Outlander

Outlander: una linea sottile tra passato e presente. Recensione episodio 3.01

sam heughan outlander
STARZ

Alla fine della seconda stagione di Outlander avevamo trattenuto il fiato, per quello che era accaduto e per quello che sapevamo stare per accadere.

Un respiro lungo quasi un anno e mezzo, quando finalmente, dopo la premiere della terza stagione, abbiamo potuto tirare un sospiro di sollievo. Non perchè tutto si sia risolto per il meglio, non perchè avessimo dimenticato le lacrime versate nella scorsa stagione, ma semplicemente perchè finalmente non vivevamo più sotto il peso del “non sapere”. Non sapere cosa fosse successo a Jamie; non sapere cosa fosse successo a Claire; non sapere che fine (o non fine) avesse fatto Jack Randall. Così abbiamo finalmente tirato un sospiro per tutti i “se” ed i “ma” di questi passati mesi, sostituiti finalmente da nuove certezze e incertezze di cui non vediamo l’ora di scoprire i dettagli.

Perchè se c’è una cosa che Outlander ci ha insegnato è che è in grado di coniugare bene episodi dall’evidente pathos drammatico con altri pieni di leggerezza e sostanza. Una sostanza pur sempre relegata ai viaggi del tempo e scene di sesso sfrenato senza apparenti ragioni – tranne quella di mostrare i muscoli scolpiti di Sam Heughan e la pancia piatta della Caitriona Balfe – ma pur sempre una qualche ragione d’esistere, per così dire.

Anche dopo la parentesi francese. Anche dopo la parentesi scozzese post-francese. Outlander è quello che è, lo si prende con i suoi pregi ed i suoi difetti se si ha voglia di guardarlo o, semplicemente, lo si cestina se non si può fare a meno di vederne i difetti. Tutto qui.

Una linea sottile tra passato e presente (o presente e futuro)

outlander battle

Credits: STARZ

Il primo episodio della nuova stagione, per fortuna, ripesca dal passato tutti quegli elementi “da manuale” che avevano reso Outlander piacevole all’inizio dell suo percorso. Nel farlo sceglie di muoversi in acque torbide, senza dare una chiara definizione di temporalità al di fuori di quella dei diversi momenti storici in cui si trovano ora Jamie (Sam Heughan) e Claire (Caitriona Balfe).

Seppur si siano ormai detti addio, Claire e Jamie sono ancora incredibilmente vicini. Ne è conferma lo stato di incoscienza post-battaglia (ne parlerò tra un attimo) in cui si trova Jamie Fraser. Mentre è sulla soglia della morte, infatti, i suoi ricordi non viaggiano unicamente al campo di battaglia su cui ha combattuto o agli amici che ha perso. Ma viaggiano alle pietre dove ha detto per sempre addio a Claire. Dove ha detto per sempre addio al bambino che non conoscerà mai. O almeno è quello che lui crede.

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Anche mentre il freddo e il dolore dovrebbero avere la meglio, è Claire che Jamie vede, camminare come un angelo vestito di bianco tra i cadaveri di una rivolta finita in polvere e sangue. Claire, che era stata l’unica speranza perchè quella battaglia non avesse mai luogo ma che, proprio come lui, ha dovuto arrendersi all’inarrestabile corso della storia. Poco importa che in realtà Claire fosse solo un modo carino del cervello di Jamie di elaborare la figura di Angus. Perchè siamo romantici, perchè guardiamo Outlander e vogliamo che sia proprio Claire l’unica cosa che vede in quel momento.

Un modo poetico di raccontare la Battaglia di Culloden e il “duello del secolo”

Il motivo per cui un uomo mezzo morto ha le visioni su un campo di battaglia è, naturalmente, una battaglia. La battaglia di Culloden – che ci suona nelle orecchie come un gingle di qualche pubblicità che ormai ci è venuta a noia – è finalmente arrivata. Il modo di gestirla, con frammenti di ricordi piuttosto che una lunga sequenza, è una scelta giusta. L’immagine, come un flash, si muove dal volto di un soldato morente ai momenti più significativi di quel tragico momento che ha vissuto. Tragico per tanti, forse troppi aspetti. Tragico nel suo compiersi e nel suo agrapparsi alla vita, come se sapesse che il destino non ha ancora finito con lui. Ed è proprio così, sappiamo che è così.

Malgrado l’evidente vantaggio – storico e militare degli inglesi – viene spontaneo tifare per gli scozzesi.

