13 Reasons Why

Il 2018 delle seconde stagioni: ne valeva la pena? Da Westworld a 13 Reasons Why

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In un panorama televisivo di cui tutto si può dire tranne che non vi sia un’offerta sovrabbondante (perché alla fine una giornata solo 24 ore ha e c’è un limite a quante di queste possono essere dedicate alla visione), è sempre difficile per una serie al debutto trovare un punto dove agganciare l’ancora tanto quanto basta per guadagnarsi un successo meritato. Successo che spesso si traduce in un premio ambito sia dai produttori che dagli appassionati: la seconda stagione. Maggiore è stata la qualità di un anno, maggiore saranno le responsabilità per l’anno successivo. E così il giudizio su questo 2018 dipenderà molto dalla qualità dei tanti ritorni che sono andati in onda finora.

Sintetizzando brutalmente, la domanda è una sola: sono tornati, ma ne valeva la pena?

Assolutamente si

È senza dubbio questa la risposta che impetuosamente darebbe chi identificasse il 2018 con il tanto atteso ritorno di Westworld. E non solo perché la creatura di Jonathan Nolan e Lisa Joy si era fatta attendere quasi due anni. Ma soprattutto perché la snervante attesa è stata premiata da una storia che ha saputo confermare tutte le qualità che la avevano fatta amare sia dal pubblico che dalla critica.

Westworld è stata capace di fare anche di più perché la sua seconda stagione è stata molto più del secondo capitolo coerente e magnificamente scritto di una avventura interrotta che è ricominciata allargando ancora di più i suoi orizzonti tra scenari diversi e mete ambiziose. A questo graditissimo seguito, la serie ha aggiunto una innovativa riflessione sul significato dell’unicità dell’essere umano, sulla sottile linea che in un futuro fantascientifico, ma non troppo, separerebbe l’uomo dalle macchine senzienti. Alla fine l’unico difetto di questa seconda stagione è che si è fatta attendere anche troppo e questo è il miglior complimento che gli autori potessero augurarsi.

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Se Westworld è la bandiera trionfale che possono sventolare orgogliosi coloro che credono in un 2018 di ritorni positivi, Legion è la risposta pronta da dare a chi dubbioso chiedesse se le ragioni del sì abbiano qualche altro nome da presentare. La seconda stagione della serie scritta da Noah Hawley ha guadagnato il consenso convinto dei fan della prima ora scegliendo però una strada insolitamente rischiosa. Perché Legion non ha volutamente replicato quello sperimentalismo estremo che aveva affascinato gli spettatori nel 2017 preferendo, invece, una messa in scena più convenzionale che la bravura del comparto tecnico (regia e fotografia) e l’eccellenza del cast (con Dan Stevens e Aubrey Plaza ancora a brillare più di tutti e con il superbo esordio di Navid Negabhan e del suo magnetico Farouk) hanno elevato al di sopra della media televisiva. Eppure, alla fine, nonostante una manciata di episodi iniziali che sono sembrati tanto perfetti in ogni dettaglio quanto incomprensibili nel loro esile collegarsi ad una trama orizzontale, Legion è riuscita a sorprendere i suoi fedeli fan dimostrando che ogni scena era solo uno dei punti da collegare per arrivare al finale meravigliosamente sorprendente.

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Tredici 2x01Ma anche no

Un 2018 che diventa uno spot per le seconde stagioni? Un modo convincente di dimostrare quanto sia sbagliata l’idea di scrivere storie che si chiudono dopo una sola stagione non richiedendo quindi alcun rinnovo (scelta tipica della tv coreana, ad esempio)? Ci fossero solo Westworld e Legion, non ci sarebbero dubbi su quale risposta a dare a queste domande.

Solo che il 2018 è stato anche l’anno del secondo capitolo di 13 Reasons Why. E sono ben più di tredici i perché la seconda stagione di questa serie non sarebbe mai dovuta andare in onda. Cominciando dall’assurdità di aggiungere rivelazioni sul passato che finiscono per smentire quanto raccontato nella prima stagione; continuando con la bislacca idea (per non usare termini più volgari) di far comparire Hannah come fantasma con cui Clay parla tranquillamente in pubblico; aggiungendo una continua paura di mostrare cose che potrebbero dar fastidio a chi aveva accusato la serie di essere troppo cruda; concludendo con un finale aperto che cancella tutto il percorso fatto fino a quel momento annunciando di fatto una terza stagione di cui nessuno sentiva il bisogno.

