elio Germano (nonostante io non lo ami particolarmente) e la novità dell’attrice francese Àstrid Bergès-Frisbey; la passione incontenibile dei due e il loro amore puro traspare bene dallo schermo e mi ha convinto nelle scene cruciali del film. Salvo la fotografia, interessante qualche sequenza, allettante qualche inquadratura. Ma del resto non saprei cosa pensare.

alaska-claudio-cupellini (2)Un film estremamente lungo (quasi 2 ore e mezza) per raccontare una vicenda inconsistente. Troppo, decisamente troppo, per un racconto che resta sospeso senza voler dire niente. O senza saperlo fare. La morale quale sarebbe? Che l’amore travolgente di due giovani vince su tutto? Spiegato male.

Peccato perché forse si poteva aggiustare il tiro e fare meglio. Peccato per i ritmi spezzati e le frasi a metà, per i momenti mancanti e quelli presenti non indispensabili. Un racconto triste di persone tristi. Disgraziati, miserabili in cerca di qualcosa che non trovano. Vittime di sfortunati eventi, Nadine e Fausto continuano a vivere il loro amore a intermittenza e combattono le difficoltà della vita senza armi adatte. Potrebbe essere qualcosa di poetico, un sofisticato tentativo di rappresentare un mondo marcio sempre più vicino a noi ma in realtà Alaska non è neanche questo.

È sconclusionato e amaro, eppure suscita qualcosa. Il fascino di un film europeo c’è, ma non basta. Ve lo consiglio? Sì, ma con delle riserve.

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