Game of Thrones - Il Trono di Spade

Game of Thrones: Il pagellone della settima stagione

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Due anni. Due anni ad aspettare la prossima e ultima stagione. Serve altro per giustificare perché i sette episodi andati in onda in questa estate 2017 alimenteranno discussioni ed articoli a ripetizione? E, quindi, dopo l’intelligente recensione di Maura e i molto meno seri Inglorious GoT Awards, arrivano anche i voti ai diversi personaggi di Game of Thrones.

Premessa: i voti sono personali e criticabilissimi per cui commenti anche in totale disaccordo sono benvenuti e incoraggiati. Premessa ulteriore: i voti sono dati in base a quanto i personaggi hanno fatto o ottenuto e non alla storia in cui sono stati coinvolti.

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Re, regine e consiglieri

Night King – 8: è il vincitore morale e pratico di questa stagione. Non deve fare molto, in realtà, perché gli vengono a consegnare a domicilio l’arma di cui aveva bisogno, ma lui non si fa scappare l’occasione d’oro e (con un lancio da far invidia ad ogni giavellottista olimpico) uccide Vyserion trasformandolo nel primo drago zombie della storia del fantasy. Chiude in crescendo distruggendo la Barriera e avviando l’invasione che è l’inizio ufficiale della Great War.

Cersei Lannister – 7.5: il season – finale della scorsa stagione l’aveva vista sedere sul Trono di Spade, ma anche bersaglio ovvio della furia di una armata forte via terra, mare e aria. Nessuno pensava che avrebbe ceduto facilmente, ma neanche era facile pronosticare che il suo bilancio finale fosse addirittura positivo con i suoi nemici a contare perdite massicce e soprattutto ingannati da chi, brigando come il buon Tywin insegnava, è pronta a riprendersi tutto con gli interessi.

Jon Snow – 7.5: Game of Thrones era una serie corale dove era difficile indicare un singolo personaggio come protagonista assoluto. Sebbene questa caratteristica sia andata scemando nel passaggio tra adattare i libri di Martin a scrivere una sceneggiatura ex novo, è innegabile come importante sia ancora il gruppo piuttosto che il singolo. A meno che il singolo non sia Jon Snow che ormai è il fulcro intorno a cui ruota tutta la storia. Il fu bastardo di Ned è coinvolto in tutti i momenti principali della stagione e la sua ascesa è ormai inarrestabile avendo guadagnato ora anche il titolo di erede legittimo del trono. Mezzo voto in meno per la stupidata di andare oltre la Barriera a prendere un wight (ma non era tutta colpa sua).

Danaerys Targaryen – 6.5: doveva essere la trionfatrice di questa stagione con il suo arrivo a Westeros salutato dai fan come l’evento atteso per troppi anni. E, invece, l’unico risultato pratico che ottiene è un incesto (inconsapevole) con il nipote e una missione che la allontana nuovamente dall’obiettivo principale. L’aver perso un drago e due casate alleate dovrebbero farle perdere punti, ma è più vittima di scelte altrui che colpevole in proprio. Riesce ad andare oltre la sufficienza perché quando fa di testa sua regala momenti epici come la battaglia con i Lannister e lo scontro con i White Walkers.

Jaime Lannister – 6: la sua stagione è un continuo fare due passi indietro per ogni passo avanti che faticosamente compie. L’aver perso un altro figlio e aver visto Cersei radere al suolo mezza città scatenando una guerra globale doveva farlo allontanare dalla sorella in cerca di una propria indipendenza. E, invece, vuoi per l’orgoglio militare, vuoi per la nuova gravidanza, resta legato alla sua regina rinnegando quel percorso di autonomia che sembrava aver intrapreso. Tuttavia, dimostra intelligenza tattica (lasciando Casterly Rock per conquistare Highgarden), coraggio in battaglia (lanciandosi contro Drogon), fedeltà ai propri principi (reagendo all’inganno di Cersei), orgoglio ritrovato (andando finalmente via da King’s Landing). Motivi sufficienti ad evitargli la bocciatura.