Più sinteticamente, 13 Reasons Why non doveva avere una seconda stagione semplicemente perché la storia di Hannah con la sua denuncia del bullismo e l’analisi del mondo segreto degli adolescenti era già pienamente conclusa nella prima stagione. Niente altro c’era da dire e niente altro sono stati capaci di dire gli autori in una seconda stagione che è stata scritta pensando solo a proporre agli spettatori i personaggi che avevano amato anche quando non avevano più nulla da dare.

Difetto che, in fondo, è alla base anche della delusione estrema con cui è stato giudicato il ritorno di una delle sorprese del 2017.

La serie brasiliana 3% era stata la dimostrazione che anche la TV latino – americana si era ormai staccata dai cliché delle telenovelas proponendo una storia diversa nei contenuti e originale nelle idee. Un modo differente di guardare al problema della scarsezza di risorse in un futuro distopico dove il concetto di meritocrazia è spinto fino alle sue estreme conseguenze dando vita ad una storia popolata da personaggi che si muovono costantemente sul confine tra bene e male. Una ventata di aria fresca che in questa seconda stagione si è purtroppo trasformata in una scia maleodorante fatta di scelte sbagliate e una scrittura sciatta che ha seminato buchi logici e colpi di scena insensati. A farne le spese, inevitabilmente, anche la qualità della recitazione con il cast costretto a interpretare personaggi che sono solo una pallida eco monodimensionale di quel caleidoscopio di personalità che era stato uno dei bonus della prima stagione.

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E quindi?

Due voti a favore e due contro. Westworld e Legion, da un lato, e 13 Reasons Why e 3%, dall’altro, sono solo due esempi (il lettore potrà trovare i suoi) per dirimere l’annosa questione se valga la pena o no aspettare la seconda stagione di una serie che si è tanto gradita o se, invece, sia vero che confermarsi è molto più difficile che sorprendere. Perché, forse, davvero, come cantava Caparezza ai suoi esordi, il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista. In verità, proprio questi esempi mostrano chiaramente quanto la risposta sia indissolubilmente legata alla serie stessa. Westworld e Legion avevano raccontato una storia che aveva ancora molto da dire e lo hanno dimostrato confermando le proprie qualità. 13 Reasons Why e, in parte, 3% avevano invece esaurito il loro racconto e sono tornate solo perché il loro stesso successo ha costretto gli autori ad accontentare i desiderata dei produttori in cerca di guadagni facili. Tutto qui, quindi?

Si, ma anche no. Perché non basta avere ancora qualcosa da dire. Bisogna anche saperlo fare e non lasciarsi tentare dal desiderio di rispondere per forza alle domande dei fan accontentando ogni loro desiderio. Emblematica, da questo punto di vista, è la seconda stagione di The Handmaid’s Tale. La prima stagione aveva esaurito quasi completamente il materiale del romanzo omonimo da cui è tratta, ma la storia aveva il potenziale per andare avanti continuando anche il discorso sul parallelismo tra una società distopica che riduce le donne ad oggetti e una società presente che a volte sembra solo mascherare una realtà che non differisce da quella immaginata dalla serie. Eppure, gli autori hanno manifestato una certa insicurezza spendendo una buona metà della stagione in andirivieni continui di June e delle altre ancelle che avevano il solo scopo di mostrare quel che i fan avrebbero voluto vedere (la parentesi alle Colonie, ad esempio, ma anche l’attentato senza particolari conseguenze pratiche o il fallimento della missione diplomatica che non arresta l’ascesa politica di Fred).

Anche l’insistenza sospetta con cui vengono costruite scene ad arte per esaltare la bravura recitativa di Elizabeth Moss e Yvonne Strahovski fa pensare che si sia voluto puntare più sulle qualità già note invece che su una scrittura intelligente e una storia ben congegnata. La serie riesce, comunque, a strappare una promozione convinta, ma al tempo stesso dimostra quanto anche chi è riuscito a volare alto può precipitare se smette di battere le ali.

Westworld o 13 Reasons Why? Legion o 3%? The Handmaid’s Tale sì o no? Quale caso è più esemplare per dimostrare pro e contro le seconde stagioni? Insomma, alla fine la domanda resta quella iniziale: ne valeva la pena aspettare? Al lettore la risposta.

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