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Addio fottuti musi verdi: la recensione del film dei The Jackal – Anteprima dalla Festa del Cinema di Roma

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Titolo: Addio fottuti musi verdi

Genere: comico

Anno: 2017

Durata: 1h 33min

Regia: Francesco Ebbasta

Sceneggiatura: Francesco Ebbasta, Alfredo Felco, Simone Ruzzo

Cast principale: Ciro Priello, Fabio Balsamo, Beatrice Arnera, Roberto Zibetti

Una volta il grande salto era dalla tv al cinema, dal piccolo al grande schermo. Oggi il piccolo schermo è quello di un tablet o uno smartphone, ma il grande schermo è rimasto lo stesso. E la stessa è rimasta anche la voglia di fare qual salto. Non più dalla tv al cinema, ma dai video su Youtube o i social a quell’imperituro sogno che è il cinema. Addio fottuti musi verdi è il trampolino che i napoletani The Jackal usano per provare anche loro a fare quel salto.

Addio fottuti musi verdiUn film vero e non un video extralarge

I The Jackal arrivano a questo balzo tanto impegnativo quanto nobile dopo essere diventati una garanzia di visualizzazioni e like con i loro video che impiegano il tempo di un click a diventare virali. La loro comicità irresistibile e mai volgare, la cura inusuale per gli aspetti tecnici, l’originalità mai ripetitiva delle loro produzioni li hanno imposti all’attenzione generale permettendo loro di sfuggire al loro medium originario. Le gustose collaborazioni speciali con la tv e l’ironia che riescono a mettere anche nelle campagne pubblicitarie erano stati i primi indizi che il gruppo di videomakers era pronto per qualcosa di più.

Addio fottuti musi verdi è il momento in cui bisogna verificare se i pronostici favorevoli erano pie illusioni o fondate previsioni. Ce l’avrebbero fatta i The Jackal a non aggiungere il loro nome alla troppo lunga lista di gruppi che quel balzo non erano stato in grado di compierlo (ultimi in ordine di tempo, i romani The Pills)? La risposta ha molti aspetti, ma è sinteticamente un convinto si. Perché Addio fottuti musi verdi, presentato in anteprima nella sezione Alice va in città della Festa del Cinema di Roma, è innanzitutto un film vero.

Non una collezione di sketch fortunati. Non una ripetizione degli stessi personaggi virali creati dal gruppo. Non uno dei loro video esteso dalla durata solita di pochi minuti al formato extralarge dell’ora e mezza. Ma un film vero e proprio. Con una regia che non vola alto per non correre il rischio di precipitare appena uscita dal nido. Con una sceneggiatura semplice ma attenta. Con dei personaggi scritti apposta valorizzando le capacità degli interpreti. Con un impegno oculato nella realizzazione delle scenografie fantascientifiche. Aver saltato con successo il muro che separa un video virale da un film è una medaglia che il gruppo può appuntarsi con orgoglio al petto.

Addio fottuti musi verdiRaccontare una storia e non voler far ridere per forza

L’essere Addio fottuti musi verdi un film vero impone però anche degli obblighi a chi lo recensisce. Giudicarlo come quello che è e, quindi, guardare ad esso come ad un’opera prima ricca di spunti, ma non priva di difetti. Alla lodevole idea di non limitarsi a riproporre i propri classici (che sono citati in abbondanza nella prima parte senza diventare però troppo invadenti) si oppone una carenza di quell’ingrediente che ha fatto il successo del gruppo. Il film non smette neanche per un attimo di far sorridere, ma di ridere davvero capita solo nel crescendo finale grazie anche al gustoso cameo di una guest star a sorpresa.

