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Absentia e la globalizzazione delle serie tv – Recensione della Prima Stagione

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Che lo si giudichi in modo positivo o negativo, è innegabile che un fenomeno evidente di questi anni 2000 è la famosa o famigerata globalizzazione. Concetto astratto che si traduce, in pratica, nella circolazione di merci, modi di pensare, tradizioni, lavoratori e tanto altro ancora fuori dai limitati confini geografici per viaggiare su un unico mercato globale. Osannata da tanti quanto vituperata da altri, la globalizzazione investe ultimamente anche il mondo che qui più ci interessa. Quello delle serie tv come dimostra un caso come quello di Absentia.

Absentia e la globalizzazione
Una serie figlia della globalizzazione

Absentia potrebbe diventare il volano ideale di una nuova mentalità produttiva. Basata su un’idea originale dell’italiana Gaia Violo, scritta dallo statunitense Matt Cirulnick, prodotta dall’israeliana Masha Productions, girata in inglese in Bulgaria con un’attrice protagonista canadese di origine serbo – croata, diffusa sui canali AXN della giapponese Sony, andata in onda per la prima volta in Spagna e Polonia. Cosa c’è di più globale di Absentia?

Questa inusuale commistione di nazionalità diverse sarebbe stata impensabile fino a pochi anni fa quando il meglio, ma anche il peggio e tutte le varianti intermedie, della serialità televisiva seguivano un percorso a senso unico dagli Stati Uniti al resto del mondo (escludendo i casi delle telenovelas sudamericane). Le sparute produzioni nazionali erano condannate a restare confinate nelle terre natie senza poter ambire a palcoscenici più ampi e prestigiosi. Tendenza che si è iniziata a invertire grazie a reti di streaming come Netflix con la sua ricerca di prodotti da ogni paese (i recenti 3% dal Brasile e Suburra dall’Italia) e che vede in Absentia il trionfo della globalizzazione. La dimostrazione che si può fare tv di alto livello anche senza che tutto nasca sotto la bandiera a stelle e strisce.

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Di più, si potrebbe quasi dire che questi natali tanto eterogenei diventano una inesplorata opportunità di pescare talenti immaturi, ma promettenti, dove non si pensava potessero esserci, ampliando quindi l’offerta con nuove tematiche.

Absentia e la globalizzazione
L’impossibilità di tornare indietro

L’essere un preclaro esempio della globalizzazione delle serie tv implica anche una non indifferente responsabilità, perché sbagliare avrebbe significato sferrare un duro colpo alla credibilità di operazioni come questa. E invece questo rischio viene accuratamente evitato perché Absentia è una serie che si lascia apprezzare per la tensione costante che riesce a creare da un episodio all’altro e per una trama che riesce a essere credibile nei suoi continui twist senza che questi lascino buchi logici o appaiano insensati voli pindarici.

Riassumendo brutalmente per evitare spoiler, Absentia parte dall’inatteso ritorno a casa dopo sei anni di assenza dell’agente Emily Byrne. Creduta l’ultima vittima del serial killer Conrad Harlow arrestato poco dopo la sua sparizione, Emily è invece viva dopo una lunga prigionia a base di torture fisiche e mentali. Ma sei anni sono troppi per chi deve aspettare e, quindi, Emily trova il marito Nick sposato con Alice che ha anche fatto da amorosa madre a Flynn, il figlio di Emily che è cresciuto chiamando mamma proprio Alice. Recuperare una normalità è ovviamente difficile anche perché Emily deve anche fare i conti con il fratello Jack che ha reagito alla morte della sorella perdendo il lavoro e diventando alcolizzato.

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Riprendere da dove si era lasciato o ricominciare daccapo? È questo il dilemma amletico a cui deve dare una risposta Emily. Dovrebbe incolpare Nick per essersi arreso troppo presto come gli rinfaccia più volte il padre o accettare che troppo tempo è passato perché si cancellino i nuovi affetti abbracciando i vecchi? Ha ancora il diritto di chiamarsi madre di Flynn perché il suo allontanamento è stato del tutto involontario o ha piuttosto il dovere di lasciare che il figlio che ama ha ormai un’altra madre che ha provveduto a lui con uguale amore? Si può tornare ad essere un efficiente agente dell’FBI come era sempre stata o quella vita è finita e un’altra opportunità andrebbe cercata adesso?

Queste domande aleggiano spesso nella prima parte della serie e disegnano un personaggio che non si rassegna al ruolo della vittima da compiatire, ma cerca di sfuggire alla compassione generale pur sentendo il carico opprimente di quesiti che non possono avere una sola risposta. Merito di Stana Katic che ritorna in tv dopo la fine di Castle portando sulle spalle il peso di una serie che non può che vivere attraverso la sua protagonista.

Absentia e la globalizzazione
Una caccia ad una preda che cambia sempre

Nonostante i dilemmi morali che affliggono la sua protagonista, Absentia resta soprattutto una serie crime con un difficile caso da risolvere che si dipana lungo tutta la stagione vedendo Emily prima come vittima incolpevole, poi alleata della polizia, poi sospettata di complicità con il killer ed, infine, addirittura maestra ispiratrice del killer stesso. Sarà la stessa Emily a doversi discolpare dando la caccia ad un avversario che non solo è ovviamente ignoto, ma semina indizi contraddittori che spostano l’attenzione dello spettatore su un sospettato sempre diverso e spesso insospettabile.

Quello che funziona davvero in modo persino inatteso è la cura con cui una storyline tanto complessa viene seguita facendo ben attenzione a non trascurare dettagli e non cadere in passaggi improbabili. La bravura degli autori sta nel riuscire a fare e disfare piste da seguire senza che nessuna di queste sembri campata in aria e senza che i personaggi arrivino ad esse per casi fortuiti o improvvisi colpi di genio. Sebbene lo spettatore sia istintivamente portato a credere all’innocenza di Emily, i dubbi che spingono Nick e il detective Tommy ad accusarla sono spesso fondati, il che rende difficile accusare i due di essere stati negligenti o superficiali. Absentia riesce ad essere una partita a guardia e ladri dove entrambi i contendenti hanno le loro valide ragioni e a nessuno può essere attaccata l’etichetta del villain da odiare.

La prima stagione di Absentia chiude in maniera coerente la storia chiarendo in modo esaustivo tutti i misteri aperti e unendo pazientemente i puntini che illustrano il disegno criminale del sorprendente villain. Giusto una scena viene aggiunta per lasciarsi aperta la possibilità di una seconda stagione che è stata infatti approvata. La serie, inoltre, è stata acquistata da Amazon che la manderà in streaming in data da precisarsi. Una conferma della qualità della serie. Ma anche un punto a favore della globalizzazione.

Per restare aggiornati sul mondo di Absentia vi consigliamo di seguire la pagina Absentia Italy e invece per non perdervi nessuna news su Stana Katic potete visitare questa pagina o il sito italiano.

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