Se non altro perchè fanno davvero tenerezza con quelle camicie aperte, capelli (e gonne) al vento mentre caricano contro un reggimento di soldati con baionette e una potenza di fuoco tale da non preoccuparli minimamente dei “bruti” che vedono venirgli contro. La strategia militare è praticamente inesistente, si gioca tutto sul coraggio e la devozione degli uomini ad una causa, che è la vera protagonista dei momenti di lucidità di Jamie, dei suoi ricordi. Una causa a cui siamo stati introdotti fin dal primo episodio e che si conclude così, dopo un duello all’ultimo sangue tra nemici giurati.

Un duello dimenticabile e l’inattesa intensità di una scena secondaria

caitriona balfe tobias menzies

Credits: STARZ

Il duello tra Jamie e Randall me l’aspettavo nettamente più epico, più intenso. Più tutto. Mi aspettavo un confronto alla Jon Snow e Ramsey, alla Brienne e l’Orso mentre in verità anche il duello si adegua al ritmo cadenzato della battaglia, scandita dai rantoli di dolore di Jamie. Momento Poldark a parte (con il rallenty di Jamie che ha i capelli al vento), i due si sono affrontati in uno scontro senza parole, in cui a parlare erano soltanto le loro spade e i loro gesti. Randall riesce in quello che desiderava, mettere Jamie “in ginocchio” ma è Fraser a trionfare, in fin dei conti. Una vittoria che sa di sconfitta e che ha l’amore metallico del sangue ma una vittoria non di meno.

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A differenza del momento forse più drammatico di tutti, quello in cui un Jamie morente saluta i suoi compagni che si avviano al patibolo. Un patibolo di pallottole e orgoglio. Una scena in cui Jamie non fa praticamente nulla, eccezion fatta respirare a fatica e guardare tutti di traverso. Eppure. Eppure riesce comunque a trasmettere benissimo l’importanza e il dolore di quella scena. In cui i suoi compagni lo salutano quasi fosse un re sul suo letto di morte. In cui gli rendono omaggio come se fosse un re. Un re tra pari, un pari tra i suoi uomini.

Claire fa le scelte più logiche e punta tutto sull’amore

Anche se spesso è quasi scontato fare un paragone tra presente e passato e scegliere un vincitore, stavolta non si è in grado di attribuire maggiore importanza agli eventi nel passato o quelli nel presente. O presente e futuro, se preferite.

Contro ogni logica, ma al contempo secondo un naturale istinto di sopravvivenza, Claire rimane con Frank mentre il figlio di Jamie cresce dentro di lei. Lo fa perchè è una donna sola in un mondo che non è ancora pronto al progresso di una donna con una forte opinione. Lo fa perchè, come le dimostra il siparietto all’università, gli uomini sono intimiditi da donne che hanno una propria opinione, che sanno pensare e non soltanto lavare e stirare e accudire figli. Il tentativo di Frank di far notare che è un medico è patetico per quanto sia debole. Se Jamie aveva accettato la forza, mentale e di spirito, di sua moglie, non si può dire lo stesso di Frank.

Il confronto tra Frank e Claire è forte, brutale, drammatico. Quando ci si mettono questi attori sanno davvero dare il meglio di se e in queste scene lo dimostrano alla grande. Da un lato c’è Frank (Tobias Menzies) che tenta disperatamente di ritrovare l’amore di una donna che ama ancora profondamente. Dall’altra c’è Claire, che non è insensibile all’affetto di Frank ma non lo ama. Non come lo amava un tempo e di certo non quanto ama Jamie, nonostante ci sia più di un secolo a dividerli.

Una premiere promossa a pieni voti dal ritmo eccellente

caitriona balfe outlander

Credits: STARZ

Solo l’arrivo di Brianna può cambiare tutto. La tensione sembra scivolare via da Claire come pioggia su un impermeabile e nel giro di pochi secondi (troppo presto, no?) capisce che non può più vivere nel passato ma deve farlo con Frank, adesso. Anche se significa crescere una bambina dai capelli rossi con un padre che non è il suo. Anche se quella bambina sarà, probabilmente, un reminder costante di quello che si lascia alle spalle ma che non potrà mai dimenticare.

Passato e presente continuano a rincorrersi di questa puntata di Outlander, che gestisce davvero benissimo lo sbalzo tra passato e presente e racconta in modo lineare (per quanto possibile) le due linee temporali che non vediamo l’ora di veder ricongiunte. E’ come se Jamie e Claire avessero un purgatorio da scontare, responsabili del non aver potuto impedire la carneficina di Culloden, e quel puragatorio siano gli anni lontani l’uno dall’altra. Non ci resta che vedere quando accadrà.

Sarà un’attesa straziante? Certamente. Ma se il ritmo sarà lo stesso di questo episodio iniziale, finito troppo velocemente per i miei gusti, sicuramente l’attesa sarà assolutamente piacevole. Che dire? Outlander, ben tornato!

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