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Ciro è un giovane trentenne laureato in grafica pubblicitaria, ma costretto a barcamenarsi tra le angherie del proprietario cinese della trattoria in cui lavora e le richieste impossibili degli incontentabili proprietari (Fortunato Cerlino e Salvatore Esposito) della ditta di piselli che gli hanno commissionato un logo irrealizzabile. L’amicizia in stile bromance con l’inseparabile Fabio, nerd appassionato di una serie di film sci – fi decisamente trash, e l’amore inconfessato per l’amica di una vita Matilda sono le uniche armi che può usare per rendere accettabile una vita fatta di sogni che non possono uscire dal cassetto e una madre simpaticamente onnipresente. Un curriculum inviato per partecipare ad un concorso a premi diventa l’occasione giusta per trovare il sognato lavoro a tempo indeterminato come grafico con la sola piccola macroscopica peculiarità che la sede di lavoro non è il temuto estero, ma l’ancora più lontana astronave in orbita intorno alla Terra. Da qui la commedia prende una strada rassicurante, ma fin troppo scontata con gli alieni umani che diventano una parodia prevedibile dell’efficientismo spinto ai massimi livelli ed un direttore dal linguaggio schematico e le facce buffe da emoticon vivente.

Il precariato che tarpa le ali ai giovani è un tema molto attuale che i The Jackal decidono di affrontare facendone la scusa per una divertita riflessione su cosa significhi sognare quando non puoi volare e come possono cambiare i rapporti con gli amici di sempre che provano ad organizzarsi in modi diversi dal tuo. Ciro cerca lavoro dovunque e si sente vagamente superiore a Fabio che si accontenta di vivacchiare lavorando col padre come regista di video pacchiani per feste di matrimoni e compleanno. Matilda prova la difficile via dell’estero sperando che ciò che non trova a Napoli la stia aspettando a Londra, ma dovrà tornare indietro in tempo per vivere una nuova avventura con un Ciro parcheggiato nella più classica delle friendzone. Un fil rouge esile che dimostra l’intento di voler raccontare una storia senza l’ossessione di dover far ridere per forza. Ma voler evitare questo rischio fa cadere il film nel tranello opposto perché a quel punto la fragilità del modo di affrontare il tema diventa maggiormente evidente.

Addio fottuti musi verdiTra difetti e promesse

Addio fottuti musi verdi è un’opera prima e come tale pecca di inevitabile inesperienza a cui va aggiunta l’innegabile difficoltà di dover adottare un linguaggio cinematografico che è nettamente diverso da quello immediato del web. Per questo motivo non sorprende che il film non sia privo di difetti. Nonostante il regista abbia sottolineato quanta attenzione sia stata dedicata al montaggio, il risultato finale resta comunque disomogeneo concentrando la vis comica nel finale e sentendo il peso delle proprie auto citazioni nella parte iniziale. Ne consegue che non sempre lo spettatore riesce a restare attaccato alle vicende narrate tendendo a distrarsi in una parte centrale che è troppo lunga e poco originale per essere opera di un collettivo tanto ricco di inventiva quali sono i The Jackal.

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Tuttavia, questa opera prima mostra anche spunti interessanti che potrebbero essere coltivati e portati avanti in opere successive qualora ce ne saranno. Su tutti spiccano indubbiamente le capacità attoriali di Ciro Priello e Fabio Balsamo. Intelligente è stata, da questo punto di vista, la scelta di limitare solo a loro due il debutto sul grande schermo di un gruppo che annovera anche molti altri validi elementi nei suoi video virali (alcuni dei quali appaiono per brevi cameo come il parcheggiatore invadente e il cameriere plurilaureato Alfredo). Ciro Priello, infatti, gestisce bene il suo personaggio dandogli una comicità slapstick fatta di espressioni buffe, cambi di voce, scatti improvvisi, mentre a Fabio Balsamo va la palma della migliore interpretazione per la capacità di porgere la battuta sempre con i modi e i tempi giusti e una simpatia istintiva aiutata da un dialetto non eccessivo. Sufficiente la prestazione di Beatrice Arnera che ha però anche un personaggio appena abbozzato che non le permette di mostrare molto, mentre sorprende Roberto Zibetti in un ruolo comedy che non gli è usuale.

Addio fottuti musi verdi poteva essere il proverbiale passo più lungo della gamba. Un rovinoso tuffo dal trampolino più alto per chi si è sempre tuffato in una piscina gonfiabile. Invece, i The Jackal dimostrano che nel grande mare del cinema riescono a restare galla senza difficoltà. Per imparare a nuotare bene ci vorrà ancora del tempo, ma come prima lezione ci si può accontentare.

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