Anteprime

The Shape of Water: la recensione del film di Guillermo del Toro a Venezia 74

The Shape of Water

Ha vinto il Leone d’Oro alla 74° Mostra del Cinema di Venezia The Shape of Water, il nuovo film di Guillermo del Toro. Pubblichiamo la recensione in anteprima di Lorenzo Tardella.

Titolo: The Shape of Water

Genere: fantastico, avventura

Anno: 2017

Durata: 119 min

Regia: Guillermo del Toro

Sceneggiatura: Guillermo del Toro, Vanessa Taylor

Cast principale: Doug Jones, Michael Shannon, Sally Hawkins

Ogni favola inizia con una voce.
Apre le porte della storia, ti prende per mano ed invita ad ascoltare.
Questa volta è una voce maschile, profonda, bellissima.
“Se vi raccontassi di lei” ci dice “cosa direi?”

Si apre così l’ultima creatura uscita dalla mente e dal cuore di Guillermo Del Toro, fresco vincitore del Leone D’oro a Venezia.
La storia di una principessa senza voce, una minuta donna delle pulizie con i capelli a caschetto che ricordano l’Amelie Poulain del film di Jeunet.
Lavora in un grande laboratorio gestito dal governo, un capannone scuro dove chiunque si muove con un camice.
Questa piccola eroina moderna ama l’acqua, ne è attratta, innamorata, la eccita perfino sessualmente. E non è un caso che di acqua ne scorra tanta in questo film: quella che incessante cade dal cielo senza lasciare respiro, quella della vasca da bagno di casa, quella del grande laboratorio dove una strana creatura anfibia viene portata e tenuta in gran segreto, per essere sottoposta a torture ed esperimenti.
Fuori c’è l’America della guerra fredda, della paura del comunismo, l’America delle segregazioni razziali, dell’intolleranza e del perbenismo. In questo mondo di individui senza amore, di macchine sporche e di ingranaggi da lucidare, la purezza farà capolino ed illuminerà ogni cosa.
La purezza di un amore impossibile e bellissimo, folle e rivoluzionario, tra una donna che non può parlare ed un mostro che nessuno si sforza di capire.

LEGGI ANCHE: Lean on Pete: la recensione del film di Andrew Haigh a Venezia 74

The Shape of Water

The Shape of Water è un racconto di dirompente potenza cinematografica nella miglior tradizione del suo autore, che conosce il cinema e che del cinema si serve, come un complesso trucco di magia, per arrivare a scuotere il suo pubblico, per muoverlo come un burattinaio e portarlo dove vuole.
Sotto alla visionaria e mirabolante confezione si nasconde una sceneggiatura sottile, densa di significati, che come ogni favola si fa parabola per raccontare “altro”.
Come nel meraviglioso Il labirinto del Fauno Guillermo Del Toro usa la storia per parlare della Storia.
Lì era la seconda guerra mondiale, il fascismo e la resistenza.
Qui è l’America che ha paura del diverso, che si chiude in se stessa, quella di allora e quella di oggi.

Ci sarebbe tanto da dire su questo film, discorsi che ad una prima visione possono uscire soltanto accennati ma che meriterebbero più di un semplice approfondimento.
Ma la verità è che The Shape of Water è una grandissima esperienza per i sensi, per gli occhi e per la pelle, per il cuore e per lo spirito, che rimette in pace col mondo e col cinema.
Come La La Land, è un film che vuole, prima di tutto e più di tutto, fare il dono di una storia che ti porterai a casa quando le luci si saranno accese, per sentirti meno solo.
A questo tipo di cinema, quello che si attacca addosso, che reclama attenzione, che arriva per restare, bisognerebbe essere grati.
Sempre, ovunque.

Il miglior Leone possibile.

Comments
To Top