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The Deuce: un ring pericoloso. Recensione del pilot

the deuce

Da una parte c’è David Simon, il cui contributo alla serialità televisiva è innegabile. Se non ci fossero stati The Wire e Treme molti di noi telefilm addicted avremmo avuto una vita più facile e molte meno ore di sonno arretrato. Nel 2013 il  Writers Guild of America, sindacato americano degli sceneggiatori, ha inserito The Wire al nono posto nella classifica delle 101 serie meglio scritte di sempre.
Sapere quindi che David Simon sarebbe tornato, a distanza di due anni dalla meravigliosa miniserie Show Me a Hero, al timone di una nuova produzione HBO ci ha regalato un grande sorriso. Oltre, ovviamente, la speranza di trascorrere questo autunno con un altro prodotto di qualità.

Dall’altra c’è James Franco, tra i più prolifici attori di Hollywood. Tutti noi abbiamo visto almeno un film o una serie in cui Franco ha recitato (o si è persino spinto a dirigere). La classica faccia da schiaffi, quello sguardo sornione e acchiappacuori che molti di certo apprezzeranno ma che alcuni, come me, troveranno a lungo andare un po’ fastidioso. Nonostante quindi la buona volontà dello stesso, il solo sentire il suo nome nel cast di The Deuce ha in qualche modo creato un pregiudizio difficile forse da smontare. 

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La visione del pilot di The Deuce lascia una sorta di insoddisfatto appagamento. Ci si ritrova nel limbo degli indecisi: continuare la visione ed emettere un giudizio solo alla fine della stagione o abbandonare la nave e dedicare il proprio tempo ad altro?

Sul piatto della bilancia i punti a favore e quelli contrari quasi si compensano. Tra i pregi della puntata (e si presume della serie) c’è di sicuro un’atmosfera, quella degli anni ’70, ben ricreata, anche se di produzioni televisive e cinematografiche ambientate in quegli anni iniziano ad essercene un po’ troppe. La regia invece è tutta a servizio di una storia che ha le potenzialità, ma che non si spinge mai oltre quel tanto che forse avrebbe agganciato più spettatori. Ci ritroviamo dinanzi al classico pilota in cui vengono illustrate le diverse trame che a fine puntata convergono in quel pezzo di strada della Grande Mela che The Deuce vuole raccontare.

A camminare a passo spedito in quelle strade sono i protagonisti Vincent e Frankie Martino, entrambi interpretati da James Franco. Due ruoli che, ad onor del vero, sembrano cuciti addosso all’attore americano: gemelli solo all’apparenza diversi, che in qualche modo provano a tirare avanti. Vincent è sposato (anche se il suo matrimonio sembra arrivato ad un punto di non ritorno), ha due figli e due lavori “onesti”. Frankie si guadagna da vivere scommettendo e ha dietro di sé una lunga fila di strozzini.

Intorno ai due ruotano le altre trame presentate, tra cui quella guidata da Maggie Gyllenhaal, qui nelle vesti di prostituta. Se i due Martino ricalcano lo stereotipo degli italoamericani dagli occhi dolci e dalla mano lesta, Candy è un altro cliché che vorrebbe uscire dalla sua comfort zone. Il suo personaggio ha infatti un elemento che la contraddistingue dalle altre donne che frequentano il marciapiede: lei è infatti l’unica lavoratrice del sesso che non ha padroni.

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Uomini e donne sono i centri di gravità attorno a cui si muove la storia, conflittualità e attrazioni i due assi che delimitano il ring su cui i contendenti si muovono. Un ring che nella sessualità trova la sua chiave di lettura migliore. Ed è in effetti il sesso, la sessualità latente o esplicita, il vero protagonista dell’episodio. Non poteva essere altrimenti in una serie che vuole raccontare gli inizi dell’industria del porno. Siamo comunque in un’epoca ancora fortemente maschilista, per cui ad essere oggetto del desiderio sono solo le donne, mentre dall’altra parte del bancone non ci sono che uomini.

In questi primi 80 minuti The Deuce racconta molto ma anche poco di sé, lasciando allo spettatore il tempo di immergersi nella storia, di guardarsi intorno e farsi più o meno un’idea di quanto e di chi potrebbe incontrare. Questo pilot è come un giro in macchina a 50 all’ora nelle strade di Manhattan: hai modo di vedere cosa accade, ma di non saper bene se quello che hai visto è effettivamente così. Su alcuni aspetti credi di avere già un’idea (soprattutto su alcuni personaggi che non ti hanno per nulla convinta), su altri sei in dubbio. Ma speri comunque che non arrivi Richie Finestra a rovinare tutto.

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