Davos Seaworth – 5.5: parte bene come un pilota di Formula 1 che dimostri di poter competere, ma poi rallenta e finisce per accontentarsi restare ai margini del podio di Game of Thrones a guardare gli altri sfidarsi per chi deve salirci. Finchè resta al fianco di Jon, riesce a far sentire la sua voce e ci regala anche attimi ilari e saggi consigli. Da quando però l’azione si sposta prima a Dragonstone e poi a Eastwatch, sparisce dalla scena mettendosi in disparte per motivi pure ragionevoli, ma comunque troppo esili a giustificare la sua assenza nei momenti più importanti.

Tyrion Lannister – 4: non ne imbrocca una nel suo settimo anno di Game of Thrones. Non è mai stato un valente guerriero, ma si era sempre distinto per l’intelligenza e la furbizia. E, invece, ogni suo piano militare si rivela un fiasco totale facendogli perdere prima la flotta Greyjoy e Dorne e poi i Tyrrell e le loro ricche riserve di soldi e viveri. Peggiora la situazione inventandosi la proposta di una tregua con Cersei dimenticando che è da una vita che la sorella fa di tutto per ingannare chiunque e pensare solo a sé stessa. Spedisce Jon e i suoi oltre la Barriera da soli ignorando quanto sia palesemente suicida una scelta del genere. Non ha neanche più l’ironia che rendeva amabili i suoi discorsi per cui resta poco da salvare di questa sua stagione.

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Alleati e dintorni

Sansa Stark – 7: al contrario di Davos, la Lady of Winterfell parte malissimo, ma chiude in un crescendo che la salva dalla bocciatura e le fa guadagnare persino un voto alto grazie al finale di stagione. Se nei primi episodi si segnalava solo per la insopportabile sicumera con cui andava contro ogni decisione di Jon, l’aver ottenuto il ruolo di reggente cambia il suo atteggiamento rendendola più accorta a problemi pratici (quali l’approvvigionamento di viveri e la gestione di alleati riottosi) e attenta a gestire il difficile rapporto con i redivivi Bran e Arya. Sembrerebbe ancora succube di Littlefinger, ma (sebbene un po’ precipitosamente) si dimostra infine più astuta del suo maestro riuscendo a scoprirne le intenzioni ed eliminandolo definitivamente dalla serie. Un qualcosa per cui non finiremo di ringraziarla abbastanza.

Euron Greyjoy – 7: è pazzo, esagerato, tamarro, volgare, psicotico, arrogante, antipatico, schizzato, inopportuno. Un personaggio scritto calcando la mano sullo stereotipo del villain crudele e senza scrupoli e recitato seguendo i canoni del ruolo. Ma è innegabile che il suo arrivo cambia le forze in campo riportando l’ago della bilancia in equilibrio se non addirittura dalla parte prima data per perdente. Ha una flotta imponente (lasciando perdere come) e nessuna remora ad usarla. Era poco più di una comparsa nelle stagioni precedenti di Game of Thrones, diventa un protagonista in questa e nella prossima.

Arya Stark – 6: iscrive all’attivo due eliminazioni eccellenti come Walder Frey e Littlefinger e può essere felice anche per il ritorno a Winterfell. Ma troppo spesso il suo atteggiamento rancoroso e il suo costante ricercare soluzioni sanguinarie è apparso esagerato finendo per appiattire il personaggio in una sorta di serial killer che non sa ragionare, ma solo agire senza pensare alle conseguenze.

Theon Greyjoy – 5.5: sembrava che Reek fosse un brutto ricordo e, invece, era sempre lì. D’altra parte, lo si poteva leggere nello sguardo sempre basso e nel tono sempre flebile della voce. Un regredire che poteva però anche essere letto come coerenza di un personaggio che, in verità, non era mai stato eroico. Il finale di stagione, tuttavia, mostra l’intenzione di abbandonare la debolezza cronica e fa sperare che il futuro sia per lui meno anonimo.

