Orphan Black

Orphan Black e un felice addio: Recensione della Quinta Stagione

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E vissero tutti felici e contenti. La frase iconica con cui si chiudono tutte le fiabe è dopotutto il miglior modo per riassumere in poche parole la quinta stagione di Orphan Black. Sintesi estrema che tralascia il come si è arrivati a questo happy ending, ma che è anche la più giusta chiusura per una serie che saluta definitivamente i suoi fan con un ultimo giro di giostra del Clone Club. Niente più Sarah, Helena, Cosima, Allison. Niente più Felix e Siobhan, Art e Donnie. Niente più Dyad e Neoluzionisti, Castor e Leda, Rachel e Susan Duncan, P.T. Westmoreland e Virginia Coady. Niente più Orphan Black.

Orphan Black 5x10E pluribus unum

Fedele alla sua natura più appariscente, la serie si regala un’ultima stagione che esalta quella che è sempre stato il tratto distintivo di questi anni: il ritmo frenetico. Non ci sono momenti di pausa in questi dieci episodi come pochissimi sono stati gli andamenti rallentati e i tempi morti nelle quattro stagioni precedenti. Orphan Black è sempre stato un prodotto che è partito da una premessa fantascientifica (ma neanche troppo a giudicare dai recenti progressi della medicina) quale è la clonazione umana, ma ha deciso di non esplorarne i risvolti etici o le implicazioni morali.

Se si esclude la prima stagione con il comprensibile spaesamento iniziale di Sarah alla scoperta del Clone Club, nessuna delle sestras è sembrata mai sentire il peso di questa loro unica condizione. Al contrario, Sarah, Allison, Cosima e successivamente MK hanno sempre accettato come un dato di fatto quasi normale il loro essere un caso unico. Non che siano mancati momenti di difficoltà, ovviamente, ma raramente sono stati legati a questa peculiarità. L’essere il risultato incredibile di un evento oltre ogni immaginazione ha permesso loro di andare oltre la proverbiale unione che fa la forza per diventare una involontaria metafora dei mille modi in cui si può declinare il concetto di essere facce diverse di una stessa storia.

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Un’ultima corsa con altri piloti

Quasi a voler rafforzare questo concetto, la quinta stagione di Orphan Black ha lasciato per lunghi tratti in panchina proprio le due sorelle che più erano state al centro dell’azione nelle stagioni precedenti. Se l’isolamento forzato di Helena era ampiamente motivato dalla sua gravidanza avanzata, è stato decisamente più sorprendente vedere Sarah restare a lungo nelle retrovie dopo un avvio in cui sembrava dover vestire ancora i panni della protagonista. Gran parte della storia è stata, infatti, portata avanti da Cosima e Delphine da un lato e dall’insolita ma efficace alleanza improvvisata tra Siobhan e Rachel. Una scelta che ha permesso di esplorare maggiormente personaggi di primo piano che spesso erano stati costretti a vivere nel cono d’ombra del duo Sarah – Helena o recitare la parte limitata dell’antagonista priva di un proprio background approfondito.

Per quanto possa sembrare irrituale costringere le protagoniste dello show ad abdicare parzialmente proprio nell’ultima stagione, la scelta coraggiosa è stata sia necessaria che efficace. Necessaria perché la lotta contro i Neoluzionisti e il loro leader Westmoreland richiedeva una preparazione scientifica e tecnologica che Sarah non poteva improvvisare e che invece ha permesso di dare un ruolo meno marginale anche a fedeli scudieri della serie come Scott. Efficace perché la velocità solita della serie non ne ha risentito riuscendo a mantenere viva l’attenzione verso una trama che si è svolta in maniera lucida sebbene forse troppo accelerata nel finale.

A guadagnarci, soprattutto, è stato il personaggio di Rachel il cui cambio di schieramento è arrivato non come un twist plot ex machina, ma come la naturale conseguenza dell’evoluzione di un personaggio che arriva a schierarsi con le sue nemiche di un tempo per dimostrare di possedere quell’autonomia e indipendenza che aveva sempre cercato. La sorprendente alleanza con Siobhan permette alla combattiva madre di Sarah di sconfiggere definitivamente gli avversari dando un ruolo coerente ad Adele, sorella di Felix che sembrava essere stata introdotta senza una vera utilità ai fini della trama.

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Dirsi addio senza dimenticarsi

Orphan Black si congeda dal suo pubblico lasciando al momento giusto. La serie aveva mostrato qualche pallido cenno di stanchezza nelle stagioni precedenti quando il gioco dei cloni rischiava di diventare pericolosamente ripetitivo. In questo senso, il non aver insistito sul dualismo Castor – Leda è stata una scelta accorta, ma altrettanto intelligente è stato ricollegare i resti di quell’idea alla stagione in corso per mantenere una coerenza narrativa che rende perdonabili alcuni sbagli del passato. Benvenuti sono, quindi, stati i ritorni di Virginia Coady e di Mark e Gracie che hanno anche permesso di dare il giusto riconoscimento a personaggi che hanno avuto un peso nella storia di Orphan Black. Come ben gestiti sono stati i flashback che hanno riportato ai tempi in cui le sorelle ancora non si conoscevano aprendo una finestra su un passato che giustifica il presente che abbiamo vissuto. E sempre assurdamente utile e pazzamente divertente è stata la comparata del più folle dei cloni, quella Krystal talmente stralunata da risultare paradossalmente efficientissima.

Significativamente, il series finale è dedicato completamente all’happy ending per il Clone Club con le sestras finalmente riunite e pronte ad andare avanti. Da questo punto di vista, anche i nomi scelti da Helena per i gemelli sono un doveroso omaggio a quel che è stato (con Art e Donnie che hanno svolto sempre il loro compito egregiamente) per partire verso un nuovo percorso per le sorelle, per Felix (un sempre eccelso Jordan Gavaris), per tutti quelli che hanno partecipato a questo viaggio. Perché quello che Orphan Black sicuramente lascia è una immensa Tatiana Maslany che è stata capace di interpretare in questi anni tanti personaggi diversi caratterizzandoli in maniera credibile e talmente naturale che quasi si faticava a credere che fossero tutti interpretati dalla stessa attrice.

Il Clone Club saluta per sempre i suoi fan. Addio e grazie per tutte le sestras.

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