Brandon Stark – 5: essere diventato il Corvo a Tre Occhi lo ha trasformato in un essere apatico incapace di provare una qualunque forma di sentimento perché isolato in un mondo tutto suo. Imperdonabili, quindi, le sue (non) reazioni nelle reunion con Sansa e Arya e soprattutto la sua ingratitudine verso Meera. Anche la lentezza con cui rilascia informazioni utili svelando gli inganni di Baelish solo alla fine e rivelando la verità su Jon solo ad un Sam che ha visto mezza volta invece che alle sorelle non aiuta a fargli guadagnare punti.

Petyr Baelish – 2: era il maestro degli inganni e il teorico del caos come mezzo per scalare la piramide delle casate e ambire all’agognato Trono di Spade. Invece, colui che era stato un po’ il motore immobile di Game of Thrones fallisce clamorosamente gli ultimi passi. Passa l’intera stagione attaccato alla gonna di Sansa (quando non sta appoggiato alla parete nella sala grande), ma più che un malefico grillo parlante sembra uno stalker molesto. Il suo piano mefistofelico si rivela una bugia bambinesca poiché sottovaluta sia l’unione tra Sansa e Arya sia, soprattutto, che con un Bran che vede tutto non è più lui ad avere la conoscenza che è potere. Soprattutto, muore piagnucolando come una femminuccia uscendo di scena senza nessun commiato all’altezza dei suoi usuali discorsi.

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In poche parole o quasi

Beric Dondarrion – 7: era una comparsa la cui utilità nessuno riusciva a capire ed ora è la prima linea di difesa contro gli estranei (ed ha pure una spada fighissima che in Game of Thrones aveva solo Thoros).

Bronn of Blackwater – 6.5: se ne sentiva la mancanza e lui torna con il solito mix di dialoghi sarcastici, battute pungenti, astuzia opportunistica e capacità in battaglia salvando anche Jaime da morte certa.

Sandor Clegane – 6.5: il suo essere sopravvissuto era sembrato un puro fan service fine a sé stesso, ma adesso ha recuperato una sua dimensione e una missione da compiere (far crollare la Montagna?).

Samwell Tarly – 6.5: guarisce Jorah, diventa erede di casa Tarly e quindi dei domini Tyrell, scopre il diritto al trono di Jon, ma tutto sembra spesso quasi casuale.

Olenna Tyrell – 6: ci lascia definitivamente (ed è una gran perdita per Game of Thrones), ma esce di scena confermando quanto impossibile sia averla vinta in una qualunque discussione con lei.

Tormund Giantsbane – 6: Jon lo manda a fare la guardia alla Barriera e lui può fare poco tranne partecipare alla missione suicida uscendone anche vivo in modo da poter ancora pensare a far figli con Brienne (credici).

Gendry Baratheon – 5.5: ha smesso di remare, si è costruito il martellone di famiglia e ha iniziato a correre prima di sparire di nuovo.

Brienne of Tarth – 5: ci si accorge della sua presenza quando Arya la sfida a duello e quasi la sconfigge, ma per il resto fa da contorno e poco più.

Yara Greyjoy – 5: doveva garantire a Danaerys il controllo dei mari e, invece, alla prima battaglia viene sconfitta e catturata e chi la vede più.

Lord Varys – 4.5: c’era anche lui e non ce ne siamo accorti, mentre lui si è accorto solo che non conta più niente.

Ellaria Sand – 4: il voto non è tanto a lei quanto a tutta la gestione di Dorne (e alle Vipere che si fanno battere alla prima occasione seria) che scompare dalla storia senza che si sia mai capito cosa succedesse da quelle parti.

 

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